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La Russia ha dopato oltre 300 atleti negli ultimi anni, secondo un’indagine

È stato pubblicato un report che svelerebbe un sistema statale e federali, sviluppato con il benestare del Ministero

Il team nazionale russo è salito sul podio di Sochi 33 volte. Più di chiunque altro. Foto: Pawel Maryanov

Il team nazionale russo è salito sul podio di Sochi 33 volte. Più di chiunque altro. Foto: Pawel Maryanov

La Wada (World Anti-Doping Agency) ha pubblicato i risultati di un’indagine indipendente condotta da Richard McLaren, professore di Legge alla Wester University canadese e ex membro indipendente della Wada, riguardo i possibili casi di doping “nascosto” (chiamato nell’indagine “Disappearing Positive Methodology”) durante i Giochi invernali di Sochi.

Il risultato dell’indagine è uno sconvolgente sistema di doping, che avrebbe coinvolto anche il Ministero dello Sport, i Federali e lo Stato stesso.

Il lavoro di McLaren ha infatti confermato tre punti fondamentali: che i laboratori di Mosca hanno operato per proteggere gli atleti russi dopati sotto le direttive di un infallibile sistema statale, descritto come la “Disappearing Positive Methodology”, che i laboratori di Sochi hanno messo in atto uno scambio continuo di provette per permettere agli atleti dopati di gareggiare ai Giochi e che il Ministero dello sport ha diretto, controllato e supervisionato la manipolazione dei risultati, con la partecipazione attiva dei Servizi federali, dei Centri per la preparazione sportiva e dei laboratori di Mosca e di Sochi.

McLaren, durante la conferenza stampa, ha detto di essere convinto “oltre ogni ragionevole dubbio” dei risultati.

Il suo lavoro ha identificato almeno 312 singoli casi di falsificazione dei risultati, partendo dal 2011 e arrivando fino ai Mondiali di nuoto del 2015.

L’indagine è partita dalle dichiarazioni dell’ex direttore del laboratorio anti-doping di Mosca, Grigory Rodchenkov, che, in un’intervista al New York Times, ha raccontato come dozzine di atleti russi fossero stati dopati con l’approvazione della autorità nazionali e che fossero poi stati nascosti ai controlli con un semplice scambio di provette di urina appena prima i controlli.

Il lavoro della Wada ha già fatto partire le prime richieste da parte di alcuni Comitati Olimpici nazionali (tra cui, a quanto pare, quello degli Stati Uniti) riguardo la possibile esclusione dell’intera rappresentativa russa dai prossimi Giochi di Rio.

Recentemente, anche la stella del tennis russo, e con lei parecchi altri atleti, è stata trovata positiva ai controlli.