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Tutte le passerelle portano ad Altaroma

Un weekend nei backstage delle sfilate romane con i giovani designer protagonisti. Moda sì, ma sempre 'Rolling Stone' style.

Cosa ci facevamo ad Altaroma? Credeteci, per un secondo ce lo siamo chiesti pure noi. Perché insomma diciamocelo: la moda non è proprio sempre stato il core business di Rolling Stone.

Poi però ti ritrovi nel backstage delle sfilate dei giovani designer, quelli che negli scorsi anni sono stati finalisti di “Who Is On Next”, il progetto di scouting ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia. E che ci fa Rolling Stone lì non te lo domandi più, perché all’improvviso è fin troppo chiaro.

Il fermento e l’attenzione al dettaglio prima della sfilata, la tensione e il respiro trattenuto mentre le ragazze percorrono la passerella e, alla fine, l’entusiasmo e l’emozione con cui si abbracciano tutti dopo lo show. Tutto visto in esclusiva attraverso l’obiettivo di Fabrizio Cestari.

Modelle che corrono ai 100 km/h a cambiarsi tra un’uscita e l’altra, orchestre che suonano il brano-tema di Stranger Things, spruzzate di lacca che sembra di stare sul set di Grease. Ma soprattutto abiti fighissimi e facce fighissime di chi quei capi li ha creati. E che ha una storia fighissima da raccontare.

NOMEC’è Narguess Hatami (Miahatami) che ci porta alla scoperta del suo paese d’origine, l’Iran, e della Rivoluzione Bianca, un ambizioso programma di riforme che lo Scià Reza Pahlavi introdusse nel 1963. Anche SooJung Cha (Soocha) torna alle sue radici, confrontandosi con gli anni ’80, che in Corea del Sud furono il periodo della riconquistata libertà, passata però attraversi duri episodi di repressione militare.

Marco Rambaldi invece fa della liberazione sessuale dei primi anni ’70 il nucleo narrativo e anche il riferimento estetico della sua collezione, mentre Marianna Cimini parte dalla luce riflessa sulla tela di Claude Monet La Femme à l’ombrelle per raccontare una donna che va ben oltre il dipinto.

NOMEE se un Eden imperfetto rende più realistiche le figure angeliche di Davide Grillo, l’icona della golden age del cinema messicano Maria Felix è la musa di Riccardo Audisio e Yago Goicoechea, i creativi di Taller Marmo.

Ve l’avevamo detto: abiti fighissimi, facce fighissime, storie fighissime. Ne leggerete presto anche in edicola su Rolling Stone.

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