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Padre, perdonami perché amo Leone Ferragnez

Se sei un intellettuale non puoi confessare che ogni sera nel letto guardi le storie di Fedez, Chiara e Leone. Ma la verità è che lo fai e ti piace

Foto via Instagram/Fedez

Ogni tanto sento qualcuno che mi dice: “Oddio sto crollando. Lo sento. La sera prima di dormire guardo le Stories di Fedez e la Ferragni. Capisci? Butto il mio tempo”. Io sono uno che tiene i segreti e con me gli amici parlano. Tipo quelli sposati: “Sai mi piace una ma è una roba da niente”. E tre mesi dopo sono dall’avvocato. Così svelano questa perversione sui Ferragnez e sono gente laureata, gente che ha letto Dostoevskij, gente che fa cultura. Me lo dicono con quella punta di vergogna che nemmeno stessero parlando al confessore. Sacrilegio… ho guardato la bassezza.

Be’. Io guardo le Stories dei Ferragnez tutti i giorni. Sono troppo fottutamente pigro per essere severo con me stesso, preferisco assolvermi. Seguo Fedez e Chiara lo faccio solo per vedere Leone, il loro figlioletto. Adesso gli dei mi fulmineranno, Marx piangerà, Berlinguer si rivolterà nella tomba, De Andrè verrà a cercarmi per ficcarmi un paletto di frassino dal cuore fin giù nel culo. Ma è così. Flash. Appare Nanni Moretti in mutande che mangia la Nutella e urla: Banhoff di’ qualcosa di sinistra! Nada. Altro flash. Mio padre mesmerizzato in Gesù e poi in Mario Brega che sbraita: “Io non so’ comunista così, so’ comunista COOOOSI!».

Come a dire che se sei un intellettuale dovresti far la guerra a quel cazzone ricco coi tatuaggi nel collo e alla moglie. Hanno venduto il matrimonio ai giornali, hanno creato il brand Ferragnez, lei ora pubblicizza gli Oreo che fanno diventare obesi. Ma soprattutto hanno la casa a City Life, tirano su ospedali in tempi di Covid e sono pieni murati di soldi fino al soffitto. Non puoi dire che li invidi perché l’invidia da confessare è peggio dell’omicidio. Allora provi a screditarli.

I Ferragnez mandano in tilt ogni logica. Guardi le pose che si spara Fedez e pensi che uno così ha i milioni di euro. Solo a visualizzare la loro casa nelle stories ti prende male. Non avresti una casa così neppure se gliela occupassi. Non ci riusciresti a stare, con tutto quel soffitto alto, i pupazzi, il design, i giochi. Hanno il cuoco, cazzo. Ed è il padre di Fedez. La faccia di Fedez è ovunque tra un po’ fa soldi anche pubblicizzando il cibo per cani e ogni tanto ancora canta quelle robe imbarazzanti… perché ti imbarazzi quando lo senti cantare, ti vergogni per lui. Uno che sta sempre a petto nudo in casa per far vedere i muscoli. Dai!

Però… C’è un però. È sera. Sei nella tua casetta di provincia o di città, plausibilmente un quartiere di merda, hai passato il giorno di quarantena su Zoom: prima yoga, poi con degli stronzi patetici che usano un gergo vomitevole e messianico per metterti sotto (skills, skip, call, ape, impressions, kappa) e ti chiedi: ma come mai dopo due ore di quella merda non mi sono alzato e ho tirato fuori il cazzo di fronte alla telecamera? Così, solo per avere un attimo di rivalsa. Non ti dai risposta. Non si può tirare fuori il cazzo in riunione col capo. Perderesti il lavoro e si spargerebbe in giro la voce che sei pazzo. Finiresti emarginato dai tuoi simili che ti ripudierebbero come un appestato perché segretamente ti invidiano e perché platealmente devono dissociarsi. Finiresti a bere. Solo.

