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Viaggio nel mondo dei tatuatori,
capitolo 9: Rudy De Amicis

Per lui il tatuaggio non è che lo sviluppo organico della sua passione per il disegno, la pittura, la letteratura, il teatro. L'abbiamo incontrato e intervistato

Rudy De Amicis, foto di Marco Annunziata

Rudy De Amicis, foto di Marco Annunziata

“Rollink Stone” è un osservatorio sull’universo del tatuaggio moderno in continua e turbolenta espansione. Marco Annunziata fotografo e contributor da Europa e California per Inked, Rebel Ink, Total Tattoo, desideroso per una volta di esprimersi nella propria lingua madre, porta sulle pagine di Rolling Stone le storie e i lavori di tattoo artists più o meno celebri, da New York a Termoli, passando per Copenhagen, dalle macchinette artigianali fatte con uno walkman, una spazzolino, una penna bic e una corda di chitarra, ai reality shows ultra milionari.

Molti tatuatori non sono solo tatuatori e quando non hanno la macchinetta in mano fanno mille altre cose. Per Rudy De Amicis il tatuaggio non è altro che lo sviluppo organico della sua passione per il disegno, la pittura, la letteratura, il teatro. Nonostante sia uno che preferisce parlare d’altro, l’abbiamo messo all’angolo e ci siamo fatti raccontare due cose.

Chi ti ha messo la macchinetta in mano?
Luca, un tipo che conoscevo, un benzinaio senza fissa dimora che si spostava da un albergo a un altro. Per trenta mila lire e un paio di birre mi costruì una macchinetta eccellente mettendo insieme non so come una penna di plastica, i pezzi di un walk-man e degli aghi da cucito. Se non mi sbaglio era il 1993 e faceva molto caldo.

Hai studiato da prete, eri solito appenderti e sei pieno di tatuaggio, che rapporto hai con il dolore?
Mi spaventa e quando lo sento mi fa male! Credo che il dolore sia la più importante arma di difesa di cui il corpo umano dispone per difendersi dal mondo esterno e probabilmente rappresenta il momento di più stretto contatto tra il nostro corpo e la nostra mente. Ognuno dovrebbe avere un rapporto complesso e profondo con il proprio dolore senza considerarne esclusivamente gli aspetti negativi.

Alcuni dei lavori di Rudy De Amicis

 

La gente che si taglia nei tuoi quadri cosa cerca?
Cercano se stessi oppure, forse, cercano qualcun altro attraverso se stessi. Altri invece si tagliano e basta.

Quali sono gli artisti visivi che influenzano maggiormente il tuo lavoro?
Se devo pensare a un artista visivo che mi ha sempre ispirato il primo nome che focalizzo è quello di Otto Dix. Guardo al lavoro di altri artisti con interesse ma probabilmente il mio lavoro è influenzato maggiormente dalle parole che leggo nei libri e dalle persone che incontro o che sento parlare di qualsiasi cosa mentre prendo il caffè e disegno sulle bustine di zucchero al bar.

Chi ti chiede un tatuaggio è un cliente o un collezionista?
Non vendo scarpe di lusso o automobili usate e nemmeno francobolli commemorativi stampati male. Chi mi chiede un tatuaggio sono persone con cui irrimediabilmente instauro un rapporto indissolubile e chi compra un mio quadro idem con patate.

Madrid, Termoli, Milano o New York?
Madrid per il cuore, Termoli per il mare, Milano per ora, New York forse per il secondo tempo.

Ok, partiamo. Metti in valigia 4 disci leggeri e 2 libri pesanti.
Washing Machine dei Sonic Youth, Lungo i Bordi dei Massimo Volume, Perpetuum Mobile degli Einstuerzende Neubauten‎, Wrong dei NoMeansNo. L’Unico di Max Stirner, Sillogismi dell’Amarezza di Emil Cioran e una raccolta di poesie di William Blake, di libri fammene portare tre tanto sono io quello che ne porta il peso.

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