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‘Aquaman’ è un bel pasticcio acquatico

Nemmeno Jason Momoa e un cast di attori di supporto troppo qualificati possono salvare il personaggio dall'essere lo zimbello del DC Comics Extended Universe.

Aquaman è lo zimbello del DC Comics Extended Universe – e il film su di lui se la cava quasi solo per la confezione stravagante e appariscente, che è il suo asso nella manica. Non che questo supereroe sottomarino ne sappia molto di maniche: Jason Momoa sempre senza maglietta ma mai privo di humour interpreta Arthur Curry, a.k.a. Aquaman, come se fosse nato per brandire un tridente. Sì, non assomiglia per niente al personaggio biondo platino dei fumetti. Il suo fratellastro, il re Orm (Patrick Wilson), ci si avvicina di più, con tanto di un pizzico di malvagità alla Draco Malfoy. “Sono io l’Ocean Master”, dice Orm, serio e spassoso. Ok.

Ma, fermi, non saltiamo troppo avanti. Aquaman è diretto da James Wan, il maestro dell’horror dietro a Saw e The Conjuring, che qui libera il suo lato più leggero. Dà al film di 143 minuti una spinta propulsiva, che torna utile quando sembra che la trama non stia andando da nessuna parte.

Il film è una origin story sceneggiata da David Leslie Johnson-McGoldrick e Will Beall, che inizia con un uomo che fa sesso con un pesce. Ok. Il guardiano di un faro, Thomas (Temuera Morrison), che lavora a Amnesty Bay, nel Massachusetts, si innamora di Atlanna, la regina del regno sottomarino di Atlantide, quando viene trascinata a riva. A interpretarla, tra tutte le attrici troppo qualificate, è Nicole Kidman. E di lì a breve la coppia interspecie sta allevando un figlio, Arthur, finché la mamma non tornerà in mare per affari di famiglia. Quanto al bambino, viene lasciato a chiedersi se appartiene al mare o alla terra.

Sì, suona idiota – e spesso lo è. I dialoghi scritti con un pessimo orecchio non aiutano. Ma Momoa, che già ha nuotato in lunghi camei in Batman v. Superman: Dawn of Justice e Justice League, dimostra di avere i muscoli e il magnetismo per conquistare un intero franchise. Arthur può trovare il suo posto sotto il mare dove i titani combattono e cavalcano grandi squali bianchi? (Già solo l’immagine vi farà sorridere.) In acqua lo aiuta il migliore amico di sua madre, il consigliere reale Vulko (Willem Dafoe, tra tutti gli attori troppo qualificati), che insegna letteralmente ad Arthur come nuotare con i pesci. Ci sono problemi lì sotto. Re Orm vuole dichiarare guerra alla superficie – dove vive il suo fratellastro – per aver inquinato i sette mari. Ha ragione.

Il rovescio della medaglia è che il film impiega un’eternità per arrivarci, bighellonando su una storia d’amore preparatissima tra Arthur e una vivace sventola di nome Mera (Amber Heard), una principessa dell’oceano il cui padre, il re Nereo (Dolph Lundgren – è tornato! ), vuole sistemarla con re Orm. Lui è ben disposto, lei no. Invece, Mera e Arthur, flirtando nei limiti della visione adatta ai minori di 13 anni, fanno un giro nei sette regni sott’acqua. C’è anche una fermata nel Sahara per trovare il tridente dorato che dimostrerà che Arthur è il vero re se, fedele alla leggenda arturiana, può estrarre la spada dalla pietra. O qualcosa di simile.

Avete capito? Sì, anche noi non lo pensavamo possibile. Tutta la parte del viaggio, bella com’è colorata di corallo, può catturare solo fino ad un certo punto prima che sopraggiunga la noia. Per fortuna, Wan sistema le cose giusto in tempo. Alla fine, si scatena un’enorme battaglia. Le creature del mare sollevano un inferno d’acqua. I guerrieri si scontrano. E Arthur e Orm combattono per dimostrare quale dei due mamma amasse di più e stabiliscono una pace che può durare fino all’inevitabile sequel. Aquaman è un pasticcio di toni contrastanti e bonarietà senza vergogna, ma è un sollievo dopo l’oscurità dei supereroi del franchise negli ultimi anni. Ogni epopea dal budget esagerato, che trova il tempo di mostrarci un polipo che suona i bongo, per noi se la cava.