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L’anima di Palermo nelle canzoni di Davide Shorty

Cantautore soul, rapper e producer, a 19 anni ha lasciato la Sicilia per vivere a Londra. Ma quando torna a casa ritrova le radici della sua musica: diversità, contaminazione, integrazione. È lui il nuovo protagonista di Truly Unique People Reconnection, la serie di video racconti realizzata da Ploom in collaborazione con Rolling Stone
Davide Shorty Ploom

Davide Shorty, cantautore e producer palermitano protagonista del quinto episodio di Truly Unique People Reconnection.

Davide Shorty vive a Londra, ma ha sempre con sé un pezzo di Palermo: si è infatti tatuato tra braccia e spalla la Chiesa della Martorana, che per lui rappresenta pienamente lo spirito della sua città natale.

«Diversità e contaminazione», sono le parole che Shorty usa per descrivere i valori di Palermo, trasmessi anche da questa chiesa cristiano-ortodossa, ma dalla struttura arabo-normanna. «È qui che si sono sposati i miei genitori e quando ero piccolo mio nonno me la faceva disegnare sempre». Così, i disegni su carta di un bambino sono diventati un ricordo indelebile sulla pelle di un musicista italiano emigrato in Inghilterra.

Diversità, contaminazione e integrazione tornano nel concetto dietro l’ultimo album di Shorty, intitolato fusion: «Questa parola rappresenta la fusione di tutti i generi musicali diversi che ci sono all’interno», spiega Shorty facendo un confronto tra la sua terra d’origine e le sue canzoni: «Palermo è un po’ l’emblema di questa idea, dato che è un porto al centro del Mediterraneo. Il nome della città viene dal greco Panormus, che significa proprio “tutto porto”, e quindi non può che essere un filo conduttore per tutta la mia musica».

Cantautore in bilico tra soul e R&B, rapper, producer, Davide Shorty è il protagonista di un nuovo episodio di Truly Unique People Reconnection, la serie di brevi documentari realizzati da Rolling Stone per Ploom, l’innovativo device dal gusto unico destinato ai fumatori adulti.

Come gli altri creativi al centro delle puntate precedenti (sul fronte palermitano abbiamo conosciuto lo stilista Alessandro Enriquez e il fotografo Gabriele D’Agostino), Davide Shorty ripercorre la propria storia e la propria carriera, dai primi passi fatti nella città in cui è nato, Palermo, alla scelta di vivere a Londra e lavorare tra Regno Unito e Italia. 

Girando per le strade e le piazze palermitane, Davide Shorty ci ha dunque raccontato i motivi che lo hanno spinto a lasciare la Sicilia e le sensazioni che prova ogni volta che torna a casa e riallaccia i contatti con le proprie radici.

Classe 1989, alle spalle un talent show e due album da solista, Shorty ci ha portati in giro per Palermo, partendo da dove tutto è iniziato: «Il luogo più importante per quanto riguarda la mia crescita artistica è piazzale Ungheria perché è qui che ho iniziato a fare le prime rime, le prime battaglie di freestyle. C’erano i breaker che ballavano e i rapper che si sfidavano in cerchio, cercando la rima più potente… Ci sentivamo il centro dell’hip-hop in Sicilia».

Ovviamente, il mondo di riferimento era quello del rap americano e anglosassone ed è così che si spiega, almeno in parte, il colpo di fulmine per una metropoli cosmopolita e artisticamente sempre in movimento come Londra, dove Davide Shorty si è trasferito a 19 anni dopo averla conosciuta grazie a un viaggio da ragazzino.

«Londra è una città difficile, lì è difficile trovare casa ed è difficile mangiare bene», spiega Davide: «Ma sei libero di essere chi vuoi e questo mi ha dato modo di esprimere la mia identità al 100%. Purtroppo a Palermo mi sentivo giudicato, per esempio mi chiamavano Capare’ per via dei miei capelli… Sarebbe bello portare il meglio di Londra a Palermo».

Intanto, lui esporta il meglio dell’attitudine palermitana in Inghilterra: «Cerco di portare sempre con me l’umiltà. Palermo è un posto dove abbiamo imparato a essere felici con poco e questo ti fa tenere i piedi ben saldi a terra. Ma anche con i piedi a terra, non è detto che tu debba smettere di sognare».

In volo verso casa, con le cuffie nelle orecchie, Davide pensa inevitabilmente alla famiglia che riabbraccerà, i dischi della sua adolescenza da riascoltare in cameretta e gli amici con cui giocare a basket nel suo quartiere, Villa Tasca.

Quando passeggia lungo corso Vittorio Emanuele, nelle vie del centro storico, riconosce subito il fascino di Palermo, «una bellezza disarmante»; poi va nei suoi posti del cuore, ritrova vecchie conoscenze immerso nelle atmosfere vibranti di un locale-negozio di dischi come il PunkFunk, oppure la tranquillità del Basquiat di piazza Sant’Oliva.

Ma c’è un altro luogo imprescindibile per Davide Shorty, uno scorcio di natura a cui non può rinunciare. «Prima di andare via da Palermo», racconta, «non mi faccio mancare un giro al mare: sedermi lì, contemplarlo e meditare in silenzio. Ne ascolto i suoni, mi godo i profumi, cercando di riconnettermi con me stesso e tenerlo con me fino alla prossima volta che torno a Palermo».

Guarda l’intervista completa su Truly Unique People

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