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Movember, fatevi crescere la barba.
Ma fatelo bene

Il mese di novembre cambia nome per raccogliere fondi e sensibilizzare sulla lotta al cancro alla prostata. Per supportare l'iniziativa, sarebbe meglio non farsi la barba per tutto il mese. O farsela bene. Abbiamo chiacchierato con il fondatore di Bullfrog, il barber shop che mancava a Milano

Billy Gibbons è il leader degli ZZ Top

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Cosa ci fanno in 20 metri quadrati un ex consulente di una multinazionale, un barbiere di Toronto e uno di Padova? Sembra l’inizio di una barzelletta, invece è quello di una storia di successo. Romano Brida, a 42 anni, non sapeva cosa fare della propria vita. «Ero consulente in una multinazionale, avevo mandato a casa gente più grande di me. Poco dopo sarei stato io quello da tagliare. Meglio andarsene prima, no?».

Prendersi un anno sabbatico per ragionare. Nel cassetto aveva pronto un business plan per un barber shop, un negozio che aveva addocchiato a New York. «Sembravano dei tatuatori. Avevano uno stile, raccontavano un mondo. Visto che il mio lavoro era fare i conti, li ho fatti. Quanto poteva costare aprirne uno?».

bullfrog

Dalla teoria alla pratica, nell’arco di un anno. Quasi fosse un hobby, senza ansie di prestazione. Brida si fa crescere la barba, si rimbocca le maniche. Punta verso Isola, il quartiere milanese nuovo punto di ritrovo dei biker.

«Ho iniziato a cercare una sede, ma non c’era nulla delle dimensioni che avrei voluto. Poi ho trovato questi 20 metri quadrati, al primo piano, e gli ha dato un nome, Bullfrog, ma non un’insegna. Ho pensato che potevano essere perfetti». Brida investe su quella stanza, portando i mobili da casa. Poi si mette alla ricerca, disperata, del personale. «Non è che non sapevo dove pescare le persone giuste: proprio non c’erano! Ho girato tutti i barbieri della città: nessuno aveva lo spirito che volevo. Non regalavano un’esperienza, non avevano una musica».

Ed è la musica, il rockabilly, a fargli conoscere Davide Cecchinato, da Padova, che lascia il suo salone per iniziare l’avventura Bullfrog. Poi chiama Tristan, un amico di amici che lavora in un barber shop a Toronto. Gli chiede di venire in Italia. E Tristan accetta. Incredibilmente, Romano Brida si trova con i suoi barbieri d’importazione. Il 7 giugno 2013, Bullfrog tira su la serranda, organizzando un party. Il quartiere si paralizza, ci sono tremila persone all’inaugurazione. «Chi avrebbe mai immaginato che un barbiere potesse portare tutta quella gente! Pensano che abbiamo chissà quale raccomandazione: ma la nostra forza è la gente che crede in noi. Sono loro che ci hanno portato fin qui».

Il bello di Bullfrog è che ha fatto delle sue imperfezioni una forza. «La nostra sede non veniva segnalata neanche dal Gps, fin dall’inizio lavoriamo solo su appuntamento e non tolleriamo ritardi, sette giorni dopo l’inaugurazione abbiamo chiuso per andare a un evento di settore… Eppure. La gente viene da noi perché rappresentiamo una sfida. Perché abbiamo importato uno stile che non esisteva».

Oggi Bullfrog ha tre sedi a Milano e si prepara ad aprire a Lugano. E in tutti i suoi negozi c’è sempre musica a palla. Ma non musica qualsiasi. «Sai cosa mi ha detto un cliente? “Vengo qui perché è l’unico barbiere in cui non sono costretto ad ascoltare canzoni italiane degli anni ’60”».

Questo articolo è pubblicato su Rolling Stone di ottobre.
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