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Raccontare cibo e vino andando al sodo: lo fa una nuova rivista, si chiama Tuorlo Magazine e ci piace parecchio

Abbiamo incontrato Luca Genova e Mirco Mastrorosa, ideatori di un nuovo progetto che tratta il ‘food & beverage’ in modo originale, democratico, anticonformista. Levando tutta la patina snob del mondo gourmet

Mirco Mastrorosa e Luca Genova, i fondatori di Tuorlo Magazine

Della serie: non tutte le pandemie vengono per nuocere. Luca Genova e Mirco Mastrorosa hanno chiuso il 2020 – l’annus horribilis che c’ha fatto riscoprire il potere taumaturgico del lievito e dei pantaloni della tuta – con un bel riconoscimento: la loro agenzia creativa House of Vino, sigla del gruppo The House Of, ha vinto il premio come “Best Wine and Spirits Marketing Agency” in l’Italia per i Food & Drink Award di LuxLife, magazine internazionale dedicato a lifestyle e luxury.

Nonostante le sfide e le complicazioni affrontate nei mesi scorsi, House of Vino, fondata nel 2017, è cresciuta, ha messo a segno diverse collaborazioni internazionali nel settore food & beverage, riuscendo a chiudere l’anno con un fatturato triplicato rispetto al 2019. Ma non solo: Luca e Mirco, che amano viaggiare, provare ristoranti, scoprire cantine, produttori e realtà meno note – tutte cose che, a pensarci, viene un misto di rabbia, tristezza e frustrazione – si sono inventati un nuovo magazine per raccontare a 360° le loro passioni, il cibo e il vino in particolare, ma in una maniera diversa, senza quello strato di polvere che spesso ricopre le testate di settore.

«Il tuorlo rappresenta il centro della vita, ed è anche uno degli elementi più importanti della cucina italiana: vogliamo riportare l’essenza delle cose, andare al sodo. Tuorlo Magazine è, sarà, un viaggio attraverso le eccellenze italiane: daremo loro un volto, una voce, narrando le storie dei protagonisti dell’enogastronomia italiana, i ristoratori, gli osti, i vignaioli, i produttori, i contadini e gli artigiani». Luca e Mirco, rispettivamente direttore creativo e direttore responsabile di Tuorlo Magazine, sanno che spesso, in Italia, parlare di cibo e vino si riduce a una mera questione di classifiche sui migliori locali e di interviste ai soliti chef noti. Ma oltre alle gambe, ovviamente, c’è di più.

«Non è tanto una questione di concentrarsi sul singolo ristorante, ma su quello che c’è dietro: i fornitori, il luogo, il progetto. Si tratta di un racconto valoriale che investe tutta la filiera: il ristorante non è che la punta dell’iceberg, e poggia su un sommerso che non sempre riceve l’attenzione e l’approfondimento che merita». Non ci si limiterà a contenuti editoriali (leggi, i classici articoli), ma verrà dato ampio spazio ai video – che poi, definirli “video” è un po’ riduttivo: girati con camere cinematografiche, sono più simili a mini-documentari – che vedranno coinvolti sia i protagonisti cardine dell’industria, sia personaggi iconici e leggendari che popolano il panorama italiano e internazionale.

L’obiettivo è generare una galassia di contenuti dove, attorno appunto al food & beverage, gravitano arte, cultura, lifestyle e attualità: lo stile, che è già intuibile dalla grafica di Tuorlo Magazine, non avrà quella puzza di stantio e di già letto che accompagna una certa idea di editoria, anzi. «Vogliamo avvicinare risorse fresche, smart e pop, per svecchiare la narrazione legata al cibo, al vino e alla cucina», rendendo dunque meno snob e talvolta respingente il racconto di un mondo che fin tropo spesso pare appannaggio di un’élite desiderosa di rimanere tale.

Tuorlo Magazine mira a dimostrarci esattamente il contrario: ogni aspetto legato al cibo o al vino ha la medesima rilevanza, e tutto può – anzi, deve – incuriosire ed essere raccontato usando un approccio originale, anticonformista, pure democratico. Ultimo, ma non meno importante, il fattore temporale: «Abbiamo deciso di lanciare il magazine durante la pandemia, in un momento storico complesso, pieno di difficoltà per qualsivoglia attività imprenditoriale, non a caso. Il nostro intento è di supportare le tante eccellenze del nostro Paese, e come possiamo dimostrarlo nei fatti se non raccontandole e dando loro il palcoscenico che meritano?». Un atto d’amore e di coraggio, insomma, nonché una bella impresa con cui iniziare il 2021. Magari proprio il buon auspicio che c’aspettavamo, e che ci meritiamo.

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