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A letto con Ariana Grande

Nel nuovo 'Positions' la popstar parla di sesso senza troppi giri di parole. E musicalmente sceglie di rimanere in comfort zone

Ariana Grande ha preso alla lettera le parole del CEO di Spotify, che qualche mese fa aveva fatto incazzare quasi tutti i musicisti: «Non si può fare un disco ogni tre o quattro anni e pensare che sia sufficiente». In sintesi: i tempi sono cambiati per tutti, scordatevi i ritmi di una volta, sono diventati un lusso. E infatti ecco che oggi esce Positions, terzo album della Grande in soli tre anni dopo Sweetener, Thank U, Next e, se vogliamo, pure la colonna sonora di Charlie’s Angels, che conteneva praticamente quasi tutti pezzi suoi.

Se il primo, in cui ci sono pezzi come No Tears Left to Cry e God Is a Woman, ha rappresentato la rinascita dopo la tragedia di Manchester, il secondo è stato quello di Thank U, Next, di 7 Rings, del ritorno a una fase più sexy e frivola dopo la rottura con Pete Davidson.

Positions arriva invece in un anno strano, è stato scritto e registrato durante la pandemia, annunciato pochi giorni fa, e forse lo ricorderemo come il disco in cui Ariana si libera completamente. Ci riferiamo ai testi, in cui parla esplicitamente di sesso e positions, appunto. Ne sono esempio tracce come 34+35, che testa la vostra capacità di fare le addizioni a mente. Il risultato ve lo dice Ariana nell’outro del pezzo: «Means I wanna 69 witcha».

D’altronde, ripetiamo, il disco si chiama Positions, mica oratorio. C’è anche un’altra traccia, pov, il cui titolo sarebbe ispirato alla categoria di video che si trovano sui siti porno. Ma c’è pure nasty, traccia numero, 9, in cui Ariana canta «Like this pussy designed for ya… Don’t wanna wait on it tonight, I wanna get nasty». Un mood che riecheggia un po’ in tutto il disco, anche musicalmente, tra gli arrangiamenti e i cantati di Ariana, che saltella qua e là sui ritmi a cui ci ha abituato negli ultimi due anni. I brani sono infatti quasi tutti midtempo, e a un primo ascolto risulta difficile trovare una canzone che si distacchi di molto dalle altre. Tra quelle che colpiscono di più ci sono love language, con i suoi richiami Seventies, my hair e la traccia di apertura, shut up, in cui Ariana invita gentilmente gli hater a «stare zitti, perché sembrano stupidi». Ci sono tre featuring che provano a smuovere le acque, Doja Cat, The Weeknd e Ty Dolla $ign (quest’ultimo probabilmente il meglio riuscito), ma l’atmosfera resta decisamente comfort zone. Ariana rischia poco, e qualcuno potrebbe chiedersi perché dovrebbe rischiare, visti i risultati degli ultimi anni. Vediamo se il trick funzionerà anche questa volta.

Intanto qui sotto potete ascoltare Positions, che piacerà moltissimo agli amanti dell’r’n’b, a chi cerca un pugno di tracce da lasciare andare dritte durante una cena a due o, meglio, mentre si fanno le cosacce (anche se in questo periodo è difficile per chiunque non abbia un congiunto, lo so). Lo troveranno più monocorde i fan che hanno amato la sua collaborazione con Gaga, o quelli che sognano una nuova Break Free, una nuova Into You, eccetera. Ma quelli sono tempi passati, e chissà che farà Ariana la prossima volta. Non credo attenderemo molto per scoprirlo.

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