Cielo senza limiti: la storia dei “roofers” di Mosca

Quattro chiacchiere con quei folli ragazzi russi che si divertono a scattare le foto più rischiose al mondo
Cielo senza limiti: la storia dei "roofers" di Mosca

Cielo senza limiti: la storia dei "roofers" di Mosca


Camminando rapidamente, Ivan Kuznetsov conduce Kirill Vselensky e Vasilisa Denisova nel cortile di un edificio di trenta piani, situato nel business district di Mosca. Si gira di scatto e guarda, con un po’ d’ansia, se ci sono delle guardie di sicurezza. Non ne vede. Si fa strada all’interno del parcheggio sotterraneo, scendendo per un vialetto d’accesso. Sta cercando il modo per raggiungere il tetto dell’edificio.

Superate le macchine parcheggiate, il trio si dirige verso una porta di servizio. È bloccata, ma con una spallata decisa, si apre di scatto. Sono dentro. Facile, fino ad ora. L’hanno già fatto diverse volte.

Dietro la porta ci sono delle scale di servizio e dei lavoratori stanchi che non fanno caso ai tre giovani ragazzi che s’infilano in un ascensore per arrivare al 16° piano. Dopo altri 14 piani a piedi, arrivano finalmente dove volevano (ma dove non dovrebbero essere) … sul tetto. Una vista “illegale” di Mosca si estende davanti ai loro occhi: grattacieli incombenti e il fiume Moska che serpeggia nel cuore della città.

Ivan, uno studente magro, diciannovenne, con i capelli scuri e un’aria di beata incoscienza, si sporge sul bordo e sbircia la strada sottostante. “Cento metri” dice, valutando la distanza che lo separa dalla terra.

Vede un frammento di metallo che sporge da una balaustra. Senza alcuna imbracatura, corda o esitazione, ci sale sopra. Ci sono solo Ivan, un sottile pezzo di metallo e il cielo.

Ivan, Kirill e Vasilisa sono dei roofers, un gruppo di diavoli temerari che, furtivamente, si spinge in cima agli edifici più alti della Russia. Una volta in vetta comincia il vero divertimento: le loro acrobazie sfidano quasi la morte. Sospesi sulle punte delle dita, in piedi su una gamba sola,  queste follie vengono documentate con foto e video, e ricevono milioni di visualizzazioni su Youtube e altrettanti followers su Instagram (le loro immagini si possono definire i selfie più pericolosi della storia).

Cielo senza limiti: la storia dei "roofers" di Mosca

Ivan e Kirill – Foto Instagram @kirbase

Da vere internet celebrities, i roofers sono impazienti di trovare il modo per monetizzare tutta quest’attenzione ricevuta. Fin’ora i tentativi sono stati più difficili del previsto. Ivan vende foto di tramonti alle agenzie fotografiche inglesi, ma il massimo ricavo sono stati 8.500 rubli (circa 240$). Ogni tanto organizza delle cene romantiche sui tetti per coppie innamorate, infiltrati a cui offre una cena a base di zuppa tiepida e vista privilegiata. Ma non è sempre un’avventura positiva: “Se c’è molto vento in cima – spiega Kirill – capisci che le ragazze cominciano a dubitare del romanticismo della situazione’”.

Ci sono giorni più redditizi, assicura Kirill. Un’agenzia di pubblicità di Mosca l’ha pagato per riprendersi mentre mangiava un Chupa Chupa su un ponte di Vladivostock. Sfortunatamente, non c’erano Chupa Chupa in città ma questo non l’ha fermato. Si è arrampicato lo stesso in cima al ponte, con l’equivalente Cinese del mitico lecca lecca.

Poi c’è stata la volta, nel 2012, quando si è arrampicato su una torre di segnalazione a Mosca vestito da Spiderman per promuovere “The Amazing Spiderman”(Guarda l’impresa al minuti 1:33 nel video qui sotto).

Gli è stato anche chiesto di tenere una conferenza (tema: “I Tetti”) ad un gruppo di dirigenti della Nike (il gigante dello sportswear adesso gli omaggia i vestiti).

Ma Kirill, Ivan e Vasilisa erano roofers prima di essere famosi. I soldi sono una buona motivazione, ma non l’unica.

Perché andiamo sui tetti? Per l’adrenalina. Siamo drogati, non possiamo farne a meno. Se lo fai una volta è molto difficile smettere.

Ivan riflette per un momento: “Smetterò un giorno, quando avrò una moglie e dei figli. Non posso farlo per tutta la vita”.

