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Furby, il peluche di culto, fa di nuovo Boom

Gli animaletti robotici si collezionano, si regalano ai bambini e non solo. Ma poi non si riesce più a farne a meno. Ce lo spiega un esperto d'eccezione*

Furby Boom

Furby Boom - L’ultimo uscito della grande famiglia di robot pelosi, impara, cresce e matura con il passare del tempo. Ha una memoria tre volte più grande del primo Furby, cambia personalità a seconda di come viene trattato ed è dotato di un’app gratuita per Android e iOS.

Quando collezioni giocattoli, la domanda che tutti ti fanno è sempre: “Ma che ci trovi?” oppure “Ma non sei troppo grande?”.

Se poi questi giocattoli sono animaletti robotici o virtuali, il sorrisino stampato sulla faccia è d’obbligo, soprattutto se hai più di trent’anni e non solo collezioni, ma scrivi di un giocattolo in particolare, ovvero Furby (come faccio io sul mio blog). Ma come si diventa addicted? Cercherò di spiegarvelo in questo breve articolo.

Le origini
Furby è stato creato nel 1998 da Dave Hampton e Caleb Chung. Il nome deriva dal mix tra Fur (pelliccia) e Ball (palla), letteralmente Palla di Pelo. I primi Furby possiedono 24 nomi e 3 diversi toni di voce, sono in grado di eseguire diverse combinazioni di movimenti di occhi, orecchie e bocca e dire fino a 800 frasi diverse. Inoltre possono interagire tra loro per mezzo di una porta infrarossi, posta sopra i loro occhi.

La lingua ufficiale di Furby è il Furbish, lingua inventata che comprende derivazioni dal cinese, l’ebraico e l’inglese, ma Furby col passare del tempo parla anche quella del Paese nel quale è stato distribuito (ad esempio l’italiano). Nel 2012 la Hasbro ha rilanciato Furby dotandolo di una memoria 4 volte maggiore rispetto al precedente modello degli anni 90, e di occhi con piccoli schermi LCD, che gli consentono di mostrare le proprie emozioni.

L’ultimo arrivato Furby Boom è il più divertente e sofisticato del brand: cambia personalità e voce a seconda di come viene trattato, può dire il triplo delle frasi della sua precedente incarnazione e ha perfino un’app per iOS e Android con cui giocare, controllare il suo stato di salute, nutrirlo con quantità industriali di cibi virtuali e soprattutto dà la possibilità di far nascere dei Furblings, cuccioli digitali con cui interagire o far interagire il proprio Furby Boom.

Nel mondo hanno trovato casa più di 45 milioni di esemplari, rendendo Furby l’electronic pet più venduto al mondo.

Shelby - Il fratello meno fortunato di Furby  uscì nel 2001, ma non bissò il successo del suo predecessore. Nel frattempo la Hasbro sbancò con le versioni “furbizzate”di Gizmo, E.T. e Yoda.

Shelby – Il fratello meno fortunato di Furby uscì nel 2001, ma non bissò il successo del suo predecessore. Nel frattempo la Hasbro sbancò con le versioni “furbizzate”di Gizmo, E.T. e Yoda.


Gossip
Furby ha più aneddoti di una rockstar. Si dice che l’ispirazione iniziale venga dal famoso mogwai del film Gremlins di Joe Dante, incrociato con un gufo (ma c’è chi giura una civetta) e un topo. Nel 1999 Furby fu bandito della NSA (National Security Agency) che gli vietò di entrare nei propri uffici, perché si pensava fosse in grado di “imparare”. Su una compagnia aerea, Furby apparve persino tra gli oggetti elettronici da spegnere prima del decollo.

Furby ha attratto nel tempo scrittori e studiosi: Bret Easton Ellis si è ispirato a lui per un personaggio del romanzo Lunar Park, e l’antropologa del cyber-spazio Sherry Turkle ha discusso l’attaccamento morboso degli umani nel libro Alone Together. Per finire, anni fa, un modello intermedio di Furby fece il suo ingresso nel 2005 al Museo della Scienza di Milano per l’evento di lancio del Furby Emoto-tronico. Nello stesso anno fu lanciato anche un cartone animato che ne racconta le origini, Furby Island, che catapulta il pet robotico su un’isola sperduta, minacciata dai soliti esseri umani avidi di soldi e successo.

Culto della rete
Furby ha avuto nel corso degli anni più forum, blog e gruppi di qualsiasi altro giocattolo al mondo (forse secondo solo ai Pokémon). Uno dei primi è stato mimitchi.com, che racconta la febbre degli anni 90 e la corsa nei mall per accaparrarsi l’ultimo modello raro di Furby. The Furby Fun House, ormai scomparso dal web, aveva un cimitero dove ricordare i propri robot passati a miglior vita. ALOF ha una sigla che ricorda un’associazione animalista, ma sta per Adult Lovers Of Furby, è un gruppo composto per lo più da over 50 che dal 1999 si scambiano opinioni sulle proprie collezioni, nonché ricette e storie di vita quotidiana. Per i fanatici dell’horror robotico esiste anche Furby Autopsy, che vi racconta come smembrare il robot parlante e vedere cosa c’è dentro.

Furby

Furby-Art
Le parodie su YouTube non si contano, ma c’è anche chi fa sul serio elevando Furby a fenomeno pop. L’artista e blogger giapponese Julie Watai gli ha dedicato la canzone Go Furby Go e un video a dir poco futuristico. Mega successo virale sul web sono le splendide cover degli album più famosi realizzate dallo svedese William Källback Winter sul tumblr Furby Living.

Proprio a William, in esclusiva per Rolling Stone, abbiamo chiesto di realizzare la sua “furb-version” del capolavoro dei Daft Punk.

*Simone Bisantino in arte Black Candy: dj e scrittore, sensibile al fascino dei giocattoli robotici

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