Musica, baci, comunità: com’è andata la diciottesima edizione di MI AMI FESTIVAL, insieme a Dr. Martens | Rolling Stone Italia
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Musica, baci, comunità: com’è andata la diciottesima edizione di MI AMI FESTIVAL, insieme a Dr. Martens

Abbiamo chiesto a tre dei nomi presenti sui palchi del MI AMI FESTIVAL di raccontarsi. Tra ricordi, voglia di costruire relazioni e messaggi importanti da lanciare, anche quest'anno l'estate è iniziata all'insegna della musica

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MI AMI FESTIVAL 2024

MI AMI FESTIVAL 2024. Credits: Arianna Carotta

Non siamo mai così forti come quando stiamo insieme agli altri: ce l’ha ricordato (per la diciottesima volta) il festival della musica che unisce, e che, arrivato alla maggiore età, continua ad aprire l’estate milanese e degli eventi di musica dal vivo. Dal 24 al 26 maggio, Idroscalo Milano è diventato MI AMI FESTIVAL, che, insieme a Dr. Martens, ha portato sul palco artisti italiani, internazionali, e ha reso protagonista la voglia di incontrarsi e celebrare le cose che ci fanno stare bene.

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MI AMI FESTIVAL 2024. Credits: Arianna Carotta

«Comunità è una parola che mi sta molto a cuore, perché per me, come penso per molti altri, è un nucleo in cui ci si riconosce, in cui si condividono interessi ed esperienze: sin da quando si è piccoli si è alla ricerca di una comunità, un gruppo di amici, un posto dove essere accettati e compresi. Non è sempre facile trovarne una. Mi piace associare questo termine alla musica». Così Coca Puma, tra le artiste che si sono esibite sui palchi di MI AMI FESTIVAL lo scorso weekend. Per la giovane artista romana si è trattato del battesimo al festival milanese: «In questo momento, in questo paese, abbiamo profondamente bisogno di questo», ovvero, di eventi che facciano circolare idee e mettano il “noi” al primo posto.

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Coca Puma a MI AMI FESTIVAL 2024. Credits: Arianna Carotta

Del MI AMI FESTIVAL come qualcosa di “altro” parla anche Marta Del Grandi, che si è esibita domenica 26 giugno: «Mi piace come il festival abbia una propria identità, che va oltre la musica che propone. Penso che questo arrivi al pubblico e che si manifesti in una grande fiducia nei confronti del programma. In questo senso credo ci sia spazio per una grande diversità musicale».

Il concetto di casa, di punto di gravità in cui poter essere sé stessi è poi particolarmente caro alla cantautrice, che, per quanto anche lei tra le sorprese più fresche del panorama italiano, dimostra di averne macinato, di percorso interiore: «Per tanti anni ho pensato di potermi sentire me stessa solo lontana da “casa”, dal luogo in cui ero cresciuta. Le aspettative degli altri e l’immagine di me mi hanno sempre fatta sentire in gabbia, senza la possibilità di dimostrare di essere la persona che mi sentivo di essere, una persona che impara e si evolve, cambia continuamente. Oggi vivo nella casa dove sono cresciuta e mi sento libera di esprimere la mia complessità e il mio cambiamento. Io stessa non so se posso dirmi di conoscermi, è un percorso continuo. Penso si tratti di un equilibrio tra l’accettazione di sé e l’accettazione degli altri, di comprendere che spesso i giudizi e i limiti nascono dalla paura delle cose che non si conoscono».

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Marta Del Grandi a MI AMI FESTIVAL 2024. Credits: Arianna Carotta

Nel caso dei Santamarea, invece, questo punto focale è collettivo, plurale, come le anime che danno corpo al MI AMI FESTIVAL. Secondo il quartetto siciliano infatti «c’è qualcosa di miracoloso in una folla di persone che vibra insieme su una stessa musica, di una comunità di gente che si riconosce simile includendo tutte le differenze. Viviamo in una cultura dove l’affermazione dell’individualità viene confusa con l’individualismo e la cura personale con l’egoismo. Noi invece pensiamo che sia bello  ricercare l’affermazione di sé, gettarsi nei lati più nascosti di se stessi, cercare di trarne fuori bellezza se possibile, o almeno è quello che cerchiamo di fare con le nostre canzoni».

Canzoni che nascono dalla magia dell’interazione tra vissuti ed emozioni diverse; ma che poi a un certo punto si uniscono, e allora nasce una magia: «Con il passare del tempo abbiamo imparato a darci fiducia a vicenda, quando qualcuno entra in un flusso creativo per noi è importante seguirlo e se non ci soddisfa allora apriamo un nuovo canale, finché alla fine non succede qualcosa che suona come un clic, e lì capiamo di avere intrapreso la strada giusta. Il filo che lega tutto è talmente intricato e invisibile che non riusciamo a nominarlo. È fragile e miracoloso ed è visibile nei frangenti in cui qualcosa prende vita, ha a che fare con un amore irrazionale per la musica e le canzoni ed è animato da un affetto tra noi che ha radici lontane. Tre di noi condividono gli stessi genitori e Noemi era prima ancora una nostra amica di infanzia».

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I Santamerea a MI AMI FESTIVAL 2024. Credits: Arianna Carotta

E pluribus unum, come i tanti palchi del MI AMI FESTIVAL raccolti sotto un’unica insegna e una comune volontà: urlare chi siamo, far sentire la nostra voce e creare il futuro che vogliamo vedere. Alle personalizzazioni ci pensa Dr. Martens, perché ognuno ha questo o quel modello che lo ha accompagnato per tutta la vita. Per i Santamarea, sul palco non si rinuncia ai Boots classici, oppure alle nuove versioni Platform. L’anfibio classico è la scelta anche di Marta Del Grandi, mentre Coca Puma va su Mary Jane e Oxford. Anche se «ricordo che prima di iniziare le varie collaborazioni con Dr. Martens indossavo spesso le vecchie Originals di mia madre, direttamente dagli anni ’80: sono tutt’oggi perfette, vissute sì, ma ancora belle resistenti ed estremamente fascinose».