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Spike Lee e il video dei mondiali “The Game”

Il regista racconta le ispirazioni legate al suo corto e il collegamento con Michael Jackson e il documentario “Go Brasil Go”

Spike Lee e il video dei mondiali “The Game”

Spike Lee e il video dei mondiali “The Game”

By Kory Grow

Non appena Spike Lee ha sentito il brano di Kelly Rowland The Game, contenuto nella compilation a marchio Pepsi Beats of the Beautiful Game, non ha avuto dubbio: avrebbe girato un corto con quella canzone ambientato in Brasile. Il perché? “I mondiali!” esclama a Rolling Stone.

Lee e una piccola troupe si sono recati nella favela di Vidigal vicino a Rio de Janiero e li hanno girato la clip da 4 minuti intitolata Pixote Game. Il corto inizia con un ragazzino di nome Luis Eduardo Matos appassionato di calcio che riceve in regalo un pallone che lo poterà in giro per la città. Nel corso della clip la palla lo porterà dalle mani di un bullo di favela fino allo stadio da calcio passando per una spiaggia piena di percussionisti di samba.

Lee ha ammesso di aver tratto ispirazione da due film per il concept del suo corto: il film poliziesco brasiliano del 1981 Pixote e il corto fantasy francese del 1956 The Red Balloon. È il suo film preferito e si è detto felice di aver imparato che Pixote è una trasposizione portoghese di “peewee”. Il Pixote a cui si riferisce Lee è un omaggio all’attore Fernando Ramos da Silva che ha interpretato Pixote nel film diretto da Hector Babenco ucciso dalla polizia all’età di 19 anni. Ma in realtà è il secondo dei due film ad aver ispirato maggiormente Pixote’s Game poiché il ragazzino protagonista della pellicola di Albert Lamorisse attraversa Parigi seguendo un palloncino rosso.

Lee racconta:

Mi ricordo di quando ho visto quel film da piccolo a scuola e così nel mio corto invece che un palloncino ho deciso di mettere un pallone da calcio che lo portasse dalla favela di Vidigal a Rio

I casting sono stati facili per Lee che ha trovato il suo protagonista durante un provino pubblico a Vidigal. “Aveva la faccia giusta” dichiara il regista “ e sapeva calciare un pallone oltre a recitare un pochino.” Dopo aver concordato la presenza della madre durante ogni giorno di riprese, cosa che va contro ogni precetto che Lee insegna ai suoi studenti ossia di tenere i genitori lontani dal set, lo ha scritturato immediatamente. “Si è divertito un sacco durante tutte le riprese tranne che sul finale, era esausto dal correre su e giù” racconta Lee ridendo “ma ha dato il meglio.”

Riprendere un ragazzino appassionato di calcio non è stata l’unica ragione che ha portato Lee a scegliere il Brasile per il suo film. Per il video di Michael Jackson They don’t care about us il regista si era già recato a Rio che aveva trovato così piena di ispirazione e nell’ultimo anno e mezzo è stato impegnato nel documentario sulla storia del paese dal titolo Go Brasil Go.

“Il Brasile è stato l’ultimo paese del mondo ad abolire la schiavitù” racconta Lee che si aspetta di concludere il reportage prima delle olimpiadi del 2016 che si terranno a Rio. “Ho almeno ancora due viaggi da fare. Ne ho già fatti quattro ma preferisco aspettare che finiscano i mondiali e tutto torni alla normalità.”

Dal momento in cui Lee stava lavorando al Pixote Game in Brasile ha deciso di aggiungere alcuni riferimenti culturali alla canzone di Kelly Rowland scritta da Sia Furler. Memore dell’esperienza di aver inserito nuove tracce di batteria e una sequenza tratta dal gruppo Olodum a They don’t care about us, Lee non si è risparmiato dal fare lo stesso anche questa volta.

Mentre giravamo siamo venuti a conoscenza di questa incredibile scuola di samba a Rio chiamata Villa de Isabella con percussionisti incredibili. Così quando ho sentito la canzone della Rowland mi sono detto “perché non aggiungere della percussioni anche qui?”. Sono andato dal grande arrangiatore Tunico Da Vila e abbiamo registrato delle sessioni di batteria.
Nonostante la Rowland non fosse presente durante le riprese (“Dalle direttive ricevute da Frank Cooper era chiaro che questo non doveva trattarsi di un videoclip musicale” precisa Lee) si è detta subito d’accordo con le aggiunte.

È da momenti come quelli in cui Lee decide di aggiungere pezzi di batteria che si capisce il perché e l’importanza di girare nella favela come inizio di tutto.

Quello è il posto dove la gente vive. Non volevo girare a Ipanema, Copacabana o Lebon. Volevo mischiarmi con e tra la gente

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