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Sì, anche le donne usano Tinder per scopare

Lo so perché ho fatto parte di questa categoria e so di non essere l’unica, e non c'è assolutamente nulla di male

Joe Raedle/Getty Images

Caro Ray Banhoff, anche le donne usano Tinder per scopare. Lo so perché ho fatto parte di questa categoria e so di non essere l’unica: l’ho utilizzata in modo quasi compulsivo tra l’estate del 2015 – in seguito alla rottura dolorosa di una specie di relazione in cui io stavo con lui ma lui stava con un’altra –  e l’inverno dello stesso anno. Alcune amiche la usavano da tempo ed erano delle vere pro, quindi mi sono lasciata convincere e l’ho scaricata: le dating app sono il non plus ultra se si vive in posti come Milano, che è una città veloce e feroce, dove anche il sesso va programmato come tutto il resto.Se sgobbi minimo 8 ore al giorno e ci metti un’ora per raggiungere il posto di lavoro e altrettanto per rientrare a casa, il tempo restante deve essere contingentato e pianificato per poterlo dedicare ad amici, famiglia, altre relazioni e hobby. Se i CCCP fossero nati oggi, uno dei loro pezzi più famosi sarebbe “Scopare”: “produci, consuma, scopa” avrebbe cantato Giovanni Lindo Ferretti.

Qualche sera fa un conoscente mi diceva che la maggior parte delle donne specifica nella propria bio sulle dating app di non volere la one night stand, ma di essere alla ricerca di una relazione. E se invece quelle donne intendessero: not only one night stand? Nel senso che magari desiderano “non solo una botta e via” ma più botte ben assestate a cadenza variabile? Ne ho parlato col mio punto di riferimento in fatto di dating app, perché attorno a esse ha creato una foltissima community, la prima in Italia, ossia Marvi Santamaria di Match and The City, che nel 2018 ha fatto un sondaggio per provare a capire le ragioni che spingono uomini e donne eterosessuali a utilizzare le applicazioni di incontri.

“Ha partecipato un un numero esiguo di persone tra i 20 e i 50 anni rispetto ai reali utilizzatori di dating app, ma ho rilevato alcune tendenze. Per esempio la maggior parte delle donne hanno motivato il proprio uso per la ricerca dell’amore o di una relazione a lungo termine, mentre gli uomini per il sesso, anche a lungo termine. Ci tengo a sottolineare che questa indagine non si basa su un metodo scientifico, inoltre è stata realizzata due anni fa, probabilmente con la pandemia sono cambiate le regole del gioco”, mi ha detto Santamaria.

“Alla luce di questi dati anche io mi sono chiesta – senza trovare risposta – quanto abbiano influito bias e pregiudizi degli stessi intervistati nel rispondere. Davvero la maggioranza delle donne cerca l’amore sulle app? E davvero gli uomini cercano solo sesso? Non che ci sia qualcosa di male nell’uno o nell’altro, ma secondo me non sarebbe da escludere che ce la stiamo raccontando perché la società ci vuole così: donne romantiche e uomini predatori. Oppure anche noi [lei e me, che siamo sex blogger] guardando alla nostra bolla sex positive pensiamo che le donne che cercano liberamente solo sesso siano di più, senza pensare che la nostra bolla non è appunto rappresentativa della media italiana.”

Personalmente sono sempre stata molto pratica nell’uso di Tinder, al limite del cinismo. Dal mio punto di vista le dating app sono collettori di curriculum del rimorchio dove tutti siamo candidati e recruiter. Si tratta di vere e proprie piattaforme di selezione, il cui iter è uguale a quello di chi cerca e offre lavoro. Come ha ricordato proprio su queste pagine Ray Banhoff, non è un caso che siano state inventate negli Stati Uniti, patria del pragmatismo. Ottimizzazione di tempo e risorse, ecco perché a Milano impazzano e in provincia si fatica a usarle.

Si comincia con una preselezione su base fotografica ed eventualmente biografica, a match avvenuto si passa alla fase di conoscenza che inizialmente avviene in chat, dove ha luogo la prima distinzione d’approccio alla materia: quelli che chiacchierano lungamente per conoscersi un po’ prima di incontrarsi (se mai si incontreranno) e quelli che invece si accordano per vedersi appena possibile (presente!). Infine la fase 3, che – un po’ come la 2 per il coronavirus – è quella dove ti congiungi.

Che differenza c’è tra andare a bere con una persona conosciuta tramite Facebook o Instagram (dove si rimorchia che è un piacere) e Tinder? Almeno quest’ultima è palesemente dedicata all’incontro finalizzato a qualcosa, che sia sesso occasionale o una relazione, mentre su Facebook e Instagram spesso fingiamo che ci interessi quello che fanno le persone alle quali abbiamo passato in rassegna le foto per poi cercare un approccio goffo che porta in grembo un intimo desiderio: “conosciamoci!”, versione politicamente corretta di “scopiamo?”.

Notare come nella versione blandita il piglio sia deciso, entusiastico e nella versione esplicita invece faccia capolino il dubbio, la paura del fallimento. Chiedere apertamente di fare sesso è rischioso, soprattutto se si sbaglia il timing. Alla fine la seduzione è come la commedia: devi azzeccare il tempo giusto per fare la battuta, altrimenti fai un un buco nell’acqua o una figura di merda. Le dating app in questo sono un salvagente, perché ci si aspetta che si stia là per quello, tanto che alla fine diventa pure ridondante dirselo. Nonostante tutto ciò non è scontato, per questo stresso l’aspetto della trasparenza e dell’onestà sia verso sé stessi che verso il partner estemporaneo.

Il problema non sono mai i mezzi in sé, ma come li utilizziamo. Siamo capaci di essere sinceri con noi stessi e ammettere cosa vogliamo? Non c’è nulla di male a non volere nulla di impegnativo, come non c’è nulla di sbagliato ad avere delle aspettative in termini affettivi, ma questo prescinde dal nostro sesso biologico, dal genere nel quale ci identifichiamo e dal nostro orientamento sessuale.

L’uso che facciano di questi strumenti non è dettato da ragioni biologiche o fisiologiche, ma da agenti culturali ed è per questo che secondo me, sotto sotto, le motivazioni che ci spingono a utilizzare le app di incontri non sono quelle che dichiariamo ed è per questo che dobbiamo parlarne e provare a smontare questi modelli che ci opprimono.

Forse pensiamo che non ci tocchino, stiamo apparentemente bene così, e allora perché ci lamentiamo così tanto per come vanno le cose quando si parla di interazioni di natura sessuale o romantica? Sembra un disastro. Non ci capiamo e non riusciamo a comunicare, vale per tutti gli orientamenti.

Ci scontriamo sempre con la cultura: magari avremmo altre attitudini e interessi, ma ci atteniamo a modelli di genere e relazionali senza metterli in discussione o senza domandarci se è davvero quello che vogliamo, oppure ci poniamo alcune domande ma alla fine della fiera preferiamo comportarci come predica la norma.

Sarebbe così bello se utilizzassimo le dating app senza giudicarci e giudicare, ma solo per fare una scommessa con noi stessi, invece investiamo tempo ed energie in questo mercato del pesce virtuale senza sapere se siamo esche (“tinder” vuol dire esca in lingua inglese) o pescatori, un po’ l’uno e un po’ l’altro, più preoccupati a sembrare interessanti piuttosto che essere davvero interessati alle persone che vorremmo incontrare. È solo una “n”, ma la sua presenza cambia il senso del nostro essere.

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