Maurizio Cattelan diventa un billboard umano per Huawei

Huawei ha usato la testa (in tutti i sensi) dell'artista per lanciare una creative competition legata al nuovo P20 Pro.
Maurizio Cattelan per Huawei P20 - Foto stampa

Maurizio Cattelan per Huawei P20 - Foto stampa


Maurizio Cattelan è un venduto e non c’è complimento migliore che potessimo fargli. Sette o otto anni fa ha deciso che era arrivata l’ora di smettere di fare l’artista e allora come ogni pensionato che si rispetti ha comunque cercato di fare qualche lavoretto per rendersi utile: affitta la sua fronte.

In occasione dell’arrivo del nuovo device P20 di HUAWEI in Italia, il più conosciuto tra gli artisti italiani nel mondo ha deciso di presentarsi all’Accademia di Carrara, dove veniva insignito della carica di Professore Onorario, con una scritta poco sopra le sopracciglia che riportava, oltre al nome del modello in uscita, quello del nuovo contest dell’azienda cinese: Rinascimento Urbano.

Maurizio Cattelan per Huawei P20 - Foto stampa

Maurizio Cattelan per Huawei P20 – Foto stampa


HUAWEI ha usato la testa (in tutti i sensi) di Cattelan per chiedere agli utenti di segnalare luoghi urbani che hanno bisogno di riqualificazione e, tra questi, ne verrà selezionato uno nel quale verrà inviato un giovane street artist a sistemare le cose. Cattelan ha detto che non era la prima volta che si presentava in pubblico con scritte stampate addosso per promuovere qualcosa e che dopo un po’ ha capito questo poteva essere un buon metodo per appoggiare una causa buona e giusta.

D’altonde, non è nemmeno la prima volta che il nostro Re Mida tocca la pubblicità trasformandola in oro e consegnandola al mondo dell’arte contemporanea: basta pensare a “Saluti da Rimini”, quella campagna di affissioni che un paio di anni fa ha raccontato, tra sesso e religione, la città romagnola; oppure quando comprò manifesti e pagine pubblicitarie sui quotidiani locali di Bologna, in occasione delle elezioni comunali, con un semplice messaggio: “il voto è prezioso, TIENITELO”.
Ma questa ultima azione è forse in linea con una delle cose più interessanti realizzate da Maurizio Cattelan, e parliamo di quando nel 1993 viene invitato nella sezione Aperto, mostra dedicata ai talenti emergenti curata dal Direttore di Flash Art Giancarlo Politi nell’ambito della 46° Biennale di Venezia, la più importante kermesse artistica al mondo (quell’anno diretta da Achille Bonito Oliva).

Ancora una volta Cattelan si mostra irriverente e sprezzante, persino nei confronti di una Istituzione del genere: anziché esporre una sua opera, affitta lo spazio che ha a disposizione a un’agenzia, che ci piazza dentro una pubblicità di un profumo. Questa azione la chiama “Lavorare è un brutto mestiere” e scatena una discussione molto accesa nel mondo dell’arte.

Questa volta però c’è di più: Cattelan ha deciso di donare il suo compenso proprio all’Accademia di Carrara, che deve avere preso davvero a cuore. E lo diciamo anche perché per la prima volta Cattelan si è davvero presentato di persona, a differenze delle decine di volte in cui mandava altri a spacciarsi per lui (solitamente Massimiliano Gioni, divenuto ora uno dei curatori più importanti del mondo).
Questa donazione all’Accademia verrà utilizzata per finanziare ben 20 borse di studio e noi speriamo che tra chi ne beneficerà possa spuntare un nuovo Cattelan, dato che in giro c’è un po’ di mosciume.

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