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Choose something smart

Dai 17 anni di carriera dei Gorillaz, fino alle sperimentazioni con le driveless car e la realtà virtuale. Rivoluzioni che non sempre sono urlate, ma che silenziosamente entrano nelle nostre storie. O nelle nostre tasche, come sta accadendo con GLO.

Quel bisogno naturale di scoprire. Di cercare, sperimentare, inventare. Un sentimento innato nella specie umana. Una spinta fanciullesca, quasi anarchica, in grado di svelarci nuovi punti di vista, nuove angolature, nuove possibilità. Un’espressione che, se coltivata ed educata, è madre dell’innovazione, il vero goal, l’epifania che – in certe occasioni – può trasformarsi in rivoluzione. Politica, culturale, sociale.

Pensiamo a quanto, certe innovazioni, sono entrate nelle nostre vite frantumando l’idea che sia esistito un passato in cui ne eravamo privi. Personal computer, smartphone, tablet. E ancora, automobili, televisioni, radio. Chitarre elettriche, sintetizzatori, software. Choose something smart, perché in un mondo spesso indietro, è importante saper riconoscere dove cercare il futuro.

‘La maggior parte delle idee imprenditoriali suonano stupide, matte e poco economiche fino a che non si rivelano giuste’, ha dichiarato Reed Hastings, la persona che ha cambiato le nostre abitudini televisive. Parlane con il collega, l’amico, il partner; riusciamo ancora a ricordarci com’era la serialità televisiva prima di Netflix? C’era un mondo tv prima? Oramai è difficile ricordarlo, in un’epoca in cui lo scambio d’opinioni generate da Netflix, come quella attorno al film Sulla mia pelle con Alessandro Borghi, monopolizza la conversazione collettiva.

Alessandro Borghi intervisterà Giacomo Ferrara durante uno dei talk del 21 ottobre. E viceversa. Per partecipare basta registrarsi sul sito ufficiale di The Smart Circle.

Alessandro Borghi intervisterà Giacomo Ferrara durante uno dei talk del 21 ottobre. E viceversa. Per partecipare basta registrarsi sul sito ufficiale di The Smart Circle.

Non ci è dato sapere il futuro, certo, ma ci è data la possibilità immaginifica per ipotizzarlo. L’ipotesi mette in discussione la realtà a cui ci riferiamo (‘è una frase in cui la verità è momentaneamente presunta’, direbbe Einstein), le nostre abitudini, le nostre imprenscindibili sicurezze. Questo è il nucleo di Black Mirror, la serie ideata e scritta da Charlton Brooker, capace di ribaltate i canoni con cui era pensata la narrativa seriale. Una serie antologica dove, per ogni episodio, siamo catapultati in una realtà distopica in cui una particolare innovazione tecnologica è spinta ai suoi massimi estremi (i social media, i talent, la realtà aumentata), fino al suo collasso. Una scrittura sorprendente che unisce fantascienza e satira, thriller e critica sociale. Un occhio sul lato oscuro che ogni evoluzione può celare in sé. Non a caso, nel 2015, Netflix ne ha acquisito i diritti. Innovazione x innovazione, no?

E perché soffermarci a guardare uno schermo, quando potremmo essere dentro di esso? Il mondo delle VR Experiences è luogo di esperimenti, dove la narrativa trasla lo spettatore da passivo a protagonista attivo nella vicenda. Mindblowing è il termine che abbiamo utilizzato qui su RS per riferirci ai lavori di Eliza McNitt, ospite alla Mostra del Cinema di Venezia con Spheres: Chorus of the Cosmo, un racconto dell’universo in tre episodi narrato dalle voci di Millie Bobby Brown, la Eleven di Stranger Things, Jessica Chastain e, la regina del rock, Patty Smith. L’opera è prodotta, tra gli altri, da un altro visionario, Darren Aronofsky (regista, tra gli altri, de Il Cigno Nero, Requiem for a Dream e Madre!), per ribadire ulteriormente il legame continuo tra coloro che hanno il coraggio di andare oltre i canoni artistici quanto tecnologici.

Eliza McNitt scattata in esclusiva per Rolling Stone da Fabrizio Cestari a Venezia 75. Make-up: Giorgio Armani Beauty.

