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Tutto quello che c’è da sapere sul Super Bowl

Justin Timberlake, Han Solo, Westworld, J.J. Abrams e la prima volta degli Eagles. Ma la vera trionfatrice della serata è Kylie Jenner.

Questo Super Bowl passerà alla storia per più di un motivo: è la prima volta che gli Eagles vincono da quando il Super Bowl è diventato il Super Bowl (sorry Pats, sorry Tom Brady). Justin Timberlake ha polverizzato ogni record e a soli 37 anni si è esibito per la terza volta durante l’incontro sportivo più atteso d’America. Nei trending topic su Twitter #SuperBowlSunday in USA è stato superato da #KylieJenner. Già, perché la più piccola del clan Kardashian, dopo mesi di reticenza sui social, ha scelto proprio la serata del partitone per annunciare la nascita della sua prima figlia. E questo vuol dire solo una cosa (che tra l’altro ci costa parecchio): Timberlake, Eagles spostatevi. Come gioca Kylie, non gioca nessuno.

Se siete stati distratti dal nuovo fiocco rosa nella famiglia più esibizionista d’America, ecco le 5 cose che dovete sapere di questo Super Bowl.

Justin is back

Justin Timberlake si è presentato sul palco dell’halftime show con una collezione delle sue hit, tra cui Suit & Tie, Rock Your Body, SexyBack e un estratto dall’ultimo album Man of the Woods. I 13 minuti di spettacolo sono iniziati nel backstage, dove Timberlake, nonostante gli evidenti problemi del mix audio, ha cantato alla perfezione il nuovo singolo Filthy avvolto da laser e fan in delirio; poi, sfruttando la bella coreografia pensata per Rock Your Body, si è spostato sul campo da gioco.

Dopo My Love e Cry Me a River, Timberlake è passato a un medley di lenti – ha anche suonato il piano in Until the End of Time -, e a una cover di Prince, I Would Die 4 U, cantata in una sorta di duetto con una proiezione digitale. «Justin voleva che il tributo a Prince fosse uno dei momenti più importanti dello show, quindi ci abbiamo lavorato parecchio», ha detto Nick Whitehouse, il creative visual lead della serata. «Alla fine ci siamo resi conto che l’unico in grado di cantare Prince… è Prince».

L’halftime show – il terzo della sua carriera, un record assoluto – si è concluso con Mirrors e Can’t Stop the Feeling, e senza incidenti come quello con Janet Jackson nel 2004. Niente siparietti hot quindi, ma le polemiche questa volta sono arrivate per aver utilizzato l’immagine di Prince. Dobbiamo ammetterlo però: Justin ha fatto un gran bello show.

Han Solo revealed

Come ogni Super Bowl che si rispetti anche questo ha sganciato una delle bombe cinematografiche dell’anno: il trailer di Han Solo, lo standalone movie sul contrabbandiere spaziale che Harrison Ford ha trasformato in un’icona.

Il teaser è breve, 46 secondi, ma ci mostra le prime immagini di Alden Ehrenreich, nella mission impossibile di dare un nuovo volto ad uno dei personaggi più amati della storia del cinema, mentre, giovanissimo, si candida ad essere “il miglior pilota della galassia”.

Il film ha avuto una produzione tormentata: i registi Phil Lord e Christopher Miller sono stati licenziati e Ron Howard ha preso le redini del progetto praticamente quasi alla fine delle riprese. Ma niente paura, da un prima occhiata lo spin-off è visivamente spettacolare.

C’è il Millennium Falcon, c’è Woody Harrelson nei panni di Beckett, il criminale di buon cuore mentore di Han, e una bellissima inquadratura da dietro di Solo con Chewbacca. C’è pure Emilia Clarke, la Madre dei Draghi di Game of Thrones. Ma a spaccare tutto sono i due secondi in cui appare Lando Calrissian, il braccio destro di Han, gloriosamente impersonato da Donald Glover. È proprio Childish Gambino, a.k.a. il creatore di quel gioiellino che è la serie tv Atlanta a rubare la scena, come testimonia con ironia anche il tweet di Paul Verhoeven, regista di Elle, Robocop e Basic Instinct. Bell’esordio Han, ma il Lando di Glover è semplicemente epico.

Westworld reloaded

Sul fronte serie tv lo spazio pubblicitario del Super Bowl lancia Westworld, che occuperà la finestra di aprile di HBO solitamente riservata a Game of Thrones. Lo spot, diretto dal co-creatore della serie Jonathan Nolan, combina scene della seconda stagione con riprese fatte ad hoc per l’annuncio.

Il trailer si apre sulle distese sconfinate del West con la voce narrante di Evan Rachel Wood, che interpreta Dolores, una degli androidi del parco divertimenti: “Guarda questo mondo … questo mondo meraviglioso … un mondo in cui puoi essere libero. Ma questo mondo è una bugia. Voi siete una bugia”.

Poi un toro meccanico distrugge gli ufficio della Delos Incorporated, proprio come avevano fatto Maeve (Thandie Newton) & C. alla fine dalla season one. E Wood continua: “Lo bruceremo e costruiremo un nuovo mondo. Il nostro mondo”.

J.J. Abrams a sorpresa

J.J. Abrams è il re delle uscite a sorpresa. Lo aveva già fatto un paio di anni fa con 10 Cloverfield Lane. E ora ha replicato con The Cloverfield Paradox. Ovviamente nessuno si aspettava il rilascio del film su Netflix subito dopo la fine della partita. Ma a J.J. piace stupire.

La pellicola si concentra su un gruppo di astronauti che devono affrontare alcuni misteriosi avvenimenti nello spazio: Ava (Gugu Mbatha-Raw) guida la squadra, mentre l’inferno si scatena a bordo della stazione.

Il film vanta un cast stellare che include David Oyelowo, Mbatha-Raw, Daniel Bruhl e Chris O’Dowd. Come sottolinea Ava DuVernay, la regista di Selma: nessuna anticipazione, attività stampa o pubblicità. Direttamente al pubblico. Insomma, J.J. rules.

La prima volta degli Eagles

Se l’anno scorso a rendere indimenticabile il Super Bowl è stata la rimonta nel finale dei Patriots, l’edizione LII rimarrà nella storia come quella della caduta degli dei. Nella notte New England, la squadra più vincente (e odiata) della storia recente della NFL, ha ceduto lo scettro alla più underdog delle sfidanti: Philadelphia, che diventa così la quinta città ad aver vinto il titolo in tutti i quattro grandi sport americani assieme a New York, Boston, Chicago e Los Angeles.

41-33 il punteggio finale a favore degli Eagles, nel secondo Super Bowl con più punti realizzati. Tanti i record frantumati, a cominciare dalle 505 yard passate da Tom Brady, il leggendario quarterback dei Pats, sconfitto nonostante la miglior prova di sempre. A conquistare la scena è stato il collega e rivale Nick Foles, che a inizio stagione non era nemmeno titolare e che un paio di anni fa, ha raccontato lui stesso, stava per cambiare mestiere.

È stata la partita degli attacchi stellari, e non quella delle difese, con New England quasi sempre sotto e i due quarterback a infilare un passaggio giusto dopo l’altro. Foles, Mvp della serata, ha persino segnato un touch down in ricezione al quarto down: nessun quarterback ci era riuscito prima in una finalissima. Philadelphia impazzisce di gioia: la città di Rocky Balboa, ancora una volta, ha abbattuto il nemico più grande e muscoloso. Con un tonfo assordante.

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