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070 Shake è l’Enya dell’emo rap

‘Modus Vivendi’, il debutto della rapper scoperta da Kanye West, è un album oscuro ma pieno d’empatia, scritto da un’artista che non sa scegliere tra sogni e realtà

070 Shake

Foto: Dan Regan

070 Shake, nome di battesimo Danielle Balbuena, 22enne di North Bergen, New Jersey, è apparsa sui radar del mainstream grazie a Kanye West e alle Wyoming Sessions, in cui ha interpretato lo spirito guida (e il superego) in brani come Violent Crimes, Ghost Town e Santeria di Pusha T. Figlia di un’immigrata dominicana, Shake è cresciuta ascoltando Lauryn Hill e i My Chemical Romance, e il suo flow è sia potente che delicato, a volte in inglese altre in spagnolo, con strofe che raccontano una donna fiera, forte, orgogliosa, coraggiosa e allo stesso tempo affamata, spaventata e autodistruttiva. Esattamente come gran parte dei suoi coetanei.

Modus Vivendi, il suo debutto, racconta desideri e spazi – esteriori e interiori – come la versione emo rap di Dark Side of the Moon. Le canzoni parlano di un’amante (probabilmente la modella Sophia Diana Lodato) e della stessa Shake mentre si guarda allo specchio. La performance può sembrare biascicata e drogata, e molte strofe scritte in passato facevano riferimento a depressione e suicidio (Mirrors e Sunday Night, il brano che ha catturato l’attenzione di Kanye). In Modus Vivendi, invece, l’atmosfera è più speranzosa, quasi beata. Avvolta dalle nuvole di synth di Under the Moon, Shake cerca una scossa mentre fissa il bikini di una donna. Daydreaming descrive una “mini-fuga” a bordo del sedile posteriore di una nave spaziale. I beat ricordano l’elettronica quasi new age di Synergy e Tomita, e mentre la loro Gardens in the Rain appare in Rocketship, Shake afferma che “la luna ti fa sentire meglio del sole” in frattali di vocoder.

Se Afrika Bambaata usava gli LP dei Kraftwerk e Ye i King Crimson, non dovrebbe sorprendervi scoprire che Modus Vivendi faccia venire in mente tanto Frank Ocean quanto Enya e i Pink Floyd. Anche quando si tratta dei sample, Shake ha scavato in profondità. Come Around è basata sul tema di Dharmatma, gangster movie di Bollywood del 1975, lo stesso usato da Jaylib in Champion Sound. Nel brano di Shake, invece, funziona da scheletro su cui si poggia un coro che implora “baby, I’m in need”. Una chitarra spagnola abbellisce Morrow, mentre The Diverse mescola ritmi turbolenti con le percussioni del maestro cubano Patato, accompagnato dalla fusion del chitarrista Justus West e dei tastieristi/produttori Mike Dean e Dave Hamelin. Il brano più impressionante, però, è The Pines, dedicato alla gelosia tossica, che riutilizza lo standard folk In The Pines, originariamente registrato da Leadbelly, che i Nirvana pubblicarono col titolo Where Did You Sleep Last Night?.

Nonostante sia nato nell’oscurità, Modus Vivendi è un disco ricco di empatia; Shake ha detto che l’ha scritto per confortare gli altri, per contrastare l’odio. Anche il singolo Guilty Coscience, che racconta un tradimento, suona come la versione synth-pop di un abbraccio. In fondo, questa è musica molto ragionata. Dopo aver affrontato il tema della mortalità in Terminal B, in cui dice che “nessuno è davvero al sicuro”, in Flight 319 l’atmosfera si fa intima come quella di un drink alle tre del mattino. “Ha perso il suo unico figlio, non aveva nemmeno tre anni”, dice Shake interpretando un astronauta “trattenuto dalla gravità” e cercando di offrire qualche forma di consolazione. È il suono del combattimento tra un realista e un sognatore, e in fondo la musica di Shake non è altro che questo.

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