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Mazda CX-3, la piccola (ma non troppo) giapponese figlia dei Samurai

Il crossover nipponico tra il design ‘kodo’ e la sfida al settore affollato

Muso aggressivo ereditato dalle ‘ sorelle’ più grandi, coda affusolata e le curve giuste che attirano l’attenzione quando passa. Lei è Mazda CX-3, ovvero la piccola della famiglia crossover del marchio nipponico che va rigorosamente controcorrente come ci si aspetta da una piccola ma ribelle, aumentando anche le cilindrate (come nel caso del 2 litri da 150 cv che abbiamo guidato) laddove c’è la corsa a propulsori sempre più piccoli, e punta sul diesel, additato come il male da molti. Fare quello che non si può, o meglio quello che non per tutti risulta conveniente nell’immediato, è anche uno dei modi di fare dichiarati della casa giapponese, che anche nel concepire la nuova versione del suo crossover urbano ha tenuto fede al suo spirito di innovazione, tanto nelle forme come nella meccanica, per un’auto che punta ad essere una delle protagoniste di un già ben affollato settore.

Il lavoro di redesign su questo city crossover è stato incisivo, ma non ha stravolto i connotati tipici del marchio, perché i tratti distintivi delle nuove Mazda, tra il minimale e il tecnologico, semplice ed incisivo come insegnano i Samurai, ci sono tutti. Le vere novità sono sotto il cofano, con i propulsori, da 1.8 a 2.0 litri il benzina e da 1.5 a 1.8 il diesel, tutti con tecnologia Skyactiv e certificati Euro 6d-TEMP, oltre che nei tanti dispositivi di sicurezza in dotazione. La CX-3 è il frutto, come ormai consuetudine assodata da parte di Mazda, di quella sorta di filosofia applicata al design che in quel di Hiroshima indicano con il termine ‘kodo’ (soul of motion), ispirata al movimento degli animali e che i giapponesi applicano alle loro vetture da tempo.

Alla guida, il cambio automatico del 150 CV ha una doppia anima: quella cittadina, per tutti i giorni, e quella sportiva. Basta infatti spostare il cursore tra un sedile e l’altro per sentire immediato l’aumento dei giri del motore. Spinta un po’ sul misto, la CX-3 automatica sale e scende da una collina all’altra senza difficoltà ben oltre i seimila giri, con inserimenti in curva precisi per un’auto della sua categoria e una ripresa sicura. Prima di testarla sulle strade italiane, qualche tempo fa con la CX-3 ci eravamo spinti anche fino in Spagna, più precisamente in quel di Malaga, città natale di quel Pablo Picasso che tra le tante citazioni ne aveva una particolarmente cara: “Io faccio sempre quello che non posso fare, in modo da imparare come farlo”. La frase dev’essere diventata per Mazda una sorta di compendio agli insegnamenti dei già saggi Samurai.

Carlo Mandelli

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