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Rollink Stone/1: Davide Andreoli

Davide è un artigiano vecchia maniera legato a doppio filo con il territorio dov'è nato e cresciuto. Lo abbiamo intervistato a Rho (Milano), dove ha fondato "The Italian Rooster"...

Rollink Stone è un osservatorio sull’universo del tatuaggio moderno in continua e turbolenta espansione. Marco Annunziata fotografo e contributor da Europa e California per Inked, Rebel Ink, Total Tattoo, desideroso per una volta di esprimersi nella propria lingua madre, porta sulle pagine di RS le storie e i lavori di tattoo artists più o meno celebri, da New York a Termoli, passando per Copenhagen, dalle macchinette artigianali fatte con uno walkman, una spazzolino, una penna bic e una corda di chitarra, ai reality shows ultra milionari.

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Davide Andreoli. Foto di Marco Annunziata

Di Marco Annunziata

Come hai iniziato a tatuare?
“Sono cresciuto nel quartiere Quadrifoglio di Garbagnate Milanese, un sobborgo operaio con non pochi problemi, difficile da vivere. Quando da bambino andavo al bar sotto casa rimanevo affascinato da questi individui pieni di tatuaggi, non mi ricordo i soggetti ma erano sicuramente fatti con aghi da cucito e inchiostro. A 17 anni, quando per la prima volta ho visto un tatuaggio fatto a macchinetta, sono rimasto sconvolto e ho deciso di provare. Ho comprato una Spaulding Rogers, ho capito come saldare gli aghi e mi sono tatuato. I risultati erano soddisfacenti e mi sono messo a tatuare i miei amici. Ho imparato molto facendomi tatuare da due grandissimi maestri come Gianmaurizio Fercioni e Dadi Carulli, ai quali ho rubato molti segreti. Grazie a loro ho anche capito che fare il tatuatore sarebbe stato il mio lavoro”.

Quanto è importante saper disegnare per essere un buon tatuatore?
“Per essere un buon tatuatore devi soddisfare i tuoi clienti. Agli inizi del tatuaggio elettrico se volevi un tatuaggio e avevi il coraggio di entrare in un negozio di tatuaggi sceglievi un flash dal muro e fine della storia. Oggi i clienti possono essere molto esigenti e penso sia di fondamentale importanza riuscire a seguirli nella realizzazione di un pezzo da zero senza, ovviamente, infrangere le mie regole del tatuaggio tradizionale”.

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Foto di Marco Annunziata

Cosa intendi?
“Linee solide e pochi colori. La mia palette di colori è composta solamente da rosso, giallo, nero e bianco. Non faccio arte sulla pelle, quando sento il bisogno di fare arte prendo pennelli e olio e dipingo su tela”.

Cosa non deve mai chiederti un cliente?
“I giovanotti senza tatuaggi non devono chiedermi tatuaggi su mani o collo. Considero i tatuaggi in zone del corpo evidenti, una ricompensa per il lavoro di una vita”.

Ci sono dei cambiamenti nel mondo del tatuaggio moderno che ti preoccupano?
“Il fatto che il tattoo sia diventato un fenomeno mainstream ha un risvolto positivo e uno negativo. Sempre più calciatori, modelle, attori si tatuano, questo aiuta gradualmente la gente chiusa di mente ad accettare il tatuaggio, il problema è che tanta gente che si tatua lo fa come se si trattasse di comprarsi una camicia o un paio di scarpe”.

Hai mai pensato di lasciare l’Italia?
“Mai, anche se mi piace viaggiare ed esportare il mio stile italiano all’estero quando sono ospite di altri tatuatori o alle convention”.

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Alcuni lavori di davide. Foto di Marco Annunziata

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