Le antenne di Chloé Trujillo

Dipinge, canta, suona, firma borse e foulard e, last but not least, è sposata con Robert, bassista dei Metallica. A RS racconta il suo rapporto con l’arte e la musica

Incontro Chloé in un sabato pomeriggio di fine settembre. Fa ancora caldo e a Milano siamo in piena fashion week. L’appuntamento è fissato nello showroom che presenta la sua collezione per la prossima primavera. È seduta su un divanetto nel cortile silenzioso, lontano dal delirio della settimana della moda. Mi accoglie con un bel sorriso. Chloé è nata a Parigi e ci racconta di essere cresciuta in mezzo all’arte e alla musica.

Parlaci del tuo progetto, della tua collezione.
Ho disegnato borse di diversi modelli e sciarpe di varie dimensioni, tutte stampate con i motivi ripresi dai miei quadri. I foulard sono fatti in Italia. In ogni pezzo c’è una parte del mio mondo: simboli, colori, messaggi.

Anche il tuo vestito ha le stesse stampe. L’hai disegnato tu?
Sì. Ho creato anche degli abiti. Mi hanno chiesto di partecipare con alcuni modelli originali a una sfilata della New York Fashion Week lo scorso febbraio. Ho sgranato gli occhi e mi sono detta “e ora come faccio?” Non c’era abbastanza tempo per far realizzare le stampe in Europa, quindi ho dovuto cercare dei fornitori all’altezza negli Stati Uniti. È stata un’impresa difficilissima, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Ho usato i miei disegni per creare dei motivi e ho messo dei bottoni vintage. Credo sia importante che i dettagli non solo siano unici, ma raccontino una storia, perché aggiungono valore. Per esempio, i bottoni del vestito che indosso, vengono da un fondo di magazzino che apparteneva a mia madre. Li aveva disegnati lei e fatti realizzare in Italia: i miei genitori erano stilisti e dagli anni ’60 fino al 1995 hanno avuto un loro brand di prêt-à-porter.

 Dipingi quadri, decori tavole da surf e strumenti musicali. Adesso le borse e i foulard. C’è una forma d’arte che prediligi rispetto alle altre?
No, non ho un mezzo preferito. Dipende dal momento. E comunque sono tutti espressione della mia creatività. Del bisogno di dare forma alle mie percezioni interiori. E come ogni quadro, anche le borse e i foulard hanno un nome.

foulardTrujillo

Le tue opere sono un mix di rock e misticismo. Ti portano in una dimensione onirica. Da dove prendi l’ispirazione?
Le parole, le immagini, tutto fluisce in modo spontaneo attraverso di me e finisce sulla tela. O sulla borsa. Non c’è una fonte precisa d’ispirazione. A volte non so neanche io cosa sto per dipingere finché non appoggio il pennello sulla tela. Attraverso la connessione con il mondo spirituale ho delle visioni, delle emozioni che poi trasferisco sulle mie opere. Cerco di catturare con la mia arte l’energia dell’universo. È una specie di necessità per me.

Sei sposata con un bassista. I tuoi nonni erano musicisti classici. E tu hai un album da solista in uscita. La musica ha un ruolo molto importante nella tua vita. E nella tua arte?

Sono cresciuta con la musica e con l’arte. Sono arrivata negli Stati Uniti attraverso la musica. Prima a New York, solo più tardi a Los Angeles. All’epoca facevo parte di alcune band underground death-metal e punk, ma mi esibivo anche in opere rock e musical Off-Broadway. A un certo punto ho iniziato a riconoscere e “registrare” le melodie che mi passavano per la testa nella vita di tutti i giorni. E così ho sviluppato il mio stile, che è più un gipsy-punk-blues-metal rock. Il mio album da solista è finito e a breve sarà pubblicato. Spero di tornare a suonare prestissimo: mi manca molto il contatto con la gente. E continuo a scrivere nuovi pezzi. Quando dipingo, però, non c’è mai musica, cerco di ascoltarmi. Creo nel silenzio, lasciando spazio alle voci interiori che mi guidano. E il bello è che spesso le parole e le melodie mi arrivano insieme alle immagini e così dipingo e scrivo canzoni nello stesso momento.

E il salto nel mondo della moda come è avvenuto?
Un po’ per caso. Un po’ perché probabilmente ce l’ho nel sangue. Tempo fa ho iniziato a vendere sul mio sito alcune stampe su canvas dei miei quadri e ho pensato che sarebbe stato fighissimo poter riprodurre i miei disegni su un bel tessuto indossabile. Le sciarpe sono il mio accessorio preferito perché sono versatili: possono diventare parei, per esempio, ma io le uso spesso nelle mie acconciature.

Chloé solleva le due grosse code e solo allora mi rendo conto che i suoi capelli le arrivano quasi alle caviglie.

Wow! Chloé, i tuoi capelli sono lunghissimi. Da quanto non li tagli?
Veramente non li ho mai tagliati in vita mia. Neanche da piccola. Ho una sorella e a lei i miei genitori li tagliavano di tanto in tanto. Ma non a me. Non so perché. E comunque ne sono felice: i miei capelli sono le mie antenne e mi permettono di entrare in contatto con l’universo, di captarne l’energia che poi trasferisco nelle mie opere. Non potrei vivere senza.

La tua collezione va già a ruba da Colette, il concept store più cool di Parigi. E a Milano quando arriverà?
Non so ancora. Ma sono fiduciosa: Things happen.

Uno dei bassi personalizzati per il marito Rob lo trovate su Rolling Stone di novembre, da oggi in edicola