Home Pop & Life News

L’arte fiamminga, l’università e i gol di Mertens: cartoline da Leuven

E poi Martin Margiela, l’uomo che ha rivoluzionato la moda negli ultimi anni. E un atlante molto speciale. Una rassegna delle cose più belle e note di Leuven, la città di Stella Artois

rolling stone per stella artois

C’è un filo che collega Napoli a Leuven, capoluogo della provincia del Brabante Fiammingo. È una scia di densa schiuma che dal Mediterraneo porta al centro delle Fiandre, e che ci riporta a una data precisa: il 1926.
In quell’anno, mentre la prima Stella Artois veniva messa in commercio, centinaia di chilometri più a Sud nasceva la Società Sportiva Calcio Napoli.
A ripercorrere (virtualmente) quel tragitto è oggi Dries Mertens, nato a Leuven, dove ha tirato i primi calci a un pallone.
Piccolo di statura, imprendibile palla al piede e capace di colpi da lasciare senza fiato, la sua carriera è stata un incredibile crescendo: dal Belgio all’Olanda, e poi l’arrivo a Napoli nel 1913.
Presto tra lui e la città è scoppiato l’amore: una vera e propria adozione, tanto che i tifosi lo chiamano Ciro. Da pochi giorni Mertens è diventato il terzo marcatore di tutti i tempi nella storia della società partenopea. Al secondo posto, a soli sei gol più di lui, c’è Diego Armando Maradona. Bisogna aggiungere altro?

Sapere qualcosa sull’infanzia fiamminga di Martin Margiela è un’impresa impossibile: non ha praticamente mai rilasciato interviste, tanto meno sulle proprie faccende personali. Ma una cosa è certa: a Leuven 62 anni fa è nata una delle più grandi icone della moda degli ultimi anni, un designer capace di rivoluzionare lo stile contemporaneo.
Margiela, infatti, è prima di tutto uno dei più grandi “pensatori” della moda, i cui confini ha contribuito ad allargare, inserendo elementi provenienti dalla cultura di strada, dal pop al punk. Dopo gli studi ad Anversa – in cui una trentina di anni fa nacque un fiorente movimento di stilisti -, nel 1997 viene nominato direttore artistico delle collezioni da donna di Hermès. Il suo obiettivo è cambiare le regole del gioco, e inizia con sempre maggior veemenza a “destrutturare” i suoi abiti. Apre la sua maison, collabora con Lady Gaga e altre star, contribuendo a delinearne l’immagine. La scelta di non farsi più vedere in pubblico rende ancora più iconiche le sue creazioni. I suoi lavori finiscono nelle più importanti gallerie. Qualche anno fa il ritiro definitivo, quello di un mito.

Leuven è una città che sa sempre stupire. A pochi passi dal Mercato Vecchio, il cuore pulsante della città, soprannominato il “bancone più lungo del mondo” per via della quantità di birrerie e locali specializzati nella spillatura, si trova M, il museo della città.
Già l’architettura della struttura, realizzata da Stephane Beel, è qualcosa di unico, con il suo mix perfettamente riuscito di elementi moderni e richiami alla storia medievale del contesto in cui è inserito. Ma il bello si trova all’interno del museo, dedicato all’arte fiamminga, di cui Leuven è una delle capitali indiscusse. Qui tra 1400 e 1500 hanno vissuto due maestri come Dieric Bouts e Rogier van der Weyden.
Il movimento fiammingo è stato uno snodo fondamentale per la pittura in Europa. Più di 600 anni fa gli artisti di quella terra perfezionarono la tecnica del dipinto a olio, portandola a livelli mai raggiunti. I loro quadri, che si possono ancora oggi ammirare nei principali musei del mondo, hanno prospettive uniche, rese perfette da un uso magistrale della luce. Sia nelle scene corali che nei tipici ritratti con la posa a tre quarti, il loro gusto per i dettagli rende quelle opere capolavori senza tempo.

Nel 1500 Leuven era una delle capitali della cultura europea, una città in eterno fermento e popolata di geniali artisti e grandi eruditi. Tra di loro anche Cornelius van Wytfliet, che nel corso del secolo tratteggiò alcune delle mappe più dettagliate tra quelle in circolazione. Una in particolare, dedicata alle Americhe, che per la prima volta conteneva una rappresentazione grafica della California.
L’atlante del cartografo fiammingo, realizzato in nove copie sul finire del ‘500, divenne molto celebre, una delle attrazioni della Biblioteca Reale di Svezia, che si era aggiudicata l’opera.
Fino a qualche anno fa, quando l’atlante fu protagonista di una storia molto particolare. Finì infatti trafugata dall’anziano bibliotecario della struttura svedese, che, si sarebbe poi scoperto, negli anni aveva fatto sparire e rivenduto decine di libri rari. L’atlante di Cornelius van Wytfliet fu ritrovato anni dopo, quando ci si accorse che era finito nella collezione di un rivenditore di mappe di New York, che lo aveva comprato da Sotheby’s a Londra nel 2003 per circa 100mila dollari, senza sapere da dove provenisse.

L’università di Leuven ancora oggi attira studenti da tutto il Belgio e gli altri Paesi europei, grazie a un approccio moderno e multidisciplinare, ideale per affrontare il mercato del lavoro complesso di questi tempi. Ma il punto di forza dell’ateneo è soprattutto la sua storia e tradizione, davvero unica.
La prima sede universitaria in città fu infatti aperta nel 1945 dal duca Giovanni IV di Brabante: era la prima università fondata in Belgio, e in poco tempo divenne una delle più rinomate d’Europa. Nel corso del 1500 fu la volta del Collegium Trilingue, prestigioso istituto universitario umanistico indipendente. Dal 1835, inoltre, l’Università Cattolica di Mechelen si è stabilita in città, prendendo il nome di Università Cattolica di Leuven. Guidata da un corpo docente composto in maggioranza da ecclesiasti, porta avanti un insegnamento rigoroso e ha formato alcune delle più importanti personalità del Belgio moderno e contemporaneo.

Leggi anche