Eliza McNitt scattata in esclusiva per Rolling Stone da Fabrizio Cestari a Venezia 75. Make-up: Giorgio Armani Beauty.

Nella musica gli esempi non mancano. Prendiamo i Gorillaz, la creatura di Damon Albarn e Jamie Hewlett che nel 2001 ha scosso l’industria musicale. Una band fittizia, a fumetti, disegnata ed animata come se gli stessi membri fossero reali, con personalità distinte. Backstories, sidestories, retroscena, c’é di tutto nella narrativa dei Gorillaz che, dopo la grande mitologia dei musicisti degli anni ’90, inaugurano il nuovo millennio rovesciando questo gioco di forze, nascondendo il loro vero genio, Damon Albarn, dietro le sembianze malconce dei mostriciattoli nati dalla mente di Hewlett. In 17 anni di carriera ne abbiamo viste di tutte, dalla performance con ologrammi 3D con Madonna ai Grammy Awards del 2005 alla cronaca multipiattaforma (sito, app per smartphone, videoclip e disco) di Plastic Beach.

Tyler, The Creator è il volto del nuovo rap americano. Totalmente estraneo agli stereotipi, ha ribaltato i canoni dell’hip-hop e, ancor più, l’immaginario gangstar che lo circonda. Un percorso iniziato con i soci della Odd Future (da cui sono usciti personaggi di spicco come Frank Ocean, Earl Sweatshirt, The Internet), con l’intento di ribaltare gli stilemi di un genere che rendeva la comunità black ad uno stereotipo. Tyler ha tutto ciò che un rapper non dovrebbe avere: estetica dai colori pastello, videoclip nonsense, ironia e leggerezza. Perché innovare spesso significa ribaltare qualcosa di preesistente per creare qualcosa di assolutamente originale.

E come non pensare alla PC Music, probabilmente una delle label più open-minded del music business. A livello sonoro un miscuglio geniale di hardcore, sigle cartoon, musica da autoscontri. A livello umano, un collettivo artistico di cui fan parte un manipolo di nerd come A.G. Cook e Danny L Harle, l’artista transgender SOPHIE, la visual artist Hannah Diamond e QT, un progetto fittizio per sponsorizzare un energy drink altrettanto fittizio. Il tutto impacchettato da un’estetica che prende dal lo-fi 8bit quanto dal super HD. La PC Music è l’esempio migliore di come la libertà possa essere il miglior terreno per la novità. Menti creativamente prive di paletti possono raggiungere vette artistiche impensabili. Oil of Every Pearl’s Un-Insides di SOPHIE è il disco che ci sintetizza perfettamente quanto talento e quanta innovazione è presente in questo collettivo.

Per uscire dall’ambiente dell’intrattenimento, possiamo soffermarci sull’industria automobilistica. A quante modernizzazioni possiamo o potremmo sederci di fronte nei nostri prossimi autoveicoli? Da un’intelligenza artificiale sempre più attiva a favore della nostra sicurezza, grazie ad un miglioramento continuo dei sistemi di interconnessione in grado di garantirci frenate e guide assistite, fino alle sperimentazioni nell’ambito di driveless car, ovvero veicoli a guida autonoma su cui stanno investendo colossi come Tesla (che di per sé sta tentando, con le sue auto elettriche, di ridurre l’impatto ambientale) e Google. Per non menzionare concetti a misura d’uomo come il car sharing o i sistemi di trasporto alternativi come bike e scooter sharing.

Innovare è questo. Portare nella quotidianità qualcosa che manca e che diventa imprescindibile nella nostra routine. Rivoluzioni che non sempre sono urlate, ma che silenziosamente entrano nelle nostre storie. O nelle nostre tasche, come sta accadendo per l’approccio al fumare. Riscaldare il tabacco, invece di bruciarlo, un cambiamento decisivo per un abitudine che coinvolge a livello globale. E su questo che sta lavorando la British American Tabacco con l’Advanced Heat Technology presente in GLO, in grado di riscaldare il tabacco a 240 gradi nei suoi stick NEO, senza bruciarlo. Perché alla fine, a volte, il cambiamento è semplicemente a portata di mano che quasi non ce ne accorgiamo.

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