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Vi presentiamo Sugar, uno dei migliori cani surfisti al mondo

Conosce la tecnica e cavalca le onde su una tavola da 700 dollari. «Mi ha fatto capire quali sono le cose importanti», spiega Ryan Rustan che ha trovato la cagnolina per strada e l’ha trasformata nella sua terapista

Foto: Jean Pierre Provo

Ha il volto ricoperto di tatuaggi, l’aria inquieta e una deliziosa cagnolina sulla tavola da surf che, insieme a lui, prende le onde migliori di Malibu. «Grazie a lei i bambini non mi guardano storto; più stiamo in acqua e più suscitiamo sorrisi sul volto di chi ci sta intorno», dice Ryan Rustan, surfista fuoriclasse, originario di Huntington Beach, e “papà” di Sugar, tra i migliori cani surfisti esistenti. Quando sono in acqua è sempre festa: il buonumore che trasmettono fra le onde è pari solo all’inspiegabile purezza che un quattro zampe può comunicare. E non parliamo di un animale che è stato messo sopra una tavola a casaccio, questa cagnolina sa esattamente cosa fare: se vuole guadagnare velocità cammina in avanti come i noserider di Malibu, se vuole rallentare fa un passo indietro; s’inclina, si tiene bassa e ha persino una postura elegante.

Sugar è l’unico cane al mondo ad avere uno sponsor e la sua shortboard Lost in carbonio da 700 dollari fa una certa invidia sulla spiaggia. Ci sono le onde che cavalca da sola e quelle insieme al suo padrone. «Ne abbiamo fatte di belle, come attraversare da una parte all’altra il molo di Huntington con oltre 3 metri di onda», dice Rustan che ha 39 anni ed è nato lo stesso giorno di Sugar (14 giugno), solo tre decenni prima. La loro è una storia di redenzione, catarsi e amore infinito. «Sugar mi ha insegnato a essere più aperto alle piccole cose che spesso siamo portati a ignorare. Non c’è terapista o tesoro al mondo che potrebbe darmi ciò che mi dà questa cagnolina. Spero che chi ci legge, sia ispirato a prendersi un trovatello e magari a portarlo in acqua con sé», dice Rustan che ha incontrato Sugar per la prima volta sulle strade di Oakland, vicino San Francisco. «Era piccola, spaventata, non aveva i denti di sotto; l’ho presa con me ma non pensavo di tenerla, non ne sapevo nulla di cani, non ne avevo mai avuto uno, eppure me ne sono subito innamorato».

Foto: Jean Pierre Provo

Prima di lei, Rustan ha dovuto fare i conti con una vita difficile sin dall’infanzia, quando a 7 anni gli venivano somministrate droghe pesanti come il litio per curare una bipolarità a sua volta causata da uno squilibrio chimico accumulato nel grembo della madre tossicodipendente. «Ero sempre arrabbiato, mi ribellavo a qualsiasi ordine e non ascoltavo nessuno. Ho sempre amato il surf, ma non è stato sufficiente a tenermi lontano dai guai». Un’adolescenza passata dentro e fuori prigioni e ospedali psichiatrici, circondato dagli amici sbagliati e dalla realtà sfalsata offerta dalle sostanze che assumeva. «Le droghe cambiano le tue percezioni e non ti rendi conto di avere un problema, resti inchiodato dentro il tuo cervello e ogni pensiero ne risente».

Quando è arrivata Sugar, Ryan era già sulla via della redenzione e della sobrietà, ma il suo spirito era ancora malato. «Prima vivevo sulla strada, di città in città e mi ero convinto che se avessi avuto il furgone e la ragazza dei miei sogni, sarei stato finalmente felice. Invece quando ho ottenuto entrambi, mi sono sentito peggio di prima e le mie crisi di rabbia non accennavano a diminuire: la fidanzata continuava a maltrattarmi e il furgone a rompersi». Così ha deciso di sbarazzarsi della ragazza, del furgone, e di tenersi Sugar. «Mi ha dato un senso di responsabilità che mi ha separato da tutte le stronzate che avevo attorno. Ho capito che era amore l’unica cosa di cui avevo bisogno, il tipo di amore che solo lei poteva darmi». Oggi Rustan adora la sua vita con Sugar così tanto da evitare relazioni sentimentali: «Non voglio cambiare nulla, voglio solo continuare a surfare con lei».

