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Davvero vi state scandalizzando per gli 8 euro dell’acqua di Chiara Ferragni?

Se proprio dovete comprare quell'acqua, almeno prendetela in vetro. Perché qui il problema è un'isola di plastica grande come il Texas che sta galleggiando sull'oceano, non di certo una fashion blogger.

Ebbene sì, Chiara Ferragni ha firmato una collaborazione con l’acqua Evian. Il risultato, lo starete leggendo un po’ dappertutto sui social, consiste in bottigliette che costano 8 euro l’una, 72,50 euro la cassa.

Tutti indignati, perché non è possibile pagare così tanto il bene più sacrosanto e necessario al corpo umano, perché è un insulto alla povertà del terzo mondo, un insulto ai nostri nonni che andavano a prendere l’acqua al pozzo e che con un secchio ci lavavano un’intera famiglia di 16 persone eccetera eccetera e chi più ne ha più ne twitti. Verissimo, c’è veramente qualcosa di allucinante in tutto ciò. Ma non è di certo l’acqua di Chiara Ferragni.

Allucinante non è di certo una mera operazione di marketing, messa perfettamente a segno da qualcuno che già tutti i giorni vi vende acqua su un pianeta che ne è ricoperto per il 70%. E tra l’altro, la vende normalmente alla metà del prezzo, che comunque è una follia. E no, non è nemmeno perché si stanno indignando tutti con ai piedi scarpe da 500 euro e in mano telefoni da 1600 euro, che vengono conservati in apposite borse che nonostante la funzione basilare di contenere oggetti arrivano a costare, boh, 3000 euro?



La Kona Nigari è un’acqua imbottigliata da sorgenti di un’isola delle Hawaii, 100 piedi sotto il livello dell’oceano. Costa 400 dollari la bottiglietta da 750 ml, dovremmo scandalizzarci perché esiste un mercato di prodotti di lusso di cui l’acqua della Ferragni fa indubbiamente parte? No, l’unico fatto davvero allucinante, l’unica cosa che dovrebbe far indignare tutti ma di cui neanche un’anima viva sta parlando è che nel 2018 dopo Cristo vengano ancora commercializzate bottigliette di plastica.

Nell’oceano Pacifico in questo momento c’è un’isola galleggiante grande una volta e mezza il Texas che è composta da bottiglie e vari altri rifiuti di plastica. Il mar dei Caraibi è letteralmente invaso da schifezze, mentre Bali, che un tempo era un paradiso in terra circondato da un mare idilliaco, ora è un pezzo di terra circondato da buste e confezioni. Perciò, se conoscete qualcuno che stava fra gli indignati per i due centesimi delle buste biodegradabili di qualche mese fa e che soprattutto spenderebbe 8 sesterzi per 750 ml d’acqua solo per instagrammarla, non dico di farsi furbo, ma almeno suggeritegli la versione in vetro.

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