Quando Juan Arnau entrò per la prima volta nel cantiere di [UNVRS], c’erano solo le colonne. Era settembre, qualche mese prima dell’apertura, e lui stava girando tra i disegni con Yann Pissenem, il fondatore della struttura, cercando di capire se valesse la pena abbandonare la sicurezza della residenza all’Amnesia Ibiza per scommettere su qualcosa che esisteva ancora solo sulla carta. «Sapevo che sarebbe stato importante per elrow in termini di crescita tecnologica», racconta. «Avrei potuto far crescere lo show nel modo in cui volevo». Alla fine ha firmato, e ha dovuto costruire cinque temi contemporaneamente in fabbrica senza aver mai visto il club dal vivo. Una sfida enorme, dice, ma anche «davvero divertente».
Gli Arnau hanno una lunga storia con le scommesse impossibili. Dal 1870, quando il capostipite José aprì il Café Josepet a Fraga convinto che quella piccola città aragonese meritasse un posto dove fare intrattenimento sul serio, la famiglia ha sempre trovato il modo di trasformare un’intuizione in qualcosa di più grande. Il Florida 135, il Monegros Desert Festival e poi elrow. Ogni generazione ha alzato l’asticella, e Juan e Cruz Arnau, figli di Juan Arnau Duran e oggi alla guida del brand, sono la sesta.
La stagione 2026 di elrow a [UNVRS], chiusa il 3 ottobre, è l’ultima prova di questa tendenza. Il club, nato sullo stesso sito del leggendario Privilege e progetto di Yann Pissenem e The Night League, lo stesso gruppo dietro Ushuaïa Ibiza e Hï Ibiza, ha ospitato 18 sabati consecutivi, 14 sold out, 206 dj internazionali, 2.034 performer, 126 ore di musica e più di 5.400 chili di coriandoli. «Questa è stata la stagione ibizenca migliore di sempre», dice Juan.

Il closing party di elrow a [UNVRS]. Foto courtesy The Night League
Il rapporto della famiglia con Ibiza è antico quanto elrow. Il padre di Juan sbarcò sull’isola per la prima volta a 14 anni, nel 1969, in un viaggio di fine anno organizzato dal nonno insieme a un prete che voleva far vedere ai ragazzi aragonesi i veri hippie. Da allora, racconta Cruz, «nessuno della famiglia ha saltato una stagione. A volte per divertirsi, a volte per riposarsi, a volte per lavorare come promoter. Ma quasi sempre per ispirarsi».
Tutto cominciò nel 2010, in una piccola sala. Era il Coco Loco, la room laterale di quello che allora si chiamava ancora Privilege, con la terrazza e le pareti a specchio. Il padre di Juan e Cruz negoziò personalmente con la proprietà, si offrì di ristrutturarla a proprie spese e ottenne due anni di esclusività solo per elrow. I primi sabati erano quasi gratuiti, frequentati da amici e dalla scena barcellonese, e le perdite si accumulavano ogni fine settimana. «Venivamo da Barcellona senza aspettarci molto da Ibiza, sapendo che avremmo perso soldi», ricorda Juan. «Ma i miei genitori hanno sempre voluto fare una festa a Ibiza».

Foto courtesy The Night League
Cruz Arnau, cofondatrice del brand, conserva un ricordo preciso di quei primi anni. «Se devo scegliere un momento, senza dubbio è ballare mentre sorgeva il sole. Quelle albe oggi sono difficili da trovare sull’isola, per via degli orari di chiusura, ma allora erano pura magia». Poi arrivò il leggendario Space, con la sua main room. «Era enorme. Dovevamo rifare tutto da zero». Poi l’Amnesia Ibiza, con la residenza ogni sabato. Oggi [UNVRS]. «Abbiamo passato più di dieci anni sull’isola», racconta Cruz, «creando e celebrando in alcuni dei suoi club migliori. Siamo partiti da una piccola sala e siamo tornati nello stesso posto, adesso su scala enorme». Una scala che ha cambiato non solo le dimensioni dello show, ma il modo di pensarlo. «Avevo molte cose in magazzino che non potevo usare all’Amnesia Ibiza per via delle dimensioni del palco e del peso», spiega Juan. «Quando ero bloccato creativamente, avevo raggiunto i limiti del club. Con [UNVRS] quella limitazione è sparita».
Il filo conduttore della stagione 2026 si chiamava Enter the WORTEX, sei mondi creativi distinti, ognuno con la propria identità scenografica, visiva e musicale. Si è cominciato con Bhūtarāh, sviluppato insieme all’artista sudafricano Dan Popper, e si è passati per Hallucinarium, Neo Kaos Garden, Delusionville 2.0 e Nowmads: New World, fino al closing. Cruz spiega la visione. «Quando hai uno spazio così grande, hai anche la responsabilità di essere all’altezza e di pensare a progetti che lo riempiano di significato. Per questo abbiamo voluto andare oltre lo show e avvicinarci all’arte, alla cultura visiva e all’emozione condivisa». Da qui la collaborazione con Alex e Allyson Grey, figure di riferimento dell’arte visionaria internazionale, e il closing affidato all’artista e writer austriaco NYCHOS, che ha trasformato la main room nel suo universo visivo con Dance with the Serpent 2.0. Anatomie decostruite, serpenti e creature ibride hanno invaso lo spazio attraverso scenografie fisiche, performer e contenuti audiovisivi.

Foto courtesy The Night League
In consolle c’erano AAT, il b2b tra Chelina Manuhutu e Tini Gessler, Ilario Alicante e Paco Osuna. Nomi che per Juan non sono semplicemente artisti in cartellone, ma amici, persone che considera parte della famiglia elrow. «Non ho bisogno di una line up con gli headliner», dice. «Nel nostro caso la gente segue il brand, il format. Non importa dove siamo, in un club, un’arena, un open air, una parade, un warehouse, la nostra missione rimane rendere felici i nostri clubber». E per farlo preferisce circondarsi di chi questo obiettivo lo condivide davvero.
Cruz guarda avanti con la stessa determinazione di sempre. C’è una strategia globale che porta il brand in tutti e cinque i continenti, ci sono nuovi progetti ancora da svelare, e il lavoro sulla prossima stagione è cominciato prima ancora che questa finisse. «Questo è il ritmo di elrow, guardare sempre avanti, con molto lavoro, ma senza smettere mai di sognare e creare. Vogliamo che elrow sia, sempre di più, un’esperienza che si vive e si ricorda, un luogo dove le persone si riconnettono, si lasciano andare e si sentono parte di qualcosa di più grande». Esattamente come in quel caffè di Fraga, nel 1870, quando tutto quello che serviva era un’intuizione e la convinzione che la gente meritasse qualcosa di meglio.










