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La birra belga è patrimonio UNESCO

Prima di esagerare con una delle 1500 varietà di birra prodotte tra la Vallonia e le Fiandre, ora dovrete ricordare di essere di fronte alla storia

La birra belga è patrimonio UNESCO

Alcune bianche, altre rosse, altre ancora al gusto di lampone o ciliegia, fino alle iconiche trappiste, lager, Lambic o Geuze. Una varietà impressionante, che nell’immaginario comune da sempre lega il Belgio alla birra. Rapporto che nel 2017 è stato riconosciuto ufficialmente dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, così come era già successo per l’arte dei pizzaioli a Napoli o la dieta mediterranea, rituali intangibili e secolari, tramandati per generazioni e custodi della tradizione di un popolo.

Infatti, se vi trovate a sorseggiare una tra le oltre 1500 birre prodotte tra la Vallonia, Eupen e le Fiandre, sappiate che vi trovate davanti a secoli di storia: un fil rouge che collega i monaci o i primi mastri birrai ai colossi mondiali di oggi, passando per le miriadi di festival che ogni anno attraggono orde di turisti appassionati della bevanda.

Un cammino che si trasforma in una mappa temporale, che dagli artigiani dei primi del ‘300 porta al primo grande stabilimento fondato da Sébastien Artois o all’Abazia di Westvleteren, da quando la birra e la sua produzione erano un segreto da tramandare fino agli oltre 6 miliardi di ettolitri esportati in tutto il mondo negli anni 2000. Un patrimonio immenso, in cui scorre l’anima del Belgio da centinaia d’anni, oggi celebrato in tutto il mondo anche grazie anche a Leuven e alla sua Stella.

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