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‘Avengers: Endgame’, il canto del cigno fa piangere anche Thor

Il capitolo finale della saga è epica contemporanea allo stato puro. E segna la fine di un'era
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Avvertenza. I registi, i fratelli Russo, hanno chiesto a gran voce di non spoilerare. Ma non lo facciamo tanto per loro quanto per i milioni di fan degli Avengers in tutto il mondo, che dopo 11 anni, 21 film, altrettanti camei di Stan Lee e scene post-credit, hanno tutto il diritto di godersi il gran finale (perché è davvero un GRAN finale). Quindi nessuna anticipazione, promesso.

Avvertenza 2. Mettete un bel po’ di monete nel parchimetro perché l’ultimo capitolo della saga dura 3 ore. Sì, avete capito bene. 3 ore. È una specie di maratona di film Marvel compressa in 180 minuti. Ma fidatevi, nemmeno ve ne accorgerete, impegnati come sarete ad aggrapparvi alle sedie, a ridere e già, pure a piangere un po’. È inevitabile. Anzi ineluttabile, come Thanos (guardate e capirete).

Endgame inizia dove si era concluso Infinity War, dopo che il villain cosmico dal mento di velluto a coste aveva schioccato le sue enormi dita viola, spazzando via dalla Terra metà dell’umanità (compresa la metà esatta degli Avengers) e lasciando i Vendicatori a leccarsi le ferite. Ma Iron Man, Captain America e soci non si danno per vinti e grazie anche alla potentissima new entry, Captain Marvel, decidono di ri-affrontare il Titano, recuperare le Gemme dell’Infinito e, ancora una volta — l’ultima (sigh!) —, salvare il mondo, UNITI. Ci riusciranno? O falliranno, di nuovo? Basta, è tutto quello che vi anticiperemo, tranne che il martello di Thor non lo può sollevare solo Thor (ssshhh).

Nel 2008 con Iron Man (e un redivivo Robert Downey Jr. al suo meglio) il Marvel Cinematic Universe era letteralmente piombato sulla scena per dimostrare che si possono fare dei grandi film sui supereroi. Con i lungometraggi successivi non solo lo ha confermato, ma ha anche creato una vera e propria epica contemporanea basata sui fumetti di quel genio di Stan Lee, dove la tragedia l’action e la commedia si fondono indissolubilmente e in modo spensierato. Perché senza l’ironia, il dramma non è tollerabile. E questo è uno dei punti di forza della Marvel. In Endgame ci sono alcune battute davvero impagabili, courtesy of Downey Jr., Chris Hemsworth ma non solo. Vi ritroverete in piedi ad applaudire senza accorgervene.

Mai, MAI, si erano visti sul grande schermo attori di questo calibro tutti insieme, e tutti con ruoli ormai diventati di culto, presenze concretamente importanti per lo sviluppo della storia. Il boss dei Marvel Studios Kevin Feige, con la regia dei fratelli Russo e la sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely, li omaggia uno per uno, rivisitando alcune scene del franchise e mostrandoci il contrasto spesso divertentissimo ma anche emozionante tra ciò che i personaggi erano e quello che sono diventati: qualcuno ha detto Thor?! Tra parentesi, Chris Hemsworth dimostra ancora una volta di avere parecchia verve comica sotto gli addominali. E poi vedere il dio del Tuono piangere è qualcosa che non ci saremmo mai aspettati qualche anno fa. Ma è Robert Downey Jr. a meritare la standing ovation. Se la parola d’ordine è “cambiamento” il suo Tony Stark, che in pratica è il padre dei Vendicatori, vince su tutta la linea. E Captain America? Personalmente non l’ho mai sopportato, ma giuro che non solo vi farà commuovere, ma proprio singhiozzare.

Endgame non è perfetto, ci mette un po’ per arrivare al succo della storia, perché deve riprendere le fila della trama ma, una volta rimesso in carreggiata, tutte le storyline acquisiscono un senso e il film spacca. Non parliamo solo di una produzione monumentale, ma della chiusura perfetta (e nello stesso tempo di un’apertura verso il furuto), di una lettera d’amore per gli Avengers, con tutto quello hanno rappresentato per i fan Marvel e più in generale per il cinema contemporaneo. L’ultima parte è senza dubbio l’ora più incredibile e rilevante della storia del genere. È spettacolo sì, ma soprattutto un’impresa narrativa unica e irripetibile, dove il contenuto e le emozioni contano, anche più della forma. Anche i supereroi hanno bisogno di chiudere il cerchio. Da uno dei più grandi blockbuster di sempre era impossibile pretendere di più. Guardare Avengers: Endgame è un po’ come andare alla reunion delle superiori o al matrimonio del vostro migliore amico. Dopo i titoli di coda, niente sarà più come prima.

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