Discendente da una famiglia di surfisti, tanto che sua nonna si dilettava nello sport insieme al leggendario padre del surf moderno Duke Kahanamoku (da Malibu a Waikiki ci sono statue erette in suo onore), quando Ryan è sulla tavola con la cagnolina fa numeri spettacolari. Lo vediamo girarsi a 360 gradi e saltare da un lato all’altro della tavola come un ambidestro. L’idea di portarsi Sugar sull’acqua gli venuta durante un giorno passato nella piscina di amici: «Ho preso una boogie board, l’ho messa sopra e dato una spinta da un lato all’altro della vasca. Lei si è girata e mi ha lanciato uno sguardo come a dire: ok, tutto qui?!». Poi si è deciso a portarla nell’oceano, rigorosamente senza leash, la corda che si usa per non perdere la tavola e che potrebbe farle male in caduta.

Foto: Sunny Hunter

È dal 1920 che esistono filmati di cani sulle tavole da surf in California e alle Hawaii, e pare che un terrier chiamato Night Hawk fosse persino in grado di cimentarsi nella posa hang ten, ovvero quando si cavalca l’onda sulla punta del naso della tavola. Poi c’è stato Rusty, immortalato dal National Geographic nel 1944 e diverse trasmissioni televisive tra gli anni ’50 e ’60 hanno mostrato altri cani surfisti. Oggi il surf a quattro zampe è celebrato con numerose competizioni in tutto il mondo, in cui si giudica il vincitore dall’altezza e lunghezza dell’onda, e la sicurezza che mostra. «Sono pochi i cani che ci sanno davvero fare e troppo spesso alle gare ci sono padroni che pagano qualcuno per portare il loro cucciolo su una tavola al solo scopo di potergli fare una fotografia. Ma quello non ha nulla a che vedere con il nostro amore per l’oceano».

Per Sugar, che è stata introdotta nella International Surf Dog Walk of Fame presso il museo del Surf di Huntington Beach, hanno creato la nuova categoria “shredder”, che per chi non mastica il gergo surfistico si potrebbe tradurre in “distruggitrice di onde”. «La prima volta che ci siamo presentati a una gara», ricorda Rustan, «vedevo che tutti i partecipanti si posizionavano vicino alla riva. Io e Sugar invece abbiamo cominciato a remare verso il largo. Ci guardavano increduli, ma sin dal principio mi era chiaro che se avessimo dovuto competere ci saremmo dovuti lanciare su una vera onda-bomba». Così Sugar ha rivoluzionato il surf per cani, vincendo una moltitudine di trofei tra cui, per due volte consecutive, il più prestigioso che è il Purina Pro-Plan, trasmesso anche dalla tv nazionale.

Cos’è Malibu per Ryan? «Il posto dove mi sento più a casa. La gente è carina qui, è autentica; girano tutti con l’auto piena zeppa di tavole e storie da raccontare mentre a Huntington Beach, dove ho casa, si respira tutt’altra atmosfera. Certo che bisogna guadagnarsi la fiducia della comunità e rispettare le regole sull’acqua, altrimenti potrebbe anche finire in rissa se non a coltellate». Se l’onda è perfetta, la maggiore difficoltà a Malibu sta infatti nel sapere navigare attraverso la folla di surfisti in acqua. «Qui ho imparato a prendere le onde insieme agli altri e ciò ha cambiato la mia prospettiva su diverse cose della vita: ho capito che alla fine dei conti, la cosa più importante è l’energia generata e condivisa insieme agli altri».

Leggi qui la prima, la seconda e la terza puntata della rubrica Life on Mali.

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