Nicole Kidman, Kim Kardashian, Dua Lipa e le altre: non è un film, è la sfilata Haute Couture di Balenciaga | Rolling Stone Italia
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Nicole Kidman, Kim Kardashian, Dua Lipa e le altre: non è un film, è la sfilata Haute Couture di Balenciaga

Kim di nero vestita, Naomi in versione Maleficent/Regina delle tenebre, Dua Lipa con mini-dress giallo canarino, Bella in verde smeraldo, infine Nicole avvolta nell'argento: tutte guantate di nero, lentissime e serissime come sacerdotesse supreme di un culto modaiolo. L'ennesimo colpaccio di Demna Gvasalia

L'arrivo di Nicole Kidman alla sfilata di Balenciaga

Foto: Jacopo M. Raule/Getty Images For Balenciaga

C’erano Nicole Kidman, Kim Kardashian, Dua Lipa, Bella Hadid e Naomi Campbell: non è il cast di un film e nemmeno l’incipit della più classica delle barzellette, bensì il cast di tutto rispetto messo insieme da Demna Gvasalia – per gli amici semplicemente ‘Denma’ – per la seconda sfilata Haute Couture per Balenciaga, tenutasi ieri a Parigi.

La collezione Autunno/Inverno 2022-23 si è trasformata come al solito in un evento mediatico, in cui i vestiti sono passati in secondo piano (be’, mica troppo) rispetto all’entourage stellare messo insieme da quel geniaccio di Denma. Che stavolta ha voluto citare i défilé in atelier degli anni 50, con le modelle eleganti, rigide e compassate: provateci voi, d’altronde, a incedere con disinvoltura su quelle scarpe scomodissime dalla pianta larga, o anche a passare dalle porte con quel monumentale abito da sposa che sul finale ha creato non poche difficoltà alla povera modella, costretta a mettersi di lato per non incastrarsi ovunque.

Kim di nero vestita (un richiamo all’abito che la copriva totalmente, sfoggiato al Met 2021); Naomi in versione Maleficent/Regina delle tenebre; Dua Lipa con mini-dress completo di strascico giallo canarino; Bella in verde smeraldo, algida come sempre se non di più; e infine Nicole impacchettata nell’allumini… ehm, avvolta in un vestito argentato strascico-munito. Tutte guantate di nero, tutte lentissime, tutte serissime come sacerdotesse supreme di chissà quale culto modaiolo.

L’ennesimo colpo di Denma, insomma, uno spettacolo che solo lui può allestire: faraonico, sperimentale, sorprendente, a tratti intellegibile nonché vagamente inquietante. Chapeau, monsieur Gvasalia.