O la ami o la odi: in due parole, Gwyneth Paltrow | Rolling Stone Italia
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O la ami o la odi: in due parole, Gwyneth Paltrow

Compie 50 anni oggi una delle dive più controverse di Hollywood: colei che è riuscita a dividere l’umanità tra chi la stima follemente (e la considera una guru) e chi mal sopporta vederla persino in televisione. Perché con lei non c’è nessuna via di mezzo

Gwyneth Paltrow al 10,000 Small Businesses Summit organizzato da Goldman Sachs

Foto: Brian Stukes/Getty Images

Stavo per iniziare scrivendo che l’altro giorno mi è capitato di trovare Sliding Doors trasmesso su un qualche canale – uno di quelli in cui incappi solo se fai svogliatamente zapping in una serata in cui non hai voglia di vedere alcunché – ma poi mi sono detta: chissà quanti hanno già iniziato degli articoli su di lei partendo da quel film, chissà quanti hanno già letto la solita solfa, sulla solita Gwyneth. E, per cortesia: adesso non impuntiamoci sul fatto che, dietro una subordinata lunga un chilometro, alla fine ho davvero iniziato a parlare di lei citando Sliding Doors come tutti gli altri.

La verità è che, a cinquant’anni compiuti proprio oggi, Gwyneth Paltrow rimane la rappresentazione di quel tipo di persona che, a prima vista, o ti piace a prescindere, o poco sopporti dal secondo zero. Ed ecco che, come si era divisa tra chi schiaccia il tubetto del dentifricio a cazzo e chi lo arrotola con la precisione di un chirurgo, l’umanità (ora come allora) vede in lei un nuovo, ulteriore motivo di separazione.

Da una parte i pro-Gwyneth, che trovano irresistibile quella faccetta angelica di Shakespeare in Love (che le vale anche un Oscar e un vestito rosa di Ralph Lauren passato alla storia); quello sguardo a metà tra un cane bastonato e un’innocente ragazza della porta accanto quando è la volta di Sliding Doors (aridaje); quell’adorabile sorriso che fa di lei la tipa “bella dentro” in Amore a prima svista. Dall’altra, gli anti-Gwyneth, che sadicamente apprezzano la fine di Tracy, la mogliettina cara di Seven; che sbuffano quando entra in scena Pepper, la segretaria (arrivista, è ovvio) di Iron Man; che dicono: «Oh, no, come ha osato cantare quella cover di Bette Davis Eyes?» (in Duets, diretto dal padre Bruce). Suvvia, questi sono solo i fan di Kim Carnes a sostenerlo.

Ma d’altronde mica si può prendere la Gwyneth attrice e lasciare che le nostre impressioni  si cristallizzino dietro quel ruolo e quel film che per la prima volta ce l’hanno fatta amare o detestare. È infatti molto più salutare «nutrire il nostro aspetto interiore», per dirla nei termini delle prime newsletter di goop, il brand tutto wellness, meditazione e sniffate di candela all’odore di vagina (di Gwyneth, mi sembra ovvio) che dal 2008 ci dà modo di conoscere un lato più vero e legittimamente giudicabile della sua fondatrice-barra-santona.

Dismessi i panni dell’icona di stile (quelle mise Calvin Klein e Donna Karan, ah che meraviglia!), del punto di riferimento per i drastici cambi di look (quel taglio di capelli che stava bene soltanto a Miss Paltrow, accidenti alla sua mandibola superbamente pronunciata), della stella polare in fatto di beauty (quanta fatica truccarsi per sembrare struccate, quante vittime immolate sull’altare delle blackberry lips), Gwyneth chiude le sigarette in un cassetto – pur (sostiene) concedendosene una al giorno – insieme a una carriera che, forse, non avrebbe avuto più così tanti apici, e si butta a capofitto nel benessere magico.

Anzi, magico misto furbetto, misto fraudolento: miracolose uova di giada da inserire nella vagina, tanto miracolose da costarle una multa da centocinquantamila e rotti dollari da parte dell’Antitrust; adesivi Body Vibes da appiccicare sul corpo per riequilibrare le energie; consigli da Bignami della psicoterapia (uno su tutti: depressione e insonnia si curano camminando a piedi nudi sulla terra, perché è da lì che arriva l’energia del pianeta); vibratori da quindicimila dollari; mini-troni fumanti ove sedersi senza mutande per ripulire l’utero e bilanciare gli ormoni. Grandi verità o colossali prese per il culo? Paltrow fa spallucce e tira dritto, impartendo a seguaci e detrattori l’ennesima lezione: poco importa che ci crediate o meno, a me basta che se ne parli. E negli anni post-crollo dell’economia mondiale, i fatti (ehm, le vendite) paiono dar ragione a lei e alla sua aura luminosissima.

Nelle vesti di imprenditrice, Gwyneth non è più soltanto la faccia d’angelo o quella da schiaffi, bensì la prova vivente che l’aspirazionalità può e deve essere monetizzata. Per i pro-Gwyneth, è la fantastica guru che ti vende il repellente per vampiri psichici; che invita la guaritrice sciamanica Colleen McCann a parlarti degli straordinari poteri degli animali guida che, guarda!, puoi farti incidere su questo anello da quasi tremila dollari acquistabile sul sito di goop; che ti dice che la vera medicina è quella alternativa, credi a me. Il tutto mentre dall’altro lato iniziano a sbraitare gli anti-Gwyneth, perché è chiaro: Paltrow è una truffatrice tale che Wanna Marchi lèvate proprio, peccato solo non riuscire a ignorarla e non renderla puntualmente protagonista delle conversazioni davanti a un drink.

Insomma, non se ne esce più. Se lasciamo perdere la carriera di attrice e stendiamo un velo (non per forza pietoso) sul ruolo di santona del benessere, allora è magari nell’umorismo di Gwyneth che i confini tra amore e odio, ammirazione e fastidio, diventano sfumature di grigio. Ma poi ci si ricorda di quel siparietto tragicomico durante l’incontro beauty di Who’s In My Bathroom, la serie di Hailey Bieber dove Gwyneth è ospite e, tra uno smoothie e l’altro, ammette di aver conosciuto quel simpaticone del padre di Hailey (leggi: Stephen Baldwin) durante un film insieme, quella volta là. «Pensa se avessi avuto qualche storia horror su di lui», scherza Hailey. «Tipo, che mi sono scopata tuo padre in bagno?», rilancia Gwyneth ridendo, in un joke che fa tremare pure i cameraman. E mentre la padrona di casa, nonché figlia, risponde sfoderando un aplomb invidiabile, dalla curva dei pro-Gwyneth si alza il boato divertito, da quella degli anti-Gwyneth il silenzio del gelo assoluto. Ché, ammettiamolo: arrivati a questo punto, sarebbe stato più facile trovare un accordo sulla questione del dentifricio, che una sola cosa che facesse contenti tutti, su Gwyneth Paltrow.

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