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Bill Callahan ha ritrovato l’amore per le canzoni (e per tutto il resto)


Grazie a un album splendido e generoso – e canzoni di un'intimità brutale – il cantautore ha superato il blocco creativo alla grande

A volte la vita è semplice e non servono tante parole. Shepherd In A Sheepskin Vest di Bill Callahan è un disco meraviglioso, ascoltatelo se vi volete bene. Fine.
Ma siccome in Writing, la quinta traccia del suo ultimo album, Callahan dice: «It feels good to be writing again, clear water flows from my pen» ci cimentiamo anche noi in questa attività così tanto piacevole, seppure non a penna, perché non siamo così tanto romantici.

Bill Callahan invece sì, è ancora il romanticone di un tempo, con la sua voce baritonale e le strimpellate di chitarra acustica con cui comunica dal profondo dell’aura di solitaria severità che lo avvolge. Solo che nel frattempo sono successe un po’ di cose, tutt’altro che irrilevanti, anche per la vita di un navigato cantastorie: matrimonio e paternità cambiano la vita a tutti, Callahan incluso, che infatti nelle generosissime venti tracce del suo quinto disco da solista lascia intravvedere uno squarcio più profondo del solito nella suddetta aurea di severità. Come già accennato, racconta in versi e con inedita apertura sugli ingranati del suo processo di scrittura, il ritrovato approccio con la stesura di nuovi brani, dopo una lunga pausa, causata un po’ dal poco tempo e un po’ da un blocco creativo. In Watch me get married racconta appunto del suo matrimonio, ma è in Son of the sea che la vita domestica del cantautore viene sviscerata in tutto il suo realismo e in un’intimità quasi brutale, quella delle briciole rimaste sul tavolo dopo la colazione, del disordine routinario, dei dettagli più insignificanti.

Bill trascorre così le sue giornate, a fare il padre, a bere birra, a twittare, a sbrigare faccende, a strimpellare i suoi accordi in levare immaginando pescatori, cani neri sulla spiaggia, case di legno, i tramonti del Maryland, comodamente dal suo patio ad Austin e che cazzo, come biasimarlo?

Callahan è davvero un esemplare raro e sottovalutato, ci sarebbe tanto altro da dire, ma a volte la vita, così come la morte, così come l’amore, sono faccende semplici e non servono tante parole, mettete su questo disco e anche lavare i piatti vi sembrerà una scena poetica.

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