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Anderson .Paak: ‘Ventura’ è una splendida guida per far durare le cose belle

Dopo "Oxnard" dell'anno scorso, il prodigio del soul e del rap torna con un disco che affronta il concetto non-pop di come far durare le cose, dalle relazioni ai cambiamenti sociali

Se Oxnard dell’anno scorso era Speakerboxx degli Outkast secondo Anderson .Paak, cioè un incredibile album hip hop con i piedi ben piantati nell’RnB, allora il suo album fratello, The Love Below, è il nuovo Ventura: un eccentrico album RnB che strizza l’occhio all’hip hop.

Come ciliegina, Ventura inizia pure con un cameo memorabile di André 3000 degli Outkast, un inno alle relazioni fra adulti e i continui processi che ne fanno parte (invecchiare, tingersi i capelli, ecc). Il tutto su testi che passano dal trotto al galoppo, e poi alla velocità della luce.

La benedizione continua poi in Come Home, un lento incedere soul in cui Anderson si eleva al cielo fra cori angelici soul. È questo il tono che LP vuol tenere: una specie di opera dedicata al concetto non proprio romantico, non popolare, non sexy dello sforzo che bisogna fare a volte per creare qualcosa che duri, che resti nel tempo; che sia un cambiamento sociale o una relazione in salute.

Su Make It Better (feat. Smokey Robinson) ci ragiona chiaramente quando dice: “È più facile andarsene / che cercare motivi per restare”. Scegliendo la seconda opzione il cantante suggerisce a sé e al partner di “creare nuovi ricordi”, magari scambiando il solito letto con una stanza d’albergo per provare “nuove seduzioni e dare l’un l’altro nuove istruzioni”.

In Winners Circle, Sonny di A Bronx Tale partorisce la teoria filosofica delle “tre grandi donne della tua vita” che “si palesano ogni 10 anni”, mentre Paak emette versi percussivi contro un harem di coristi e assapora l’intermittente appeal dell’astinenza.

Jet Black invece non si astiene da nulla, e Paak e l’eterna rubacuori Brandy si sbaciucchiano poi nello splendido beat G-funk mixato da Dr. Dre. Con l’aiuto di Pharrell, poi, in Twilight affronta i piccoli dossi delle relazioni con un occhio che guarda più lontano e più in alto.

King James è invece una specie di canzone attivista, invocante Colin Kaepernick e il muro di Trump mentre rende omaggio a Lebron James, un uomo da sempre attento alle questioni sociali e alla comunità nera. Uscita due settimane prima dell’omicidio di Nipsey Hussle, amico e vicino di Paak, il singolo sfoggia una placida vibrazione mid-tempo su insegnamento degli inni sociali di Stewie Wonder o Curtis Mayfield.

In conclusione, i groove di Ventura sono davvero scintillanti, con una filicrana percussiva che zampilla come fuochi d’artificio lungo tutto il mix del disco. Un LP che azzecca vintage soul e moderna scienza dei beat, un mix elegante di duro e morbido. La palette di doti di Paak qui è sostanziale (batterista, autore, produttore, rapper, cantante) ed è una spiegazione dell’amore che gente come Dre, Pharrell, Brandy, Kendrick Lamar, Pusha T, Snoop e J Cole hanno dimostrato al 33enne, partecipando in un modo o nell’altro ai suoi due ultimi album.

L’output di Anderson .Paak finalmente sta venendo a patti con la sua ambizione. Ma per quanto siano stati ottimi i suoi dischi finora, è abbastanza chiaro nell’aria che il bello debba ancora venire.

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