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Un giorno con i nuovi B-boys in centro a Milano

Vengono da Rozzano (o, meglio, in gran parte da Marocco, Peru, Tailandia). Ballano ogni giorno, anche le domeniche e ogni volta bloccano la piazza

Una domenica pomeriggio dei B-boys "On The Road" (foto: Katia Lazzati)

Una domenica pomeriggio dei B-boys "On The Road" (foto: Katia Lazzati)

Arrivano da RozzAngeles. Quel tratto di hinterland che ricorda i sobborghi americani, tanta cultura street e ragazzi svegli. Come gli On The Road che da mesi fanno ballare il cuore di Milano: B-Boys, ma per un passante che sta lasciando delle monete sono semplicemente dei ballerini.

Spettacoli ogni giorno, anche le domeniche: niente festivi per chi si esibisce in strada, a meno che non piova. Loro sono bravi a vendersi. Sanno intrattenere, anche sull’arteria pedonale che solca la capitale economica d’Italia: riescono a distogliere dal pensiero del business l’esercito di uomini automatici verso gli uffici. Si fermano anche i turisti appena mangiati. Cappellini buttati per terra, casseforti a cielo aperto che raccolgono il ricavato.

Li ho scoperti ingiuriandoli. Rimanevo impigliato tra i loro troppi ammiratori e pompavano i tormentoni latini che mi danno i nervi. E invece ho appena scoperto che servono come intro per attirare i curiosi. Gli applausi continuano e anche il rumore di soldi.

Gli On The Road sanno essere pop in un genere troppo chiuso in se stesso, con un format breve, veloce e perfetto. Si va avanti a ripetizione, per una cinquantina di volte al giorno. Il pubblico di grandi e piccini si rigenera all’istante.

Bboys-10

C’è anche il momento thriller: il tailandese K1 vola su se stesso a 360°, correndo sulla parete e capovolgendosi. Parte il peruviano Johnny, che però nella gag di presentazione arriverebbe da Perugia. Spazio al marocchino Blako. Prima si scherniva con Johnny: i B-Boy di Casablanca sono meglio di quelli andini.

È importante arrivare da fuori, pure se sei italiano: i due Davide e Tony sono originari di Napoli. Alla fine un inchino e qualche battuta: «Se non avete monete, usate la carta, se no la carta di credito».

Pausa pranzo senza ticket. Da questi B-Boys emergono storie per nulla di serie B. Sono accenni a vite che ti costringono a diventare adulto in fretta. Questa è il paese che non viene mai rappresentato. Giovani italiani e nuovi italiani, insieme nell’esigenza di tirare su qualcosa e specializzarsi in ciò che piace e che dia da vivere. Un mondo che ignora Gasparri, i compromessi sindacali, il maglione di Marchionne e tutte le Leopolde. La strada non si aspetta nulla dagli imperatori che promettono dal tg.

Li ho scoperti ingiuriandoli. Rimanevo impigliato tra i loro troppi ammiratori

Passiamo al mercatino dei peruviani e al supermarket. Scambio di battute tra Blako e Davide. Il nordafricano accuserebbe l’amico di mangiare maiale. Ma lui gli risponde che non si deve permettere, che pure suo padre è musulmano e che lo lascia libero di cibarsi di ciò che vuole. I due però sono amici e pranzano fianco a fianco.

Nel gruppo anche alcune delle loro fidanzate, poco gelose delle fan. Sanno che fa parte del gioco, quando diventi attrazione pubblica.
Lo spettacolo riprende dopo neanche un’ora. Stessa sceneggiatura e freschezza del mattino. Di nuovo tanta gente che li osserva. Si coglie l’urgenza delle loro esistenze e tanta vitalità. La prova che anche dal cemento può nascere la poesia.

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