Kirill, ventunenne e con più di 40.000 followers su Instagram, è d’accordo con Ivan, ma offre anche una spiegazione più romantica.

Da ogni tetto puoi ri-scoprire la tua città. Conosco molto bene Mosca perché la vedo dall’alto. Quando ero piccolo amavo andare a casa delle persone perché ogni finestra offriva una vista diversa. Era come avere una piccola avventura nella propria città.

Vasilisa, bionda e magra, con una risata contagiosa, dice la sua: “Io invece preferisco gli edifici più bassi”.

Cielo senza limiti: la storia dei "roofers" di Mosca

Vasilisa – Foto Instagram @kirbase

In Russia gli svaghi illegali sui rooftop non sono una cosa nuova, ma i roofers stanno portando questa tendenza a livelli estremi (non che al governo interessi molto).

“Nessuno ci ferma” spiega Ivan, con i capelli che svolazzano al vento, “anche se ci prendono, di solito ci lasciano andare. Non hanno voglia di perder tempo con i verbali”.

In lessico rooferese, la torre su cui ci troviamo è un bayan, significa che ha un tetto su cui si arriva facilmente. Kirill e Ivan sono specializzati negli edifici più alti e più rischiosi, anche se c’è voluto un po’ di tempo per sviluppare il loro coraggio. Ivan, che ha cominciato dopo aver visto delle foto di altri arrampicatori su internet, ha iniziato da un edificio di soli 12 piani. Da lì è passato a un edificio di 50 piani che gli richiedeva di salire lateralmente con un ascensore di servizio per percorrere il tratto finale. Un paio di giorni prima in un caffè di Mosca Ivan mi aveva confessato: “Le ginocchia tremavano. Ma sapevo che avrei potuto farcela”.

Quando non si arrampica sugli edifici, Ivan frequenta una scuola alberghiera. Ma non ha voglia di parlarne. Invece, tira fuori l’iPhone per mostrare le foto degli incredibili tramonti che ha scattato in cima ai palazzi, ed altre foto di lui, sorridente, su queste vette esaltanti.

Ci sono state delle occasioni in cui, Ivan e Kirill, però, sono stati “ripresi dall’alto” (tanto per rimanere in tema). Nel 2012, nei giorni dell’inaugurazione presidenziale di Putin, una coppia del FSB (il nuovo KGB) ha bussato alla loro porta. Non volevano arrestarli… ma solo intimare loro di stare lontano dai tetti per un po’.

Fino a che i roofers rimangono politicamente neutrali le autorità non li considerano una minaccia. Kirill racconta che durante la campagna elettorale per il sindaco di Mosca nel 2013, dei membri dell’opposizione gli chiesero di attaccare dei banner in giro per la città. Lui rifiutò: “Non condividevo la loro politica”. Questo avrebbe solo incoraggiato ulteriori visite da parte del FSB.

Per lo più Kirill considera la possibilità di arrampicarsi senza essere disturbato un’esempio della mentalità vivi-e-lascia-vivere (o lascia morire) del paese.

In occidente se scavalchi una recinzione, i passanti ti guardano male. In Russia invece, si possono fare cose illegali, basta non fare del male a nessuno. Questa è la mentalità della Russia. Abbiamo una società che se ne frega.

I giovani russi sembrano particolarmente esperti nel considerare le loro città luoghi per avventure estreme. I roofers fanno parte di una cultura urbana che comprende ragazzi che si addentrano nei tunnel sotterranei di Mosca o nelle fabbriche e nelle case abbandonate. Vasilisa ha esplorato anche la metropolitana di Mosca. È facile, spiega. Basta calarsi da una botola o saltare dalla piattaforma dei treni.

Un roofer ad Hong Kong - Foto Instagram @kirbase

Un roofer ad Hong Kong – Foto Instagram @kirbase

Ivan stima che ci siano circa 50 roofers seri in Russia, un paese più permissivo con questo genere di avventure poiché è molto più facile riuscire nell’intento qui che non altrove. C’è stato un boom dell’edilizia negli ultimi anni, e apatia e fatalismo sono molto diffusi. In questi nuovi edifici la sicurezza è molto bassa ed è nelle mani di guardie sottopagate e mal addestrate. Se vengono fermati, i roofers devono solamente pagare una multa di 500 rubli (pari a 14$). Quindi l’unico vero deterrente è la propria paura.

Per quanto ne sa Ivan, due roofers sono morti tentando le loro imprese. Uno è schiantato su un tetto di vetro a Mosca e un altro e scivolato da un tetto a San Pietroburgo. Non ci vuole pensare. Non se lo può permettere. “La certezza è la cosa più importante, se non mi sento sicuro non lo faccio”.