Così ti metti nel letto e scrolli un po’ il telefono. Un altro giorno è andato. Guardi le peggio cazzate, senza ritegno. Isole, falò, vip, meme, boiate. Ma sono tutte all’interno della tua scala di valori. Sei un nerd cool e guardi Sapore di Male, sei uno contro e guardi Zerocalcare da Zoro, sei un laico e guardi Il Terzo Segreto di Satira, sei un tamarro e guardi Mazzoli, sei un anarcoide e guardi Cruciani. Se sei uno con una certa cultura, magari che scrive, magari che ha pubblicato dei libri o cerca di farsi un nome in quel mondo di squali ti senti in colpa a scendere sul profilo di Fedez. Cristo, tutto, ma non Fedez e la Ferragni. Però mica puoi guardare Recalcati… altrimenti ammazzi qualcuno davvero.

Così non ci pensi e clicchi il profilo di Chiara. Ecco che sei in casa con Leone. Il bambino è simpaticissimo, bello, felice, amato. Fa spaccare da ridere. Fedez padre è dolcissimo. Gioca col figlio e fa di tutto per non viziarlo. Le stories di lui e il bimbo che fa scuola rap fanno spaccare dal ridere anche quelle. Il bambino preferisce la mamma in modo smodato, la ama. Fedez spesso viene escluso dai due e ci rimane male. Chiara è anche meglio di F, i suoi video fanno più ridere, si incazza sempre per gli scherzi che riceve e ne fa a sua volta. I due passano la quarantena a farsi scherzi pesanti e si amano come due ragazzini. Fedez la sfotte se si fa una maschera al viso o per i famosi piedi orrendi che tutto il web deride. C’è una complicità totale tra i due. Lei gli dice: “ti odio” e poi lo guarda innamorata. “Amore vaffanculo cazzo” è la frase che dice di più. A volte piange.

La retorica morale del proletariato invidioso che vorrebbe i figli dei ricchi fuori dai social, il privato nel privato, la privacy – che nessuno sa cosa sia – a dominarci, vanno a farsi benedire. I genitori di oggi mettono i loro figli sui social come quelli di un tempo facevano i filmini delle vacanze. I bambini giocano con Tik Tok, non succede niente se i bambini giocano su Tik Tok, ok? Fanculo i pedagosisti. Trent’anni fa dicevano che i videogames erano il male e ora si fanno i campionati del mondo dei videogiochi e gli studi ammettono che fanno bene allo sviluppo e alla fantasia. I ragazzini YouTubers di 9 anni fatturano milioni come i piccoli campioncini dei telequiz degli anni ’80 o gli enfants prodiges a loro volta. I famosi si fanno le Stories e hanno come una tv puntata su di loro h24. Ma ce le facciamo anche noi le Stories. Siamo tutti famosi alla fine. E se un mio amico mette le Stories del figlio non gliela meno allora perché dovrei menarla a Fedez?

Non mi piace Fedez cantante ma adoro Fedez padre. Cristo, è sano come padre! L’ho sentito dire a Leone: “perché piangi, impara ad affrontare le piccole difficoltà”. Una roba di una semplicità unica che se la dici al cenone di Natale in casa coi nonni che mettono in tavola il vino della Coop, mentre il marmocchio rovina la festa a tutti con le bizze, quelli ti fulminano l’anima. “Non parlare così al bambino” (quale… lui o tu?). Non capisco niente del lavoro che fa la Ferragni ma la adoro in versione compagna e mamma. È dolce, complice e ganza. I Ferragnez sono simpatici, le loro scenette mettono allegria. Il bambino è super, uno di quei bimbi che se è figlio di un tuo amico ci perdi la testa e pretendi che ti chiami “zio”.

Quindi lo ammetto: io sono pazzo di Leone Ferragnez e i suoi mi sembrano amici miei. Però coi milioni. Forse è ora che mi faccia un giro di amici milionari. In effetti ho sempre voluto la barca.

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