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È scomparso Elio Fiorucci, esportatore della cultura pop italiana

Simbolo dell'esplosione della moda milanese, dagli anni Sessanta in poi. Amico e estimatore di Warhol e Haring, ha conquistato tutto il mondo con due angioletti

Elio Fiorucci è mancato nella sua casa di Milano

Elio Fiorucci è mancato nella sua casa di Milano

Elio Fiorucci è stato un ambasciatore pop.

Ha fiutato le tendenze dagli altri mondi e le ha rilette a suo modo. Ha creato un impero fluo, made in Italy ma internazionale. Partendo dall’attività del padre, dall’importazione di capi da Londra, ha sviluppato poco per volta una sua linea di produzione, che ha attraversato i continenti. Il logo? I due cherubini, iper riconoscibili e portatori di amore.

Vintage Fiorucci #studio54 invitation with performance by #madonna

Una foto pubblicata da Fiorucci (@fiorucci_official) in data:

Un sentimento puro e semplice, in contrasto con il mondo pop e giocoso, sovrappopolato e fracassone che Fiorucci stesso aveva fondato. Da San Babila a Londra, poi a New York. Elio Fiorucci è una macchina di creatività senza limiti.

Le sue influenze multicolor hanno toccato Keith Haring, portandolo a Milano a personalizzare il suo store, e Andy Warhol, ospitato a New York per presentare il suo magazine, Interview. Hanno toccato lo studio 54, creato il mito di Madonna, sono state osannate da tutto il mondo tra gli anni Settanta e gli Ottanta.

Fiorucci museum #keithharing performance

Una foto pubblicata da Fiorucci (@fiorucci_official) in data:

I suoi negozi diventano un bazaar di cianfrusaglie stilose, di erba finta animata da gnomi da giardino. Poi le faccende si complicano, il brand viene venduto. Fiorucci perde lo smalto che ha caratterizzato il suo marchio e si ferma a se stesso, autocitandosi senza crederci davvero.

Ma restando fino all’ultimo un punto di riferimento, raccontando in un milione di modi diversi la sua visione personale.