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Il porno che guardi è porno etico?

Perché stiamo attenti alla qualità quando si tratta di cibo o abbigliamento mentre per il porno che guardiamo ci accontentiamo del primo video che troviamo sui siti porno mainstream?

Foto via Facebook/Morbo

Si fa un gran parlare di porno mainstream come se fosse uno dei peggiori mali dei nostri tempi e la crociata sembra trasversalmente condivisa: destra, sinistra, etero, gay, pro-aborto, anti-aborto, giovani, vecchi. Mainstream vuol dire popolare, in voga e, in quanto tale, è vero che veicola dei messaggi che si ripetono, ma questo vale anche per la musica: il pop, per definizione, è un esempio lampante e il discorso è pertinente anche per altri generi musicali, per il cinema e la letteratura in senso lato.

Tendenzialmente, la filmografia pornografica contemporanea è eteronormata, ossia vediamo rapporti sessuali fra persone di sesso maschile e femminile, i corpi abili (ossia che non presentano alcuna apparente disabilità motoria) sono slanciati e tonici, le persone coinvolte sono bianche, tant’è che quando appaiono persone con colori di pelle ed etnie diverse da quella cosiddetta caucasica viene specificato.

Il punto di vista della pornografia mainstream è dunque bianco, etero, abilista e potremmo dire anche maschilista e machista. Ditemi, non vi sembra il medesimo della cinematografia commerciale? The Avengers o Fast and Furious non hanno le stesse caratteristiche? Togliete il sesso e otterrete lo stesso risultato.

C’è poi un ulteriore problema, che non riguarda i canoni pornografici ma l’etica e in particolare quella di alcuni siti che trasmettono pornografia gratuita in streaming. Esiste una petizione per far chiudere Pornhub perché, secondo chi l’ha lanciata, è un sito che ospita e favorisce contenuti di traffico sessuale, pedopornografia e violenza sessuale. Più volte è stato accusato di non fare controlli e di permettere la diffusione di materiale non consensuale, oltre che la pubblicazione di estratti di filmati professionali piratati. C’è stato il caso di GirlsDoPorn, un sito porno chiuso a gennaio di quest’anno dopo avere perso una battaglia legale per cui dovrà pagare 12.8 milioni di dollari alle persone coinvolte, ossia donne che sono apparse nei loro video i cui accordi sono stati violati. GirlsDoPorn promuoveva il proprio materiale su Pornhub. Questa mancanza di controllo di certo non fa onore all’azienda più grande e prospera di MindGeek, la multinazionale dal business ambiguo sul cui sito la parola “porn” non appare (praticamente) mai.

La maggior parte delle persone ormai pensa che porno mainstream voglia dire Pornhub e simili, e in qualche modo questo ha un fondo di verità, perché fruiamo gratuitamente di pornografia sempre disponibile e per pigrizia e tirchieria ci fermiamo ai primi contenuti presenti online, senza chiederci chi li abbia prodotti e in che modo. Non ci domandiamo se rispettino un’etica, con la pornografia questo aspetto è particolarmente evidente. Ci capita di farci delle remore rispetto al cibo (è biologico o deriva da agricoltura o allevamento intensivi? Contiene sostanze chimiche dannose?), all’abbigliamento (il materiale con cui è fatto è di buona qualità? Perché costa così tanto/poco?) e al lavoro in generale (quante ore hanno dovuto lavorare le persone che hanno realizzato questo prodotto? Sono state pagate equamente? Sono state rispettate?). Sul porno no, lo consideriamo sempre come un comparto avulso da tutto il resto, eppure dovremmo porci domande simili.

Il collettivo Rosario Gallardo – che produce pornografia da vent’anni ed è tra i fautori del postporno in Italia, con buona pace dei detrattori, ideatore di quella che chiama pornoestetica – mi racconta che innanzitutto un porno etico è quello che deriva dal desiderio. “Non posso pensare di produrre porno se non sono arrapata”, mi dice Maria Tinka aka Regina Vertebra, la componente di Rosario Gallardo che conosciamo meglio perché sta sempre davanti all’obiettivo. “Durante questa quarantena non abbiamo fatto nulla, se non qualche spettacolo in cam, perché lo sconforto e il calo di libido per la condizione in cui ci troviamo sono stati così forti che è stato praticamente impossibile produrre qualcosa. Il nostro porno deriva dall’arrapamento, se non sono eccitata non posso creare. Per me etico vuol dire anche questo: un prodotto sincero e onesto, altrimenti è produzione in serie, è un lavoro come un altro”.

Com’è possibile produrre in maniera etica e al contempo trarre una fonte di guadagno dal porno? “Quando siamo presi bene, produciamo più materiale possibile, per poterlo utilizzare quando i tempi sono difficili o non si ha l’ispirazione”. Il porno etico nasce quindi assecondando il desiderio. Ci sono inoltre i temi del consenso, la condivisione dei punti di vista sulla messa in scena, le pratiche sessuali da rappresentare, la paga delle persone coinvolte nella produzione.

Sono aspetti che hanno un costo in termini economici e di qualità e, in quanto consumatrici e consumatori, è bene che ci riflettiamo, perché non possiamo sempre delegare la responsabilità a chi produce. Siamo innanzitutto noi che dobbiamo fare una selezione, il mercato si influenza vicendevolmente. Si dice che se non paghi un prodotto il prodotto sei tu, per questo sono a favore del porno a pagamento, perché limiterebbe l’accesso indiscriminato  ma potrebbe contribuire a migliorare la qualità dei contenuti e del lavoro delle persone che li realizzano.

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