Ma anche lui ha avuto dei momenti di paura. A Shanghai, si è arrampicato con Kirill su una gru in cima alla Shanghai Tower. A 600 metri dal suolo è successo qualcosa.

Mi mancavano solo 5 metri quando si è acceso il motore della gru. Nevicava e ho pensato ‘Ora che faccio?’. Me la sono letteralmente fatta addosso.

È riuscito a scivolare lungo la gru in movimento e ha raggiunto la cabina dove ha trovato un operatore. “Ci siamo guardati per un paio di secondi” dice Kirill “lui mi ha fatto un cenno, io l’ho salutato e gli ho chiesto se potevo riprenderlo. Poi sono sceso”.

Oltre ad ignorare la legge i roofers, come altre sottoculture, hanno delle regole precise. Godersi la vista, provare un brivido e documentare le loro avventure. Stanno attenti a non rompere o rovinare niente (“almeno questo è quello che diciamo ai giornalisti” dice Kirill). Usano un loro slang. Oltre alla parola bayan c’è anche viselnik che significa “uomo impiccato” termine usato per un roofer che rimane sospeso sulle dita.

Il viselnik più famoso è un ucraino che si fa chiamare Mustang Wanted. Il suo video, qui sotto, ha avuto più di 5 milioni di visite su YouTube. Se si cerca “Mustang Wanted” su google, uno dei suggerimenti più frequenti è “Mustang Wanted Dead”, cosa assolutamente lecita guardando il suo video. Ivan definisce il suo rivale ucraino “un acrobata” più che un roofer. “È estremo, va sui tetti non per la vista o per le foto, ma solo per appendersi. Gli unici che lo chiamano roofer sono i ragazzini che non capiscono niente”.

Nonostante un approccio spensierato alla vita è chiaro che Kirill e Ivan considerano questo svago molto seriamente. Ascoltarli mentre pianificano una scalata è come assistere alla preparazione di un’operazione militare. “Devi studiare il territorio” spiega Kirill “vedere dove sono le guardie, le telecamere e le entrate. Ci si può arrivare da un’entrata sotterranea, come un parcheggio, oppure dall’alto? Ci sono tubi in o su cui si può strisciare?”. Di solito, il modo più facile per entrare in un edificio è anche il più semplice: “di sera solitamente scavalchiamo i recinti, le guardie di sicurezza sono distratte. Oppure di solito a quell’ora dormono”.

E sono proprio le guardie il più grande motivo di stress per i roofers.

La cosa che ci fa più paura, non è quella di cadere, ma quella di essere presi. Una sera ci hanno preso e ci hanno picchiato un pò. E quando dico un pò, voglio dire che ero completamente coperto di sangue.

Per motivi di sicurezza i roofers si arrampicano sempre in coppia e di solito con una ragazza al seguito. “Il team perfetto è due ragazzi e una ragazza” dice Vasilisa. “Due persone si possono aiutare a vicenda, e la ragazza sdrammatizza la situazione… e aiuta davvero”.

Prima del boom edilizio di Mosca, gli edifici più alti erano Le Sette Sorelle, grattacieli costruiti tra il 1947 e il 1953, dall’architettura gotica e moderna, ispirata ai grattacieli di Manhattan. Le Sorelle ospitavano non solo le elite politiche, ma anche la miglior università del paese e il Ministero degli Affari Esteri. Dalla cima dell’edificio di 30 piani su cui si sono appena arrampicati, Kirill, Vasilisa e Ivan vedono sei de Le Sette Sorelle, le stesse sei che i due ragazzi hanno già scalato.

Arrivare in cima alla sesta è un episodio di cui Ivan e Kirill vanno molto fieri. Sono saliti dall’interno della torre fino a che è stato possibile, fingendosi studenti che facevano ricerche sulle radiazioni. Mentre una guardia si è allontanata per bere “abbiamo sfondato una porta e siamo arrivati in cima. Quando siamo scesi la guardia stava ancora bevendo”.

De Le Sette Sorelle a loro manca la torre che ospita il Ministero degli Esteri russo. Ed è anche quella con più sicurezza in assoluto. Hanno provato una volta ad entrare dai tunnel sotterranei ma sono arrivati ad un veicolo cieco.

Giurano che un giorno ci arriveranno in cima. Giurano di conquistare anche la settima Sorella. “Abbiamo un piano” dice Ivan sorridendo.

Qui, alcune delle foto tratte dal profilo instagram di Kirill: