Apre un museo della pizza a New York. Ma non ce n’era bisogno

Il piatto italiano più buono del mondo ha già un luogo di devozione e ammirazione, già abbondantemente instagrammabile: le pizzerie
Aprirà a ottobre a New York "The Pizza Museum"

Aprirà a ottobre a New York "The Pizza Museum"


È uscito con un video pazzesco e un profilo Instagram subito da seguire l’annuncio di un museo dedicato alla pizza a New York. The Museum of Pizza (così, senza mezzi termini) aprirà a Manhattan a ottobre per qualche giorno, per poi – sempre che abbia successo – spostarsi chissà dove. Diciamocelo chiaramente: è una piccola disgrazia. Per alcuni motivi.

Il primo motivo è strettamente artistico: il successo dei musei “selfie” è sotto gli occhi di tutti, ma forse stiamo andando un po’ troppo in là. Ovvero, ok Yayoi Kusama, ok Murakami, Höller, Hirst e tutti gli altri che badano tanto alla forma quanto alla sostanza e riescono a strizzare l’occhio a un pubblico molto più Instagram addicted di una volta (a braccetto con curatori illuminati che offrono spazi e allestimenti da Oscar) senza sacrificare il contenuto delle opere. Ma chiamare museo un’accozzaglia di location e di angoli perfetti per gli hashtag ma senza alcun contenuto “culturale” sembra una forzatura del termine. È l’erede di quello del gelato, aperto sempre a New York. Ecco, se l’inventiva dei cretivi di questi contenitori senza contenuto fosse messo a servizio di qualcosa con più sostanza, sarebbe meglio per tutti (per fare un paragone in tema di cibo, che colpo meraviglioso sarebbe se il marketing di McDonald’s fosse utilizzato per i ristoranti tradizionali?).

Il secondo motivo è quello d’orgoglio. Cosa diavolo c’entra la pizza a New York? Abbiamo per caso aperto un museo dell’hamburger a Firenze? O del sushi a Palermo? No, anche se in entrambi i casi avremmo più di un motivo per farlo senza sentirci dei barbari dell’appropriazione culturale. Già dal video sopra si può evincere che la pizza di cui si parla no, non è la pizza che conosciamo noi. Giusto per ricordarlo a tutti, l’arte della pizza napoletana è patrimonio dell’Unesco da dicembre scorso. È un orgoglio del nostro Paese, una tradizione da cui non si può prescindere. Si può chiamare pizza quella fetta sottile e molliccia, con chissà quale formaggio, che i nostri amici del video assaggiano ammiccando? Sì, certo. Contenti voi. Se bisogna creare un museo, facciamolo (seriamente) a Napoli, come suggerisce anche Gino Sorbillo. Infarciamolo di Piennolo e di storia, di farine e di oggetti storici, ma partiamo da una base solida che non sia l’ennesima hipster-mania newyorkese.

Spiace deludere chi si farà i selfie dentro al museo della pizza, ma i veri musei ci sono già. Si chiamano pizzerie (per favore quelle buone), sono già ingolfati di #foodporn e altri hashtag. E non potranno essere messi in un angolo da nessun museo.