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Siamo pronti per la nuova Kate Moss?

Da icona sex, drugs & rock'n roll a santona del contorno occhi anti-invecchiamento e dell’acido ialuronico, con video tutorial su YouTube a corredo: la supermodella più supermodella di sempre è (definitivamente) diventata adulta, e noi con lei?

Foto: David M. Benett/Dave Benett/Getty Images for Cosmoss)

Nel 2005, quando esplose il caso «Cocaine Kate», stavo con un tipo con tendenze vagamente catto-comuniste che rimase scioccato dalla notizia: ma come, ha pure una figlia! Che cretina! Spero che faccia pubblica ammenda! Io, più sbigottita dalla sua reazione che dall’atto in sé di farsi di coca insieme a Pete Doherty, sposavo il commento di Roberto Cavalli, che disse qualcosa tipo: «Be’, cosa credevate, che facesse colazione con latte e cheesecake?». Nella mia personale scala della pubblica vergogna, vivendo peraltro in una città dove tre quarti della gente che conosco non disdegna la milanesissima barella, drogarsi – per di più a trent’anni – manco rientra nella top ten.

Lei, sua maestà Kate – in un’epoca in cui ancora non esistevano i social media ma tenevano banco i talk show e le interviste contrite – fedele alla propria immagine non spiccicò parola e non si concesse a nessuno, decidendo di rilasciare soltanto una dichiarazione attraverso la sua agenzia, la Storm Models. «Mi assumo la piena responsabilità delle mie azioni. Mi rendo conto di avere diversi problemi personali da affrontare, e ho iniziato a fare i primi difficili ma necessari passi per risolverli. Voglio scusarmi con tutte le persone che ho deluso a causa di un comportamento che si è riflesso negativamente sulla mia famiglia, su amici e colleghi».

L’anno successivo, i tabloid di mezzo mondo riportavano che la supermodella aveva raddoppiato i guadagni, a dimostrazione del fatto che qualsiasi scandalo è «Fugayzi, fugazi. It’s a whazy. It’s a woozie»: non esiste, non attecchisce, non ha importanza, verrà dimenticato e perdonato. Soprattutto se, insegna Kate, sei tu la prima a non parlarne. Moss, che ha fatto del mutismo una ferrea regola di vita – una dea senza Instagram, una dea che solo non troppo tempo fa ha svelato la sua strana voce un po’ sgraziata – ha proseguito imperterrita a sfoggiare outfit che noi comuni mortali ci ostiniamo ingenuamente a voler replicare ma che no, non ci riusciremo mai; a stracciare abiti vintage di Dior alle tre del mattino; a organizzare feste pazzesche; a fumare come una turca e a bere come un’assassina; a rimbalzare con grazia e leggiadria da un musicista all’altro; a essere idolatrata da chiunque, ovunque, qualunque cosa facesse o in qualunque situazione venisse fotografata.

Kate Moss, insomma, era la rassicurazione vivente che il tempo non sarebbe mai passato, che non saremmo mai invecchiati, che non ci sarebbero stati il salutismo di Gisele, l’attivismo di Christy o il wellness di Gwyneth a dirci che non avevamo più l’età, che avremmo dovuto mettere la testa a posto e abbandonare gli stravizi di gioventù. Se lei, Kate, poteva continuare a illudersi d’avere venticinque anni, perché noi non avremmo dovuto fare altrettanto?

Avanti veloce fino al 2016, quando la nostra lascia la Storm Models dopo ventisette anni e, insieme alla sua (ex) agente Lucy Baxter, fonda la Kate Moss Agency, agenzia di talent scout – non solo modelli e modelle, ma anche cantanti, attori e ballerini – corredata di relativo profilo Instagram. È lei, anzi non è esattamente lei: è il suo brand, il primo step della trasformazione di Moss in un’azienda che approda anche su YouTube. Nel 2019 British Vogue ci porta a casa sua mentre Kate, maglioncino nero e skinny jeans, ci insegna a preparare un delizioso «Pollo arrosto con patate alla Kate Moss» (Elisabetta Canalis, scànzate). Gli amici invitati a cena commentano il risultato entusiasti – «Ce le ha davvero tutte, è pure brava ai fornelli» (Charlotte Tilbury); «La conversazione era piacevolissima e il pollo assolutamente squisito» (Edward Enninful) –, baci, abbracci, ma che meraviglia avervi qui a sbocconcellare le mie patate arrosto e i miei cavolfiori bolliti.

Ebbene sì, anche Kate Moss cucina – o, perlomeno, desidera farci credere di cucinare –, taglia patate, pela cipolle e infila limoni e rami di rosmarino nel sedere di un pollo: forse questo possiamo ancora accettarlo, forse non è la fine del mondo, forse si deve andare oltre una dieta liquida a base di champagne e gin tonic. Potevamo tollerare svariati sgarri da parte di Kate, un look uscito male, un close-up impietoso sulle zampe di gallina (ops!), un taglio infelice di capelli, ma il wellness no. E invece. Il primo settembre scorso ha debuttato Cosmoss, il brand di beauty che «attinge alla straordinaria esperienza della vita di Kate Moss: ogni prodotto è realizzato meticolosamente pensando al benessere, utilizzando sostanze efficaci e naturali. Ogni rituale apre una porta all’equilibrio, alla rigenerazione e all’amore». Bye bye sesso, droga e rock’n’roll; welcome nebulizzatori Sacred Mist (140 euro, alla faccia del sacro), nettari antiossidanti che fanno bene «alla pelle, al corpo, alla mente e allo spirito» (120 euro per 30 millilitri di pozione magica), creme, detergenti, tè per il risveglio e tisane per la buonanotte.

E così, dopo Gwyneth Paltrow, Kourtney Kardashian e Miranda Kerr, pure Kate Moss c’è cascata: meditazione, yoga, sobrietà, prendersi cura di sé stessi, di nuovo quell’odiosissima parola – wellness – panacea d’ogni male che affligge la società moderna. Folgorata sulla via del benessere, Kate rompe un altro voto, quello del silenzio (fatta esclusione per la testimonianza al processo Depp-Heard lo scorso maggio), e noi assistiamo inermi all’ennesima conversione, stavolta al video tutorial. Nell’ordine: In the Bag, My Life in Looks (munita di occhiali da vista), Kate Moss’s Guide to Cool-Girl Beauty, tutti per British Vogue, tutti fuori nel giro di manco un paio di settimane. Non ero pronta, non eravamo pronti, probabilmente nel profondo sapevamo sarebbe stato inevitabile, ma un passaggio talmente repentino dalla spensieratezza della gioventù alla serietà dell’età adulta ci lascia l’amaro in bocca tipico delle cose che cambiano e che vorremmo invece rimanessero immutate per sempre.

Non ci sono state (per ora) rifilate yoni egg per tonificare il muscolo pelvico o candele profumate alla vagina – no Kate, ti prego non lo fare, lì ci sarebbe un ammutinamento – eppure l’evoluzione di Moss da icona sex, drugs & rock’n roll a santona del contorno occhi anti-invecchiamento e dell’acido ialuronico ha il sapore della sconfitta o, meglio, di una presa di coscienza inevitabile: siamo diventati grandi. E diventare grandi, checché se ne dica, fa un po’ schifo – con buona pace dei licheni islandesi, del cannabidiolo e del retinolo che guarda che pelle splendente ti regala, signora mia.

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