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Blacksad: Under the Skin, la recensione

Quando la tua indagine inizia con un rinoceronte che vuole ucciderti, sai che non ti aspetta una buona giornata

Gli spagnoli di Pendulo Studios portano nel mondo delle avventure grafiche il detective nato dalle matite di Canales e Guarnido

Quando nel 2001 Pendulo Studios pubblicava in Spagna Runaways, il gioco che li avrebbe resi famosi, contribuendo per altro alla sopravvivenza di un genere in via d’estinzione come le avventure grafiche, allo stesso tempo sempre in terra iberica Juan Diaz Canales e Juanjo Guarnido stavano iniziando il loro capolavoro a fumetti, Blacksad. Ora, a quasi due decenni di distanza, Pendulo Studios e Blacksad si incontrano per trasformare le avventure noir del gatto antropomorfo creato dei due autori spagnoli in un’avventura grafica parecchio originale.

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1. Amate le partenze col botto

L’inizio di Blacksad: Under the Skin è di quelli che non si dimenticano. Nemmeno il tempo di prendere il controllo di Blacksad, investigatore privato perennemente al verde come il canone noir impone, che ecco fare irruzione in ufficio un gigantesco rinoceronte decisamente nervoso all’idea di essere l’oggetto della nostra indagine. Per evitare di finire alla schermata di game over al minuto uno bisogna uscire indenni da un rapido QTE a cui non si è certo preparati. Dopo di che, arriva subito il momento delle decisioni scomode: accettare i soldi dell’uomo e nascondere a sua moglie, e nostra cliente, il suo tradimento, o rinunciare ai soldi in cambio dell’integrità morale?

Come per un libro, l’incipit è una componente fondamentale di un videogioco e Blacksad: Under the Skin centra in pieno il bersaglio.

2. Non cercate la solita avventura

Come intuibile dal punto precedente, Blacksad: under the Skin non risponde alo schema classico delle avventure punta & clicca. In realtà, tuttavia, non rientra nemmeno nell’interpretazione più moderna del genere. Si potrebbe definire come un’interessante contaminazione tra vecchio e nuovo in cui fanno la loro comparsa elementi presi in prestito da altri generi. Da una parte dunque bisogna esplorare gli ambienti per andare in cerca di oggetti interessanti, ma il loro ritrovamento non li trasformerà in elementi dell’inventario. Dall’altra il giocatore è chiamato a compiere scelte morali attraverso i dialoghi a scelta multipla, in cui gli oggetti ritrovati possono trasformarsi in opzioni altrimenti non disponibili.

La possibilità che qualcosa vada storto e parta un QTE contribuisce a tenere alta la tensione.

3. Apprezzate i lampi di genio

Le informazioni raccolte da Blacksad non servono solo a costruire i dialoghi, ma finiscono anche archiviate nella sua testa per essere ricollegate in seguito. Le scritte sui muri della palestra, le impronte di vernice sul luogo del delitto, la scomparsa del pugile: sono tutti elementi di cui verrete a conoscenza nella prima ora di gioco e che potranno essere ricombinati in seguito nel flusso di pensieri di Blacksad per trasformarsi in intuizioni. Ma non è il solo caso in cui il gioco dimostra un approccio brillante. Altre situazioni normali vengono invece superate con trovate creative, come un flashback che può partire nel pieno di un dialogo condizionandone l’andamento.

Quel rinoceronte aveva delle civili rimostranze, ma con le buone maniere la discussione è stata riportata nel contesto della civiltà.

4. Avete un debole per il bel disegno

Blacksad è un monumento del fumetto per una valanga di motivi, ma la bellezza del tratto di Guarnido spicca su tutti gli altri. Ritrovarla intatta in Under the Skin è stato un vero sollievo. Gli artisti di Pendulo Studios sono riusciti a riportare in 3D la morbidezza e l’espressività degli animali antropomorfi che animano le avventure noir della New York del fumetto.

I modelli realizzati da Pendulo Studios riescono a rendere con efficacia la dolcezza e la sinuosità del tratto di Guarnido.

