Home Pop & Life News

Ci siamo venduti al “Banco dei Pugni”

Les Gold è stato in Italia con suo figlio Seth (sì, quello che poteva morire) per presentare la nuova stagione del "Banco Dei Pugni", al via il primo maggio su DMAX

«Ah, prima mi hai chiesto cosa mi dà più soddisfazione fare nel mio tempo libero. Aspetta, ti faccio vedere». Les Gold, classe 1950, maglia bianca, giacca di pelle e immancabile catena d’oro, esce dal furgone dove abbiamo quasi concluso l’intervista: immediatamente il pubblico esplode in urla e applausi fragorosi. Alcuni sono in fila dalla mattina, hanno preferito non pranzare in cambio di un autografo o una stretta di mano. «Ecco. Questo è il mio più grande successo inaspettato, la cosa che mi dà più soddisfazione in assoluto. Dopo la mia famiglia ovviamente».

Intanto il figlio Seth, 34 anni, socio del padre all’American Jewelry and Loan, gli sorride fiero e divertito, «Anche per me, io sono eccitato almeno quanto loro!». Si vogliono molto bene, si vede lontano miglia. «Il lavoro però è sempre al primo posto – dice Les – spesso non ho tempo per fare altro. Mentre faccio palestra però ascolto molta musica, mi aiuta a rimanere concentrato e mi carica».

Les Gold e suo figlio Seth sono in Italia per presentare la nuova stagione del "Banco Dei Pugni". In foto la targa originale di 8 Mile che hanno autografato per Rolling Stone con una raccomandazione: "Stay Hardcore"!

Les Gold e suo figlio Seth sono in Italia per presentare la nuova stagione del “Banco Dei Pugni”. In foto la targa originale di 8 Mile che hanno autografato per Rolling Stone con una raccomandazione: “Stay Hardcore”!

Cosa ascolti quando ti alleni?
Soprattuto techno! (ride) O roba dance, mi piace la musica nuova, ritmata, mi tiene la mente impegnata e mi fa muovere velocemente. Per me la musica è energia. Mi piace molto Tiesto, è figo. Poi ovvio, sono cresciuto con i Beatles, il rock anni’70, e ovviamente con la musica della scena Motown!

Ho letto sul tuo libro che sei diventato un uomo d’affari prestissimo: a 12 anni compravi la pizza prima di andare a scuola e la rivendevi a fette ai tuoi compagni
Esattamente! Domino’s Pizza l’ho inventato io praticamente! (ride)

Come ti è venuta l’idea? Per necessità o per ambizione?
Nessuna delle due in realtà! Uscivo da scuola alle sei di pomeriggio, ero sempre affamato. Un giorno invece di aspettare di cenare a casa alle 8 mi sono preso una pizza. Subito un mio compagno è venuto a chiedermi una fetta. Il giorno dopo erano in due, poi tre, quattro. La settimana successiva mi sono presentato a scuola con due pizze, una l’ho venduta a fette ai miei compagni, l’altra l’ho mangiata da solo, ed era gratis!

Seth. Tuo padre sembra molto apprensivo nei tuoi confronti. Com’era quand’eri un ragazzino?
Sì, ha sempre avuto paura ci succedesse qualcosa, è molto protettivo anche adesso che sono grande, ma viviamo in una città pericolosa, è comprensibile! Ovviamente sono libero di fare quello che voglio, ma è sempre stato un po’ fra i piedi, specialmente quando ero piccolo! (guarda il papà sorridendo)

Dedicagli una canzone
Aahhhh! (ride) Difficile. Fammici pensare due minuti!

Les, stessa domanda. Vediamo se sei più veloce
Ce n’è una sola, We Are Family ovviamente!

Les. Hai compiuto 21 anni nel giugno del ’71. Brown Sugar dei Rolling Stones era prima in classifica. Te la ricordi?
Seth: aspetta, io la adoro! Questa roba piace molto più a me!
Les: Beh, sono cresciuto a Detroit negli anni ’70, Beatles, Rolling Stones.. Sono molto affezionato a questi gruppi, Kiss in particolare.

Avevo occasione
di andare a Woodstock
ma dovevo lavorare
al banco dei pegni

Woodstock, 1969. Avevi 19 anni
Ho avuto anche occasione di andarci ma dovevo lavorare al banco dei pegni! Credimi, è tutto vero, dei miei amici sono andati! Io ero al lavoro e gli ho dato buca!

Faresti la stessa scelta se potessi tornare indietro?
Certo. Sono sempre stato innanzitutto devoto al lavoro, credo che questo mi abbia reso una persona migliore. Anche se i biglietti per Woodstock costavano proprio poco.. j(sorride a Seth). No, farei la stessa scelta però.

Seth, ti fossi trovato allo stesso bivio?
Sarei andato a Woodstock ovviamente!
Les: Sei licenziato. (ridono)
Seth: No sul serio, mi piace troppo il rock vecchio. Quando ero piccolo mio padre mi ha portato a un concerto di Phil Collins, lì credo sia scattato qualcosa. Adesso io ascolto i Genesis tutti i giorni mentre mi alleno, mio padre preferisce Tiesto.

È abbastanza strano
Sì, strano, vero? Evidentemente sono io il più maturo fra i due! (guarda Les e scoppia a ridere)

Detroit ha sempre avuto una scena musicale molto attiva. Qualche big sarà passato dal vostro negozio prima che arrivasse la fama
Les: Ma passano ancora! Eminem, Jack White…tutti gli artisti della Motown ci capitano prima o poi. Jack passa abbastanza spesso a salutare, anche se adesso che i suoi dischi vanno bene non ha bisogno di vendere nulla.

Intanto un anziano dalla prima fila passa un elmetto della seconda guerra mondiale al presentatore: «Questo l’ho trovato a Montecassino, dove hanno combattuto nel ’44, glielo puoi dare per favore? Non voglio venderlo, voglio regalarglielo. Voglio che vada in America. Quando finiscono le interviste?». Il pubblico li adora letteralmente, non sta più nella pelle.

Ma Les Gold può fare tutto, come Chuck Norris, anche imparare la frase che lo ha reso celebre in italiano. Perchè dovete tutti ricordare che «suo figlio poteva morire»:

Ultima domanda, poi vi lascio ai vostri fans. Mi fate un autografo sulla copertina di Rolling?
Certo! Come ti chiami? (firmano il giornale)

Se adesso vi dicessi che lo voglio impegnare? Quanto vale una copia di Rolling Stone autografa dalla famiglia Gold?
Les: Beh, Rolling Stone è troppo figo, non è una domanda facilissima! Pensa che una volta mi è capitata in negozio una prima edizione, pazzesco. Ero tentato di tenermela per me. Per questo… Beh, posso darti 5 euro, non un centesimo di più.

Affare fatto

Ottimo! Grazie per l’intervista.. Ah aspetta (rovistano in tasca e mi lasciano dei biglietti da visita). Qui c’è l’indirizzo e-mail del negozio, la leggiamo tutte le mattine. Se capiti a Detroit e hai bisogno…

Leggi anche