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Aprila V4 Tuono, per gli americani è la ‘Best Standard Bike’

I 175 cavalli dell'Italiana conquistano i cuori a stelle e strisce

Per gli americani non c’è partita, la moto da desiderare è italiana e porta il marchio tutto italiano di Aprilia. Per il secondo anno consecutivo, infatti, è stata l’Aprilia Tuono ad essere indicata dal prestigioso Cycle World Magazine, ovvero una sorta di bibbia per i bikers USA più fedeli alle due ruote da strada (con impronta pistaiola) come la moto migliore. Per essere precisi, nella motivazione del premio si legge che Tuono è la più ‘cool’, tanto da aggiudicarsi il ‘Best Standard Bike’ per il 2018.

Aprilia Tuono V4 1100 RR è stata riconosciuta quale moto ‘totale’, in grado di unire con estrema versatilità prestazioni inarrivabili per la concorrenza mondiale e contenuti tecnologici di altissimo livello a un elevato livello di comfort per pilota e passeggero e di godibilità sulle strade di tutti i giorni. È un riconoscimento che arriva da uno dei mercati più evoluti al mondo, che premia l’industria italiana e conferma la Tuono V4 1100 RR come uno degli oggetti su due ruote più desiderati per gli americani che sulle curve amano andare in piega. Il modello della casa di Noale è poi lo stesso che in passato, così come di recente, è stato pluripremiato dalla critica quale più divertente e veloce del suo segmento, tanto da emozionare il pubblico statunitense.

Secondo Cycle World i principali ingredienti che consentono alla Aprilia Tuono V4 1100 RR di svettare rispetto alla concorrenza sono, oltre al famoso motore V4 Aprilia di 65°, con la sua ciclistica impeccabile, i controlli elettronici e un impianto frenante al top. Una compagna affidabile, insomma, per le scorazzate all’insegna del divertimento e, dove si può della velocità. Ma anche non estrema e confortevole nei limiti del possibile per una moto in ogni caso sportiva, o meglio hypernaked. Una superbike, insomma, ma con una tecnologia tale da poter governare il V4 da 175 cv che tanto piace da questa parte e dall’altra dell’Oceano.

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