5. Siete appassionati del fumetto

Sembrerebbe una banalità, ma non sempre le trasposizioni soddisfano gli appassionati del prodotto originale. In questo caso però il materiale di partenza è stato trattato con tutti i crismi del caso. Basta uno sguardo allo studio di Blacksad per rendersi contro della fedeltà a cui si è attenuta Pendulo Studios. Persino personaggi già incontrati su carta proseguono le loro avventure all’interno del mondo digitale. Il dettaglio più interessante però è il tono maturo e adulto delle storie conservato nel passaggio da un medium all’altro.

È difficile tenere il conto delle volte in cui Blacksad si è ritrovato una pistola puntata addosso nel corso dell’avventura.

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1. Siete puristi del fumetto

Pur essendo di fronte a una trasposizione fedele, Pendulo Studios si è presa qualche piccola libertà che potrebbe far storcere il naso ai puristi. Su tutte, Blacksad possiede dei “poteri” che derivano dalla sua natura felina, collegati a vista, olfatto e udito superiori a quelli degli altri animali. Un dettaglio che produce effetti interessanti sul gameplay, ma d sicuro non presente nella concezione originale di Canales e Guarnido.

Nonostante il look cartoonesco il fumetto affrontava tematiche mature con modi duri: il videogioco è sulla stessa lunghezza d’onda.

2. La prima cosa che guardate sono le animazioni

Come già detto, da fermo Blacksad. Under the Skin fa una gran figura. Quando inizia a muoversi, però, cominciano anche i problemi. I limiti di budget di Pendulo Studios emergono prepotenti, e tutta la fluidità immaginata grazie alle linee morbide dei personaggi lascia il passo a movimenti goffi e impacciati, che non valorizzano per nulla la bellezza dei modelli.

La fedeltà con cui lo studio di Blacksad è stato riprodotto è al confine della commozione per un appassionato.

3. Odiate i controlli legnosi

Forse come diretta conseguenza del punto precedente, muovere Blacksad per lo scenario è come manovrare un elefante in una cristalleria: i gatti ce li ricordavamo più agili. Non è solo il senso di pesantezza il problema: spesso ci si trova a vagabondare come ubriachi all’interno di scenari tutto sommato contenuti solo per ritrovare il punto preciso che aveva attivato la comparsa del pulsante interagibile durante l’animazione. È vero che non si tratta di un action, ma anche un’avventura grafica risulta più piacevole se supportata da controlli il meno invasivi possibile.

È un vero peccato che l’incanto si rompa nel momento in cui i personaggi cominciano a muoversi per lo scenario.

4. La pulizia tecnica viene prima di tutto

Se oggi Blacksad: Under the Skin è un gioco giocabile, lo si deve ad una patch arrivata un paio di settimane dopo la release ufficiale che ha sistemato una valanga di problemi tecnici: glitch, parti mancanti e bug che costringevano a ripartire dall’inizio. La fase del disastro può dirsi superata, come dimostra il voto a fondo pagina, ma non tutto fila ancora liscio. Qualche glitch e qualche piccolo bug fanno ancora capolino qua e là, ma più in generale si nota una certa sporcizia e un senso di pesantezza nei caricamenti, anche all’interno dei menù.

Quasi si può sentire dalla foto la bellezza delle tracce jazz che accompagnano l’indagine di Blacksad.

5. Temete le scelte sbagliate

Come nel filone inaugurato da Telletale, anche in Blacksad. Under the Skin parte della trama è portata avanti attraverso dei dialoghi in cui il giocatore è chiamato a scelte morali. E anche in questo caso, il risultato finale è meno variegato di quanto appaia in corsa d’opera, scelta dopo scelta. La differenza, tuttavia, è che qui esistono scelte sbagliate, opzioni di dialogo (ma anche QTE) che se sbagliate conducono a un repentino game over. Nulla che non si possa recuperare al tentativo successivo, a patto però di sopportare il senso di fallimento che ciò porta con sé.

La consapevolezza che un dialogo sbagliato possa portare al game over, sommata al timer veloce, genera una certa ansia da prestazione.

 

 

Voto: 7

Produttore: Pendulo Studios

Distributore: Microids

Lo puoi giocare su: PlayStation 4, Xbox One, PC, Switch

 

 

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