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#HoganRebelSociety, chi sono i ribelli oggi?

Forse oggi essere ribelli non è più qualcosa di distruttivo ma qualcosa di costruttivo. Almeno così sembra a giudicare dalle storie di cinque giovani artisti che fanno parte della Hogan Rebel Society

HOGAN - The rebel society

Che cosa vuol dire oggi essere ribelli? Oggi che non ci sono più le sottoculture in cui una volta si riunivano le identità diverse e in rottura con quella imposta dalla società, oggi che la stessa società è cambiata e non ci sono quasi più regole da infrangere? Forse oggi essere ribelli non è più qualcosa di distruttivo ma qualcosa di costruttivo.

È così che la pensa Hogan, che con la sua nuova campagna #HoganRebelSociety vuole dare una nuova definizione di ribelle adatta ai tempi che cambiano: non chi viola le regole della società ma chi, accanto a quelle, ne crea di nuove senza farsi guidare lungo strade convenzionali.

È facile, a parole. Ma cosa vuol dire tutto questo in pratica? Chi sono questi nuovi ribelli positivi? Be’, basta aprire gli occhi e sapere cosa si sta cercando per accorgersi che ci sono già – anzi, che proprio la loro attitudine personale nei confronti del mondo li fa risaltare.

Hogan ce ne presenta alcuni – partendo giustamente da Berlino, che per storia e caratteristiche è la città più creativa d’Europa.

1Kicki

C’è l’artista e modella 25enne Kicki Yang Zhang, di origine cinese, che ha avuto il coraggio di essere la prima persona della sua famiglia a mollare l’università, scioccando i suoi genitori, che però hanno cambiato idea quando hanno visto le sue gigantografie per le strade di Shanghai.

2Sunday

C’è Sunday Romuald, musicista e attivista, cresciuto tra la Nigeria e il Benin, trapiantato a Berlino, che si muove costantemente tra l’Europa e l’Africa occidentale perché non conosce barriere: la cosa più importante per lui è la libertà di fare ed essere ciò che vuole. Fa il musicista in Germania, ma in Benin ha lanciato un movimento per l’emancipazione delle donne, supportando i business di proprietà femminile.

3Maxime

C’è Maxime, l’unica skater che va matta per la scienza, che quest’anno vuole andare sei mesi in Antartide al seguito di una spedizione scientifica e che studia da ingegnere con l’obiettivo di progettare una stazione spaziale. Il suo stile è quello: essenzialità, funzionalità e spazio – in tutti i sensi.

4Lawrence

C’è Lawrence, dj techno e allo stesso tempo imprenditore di un brand di vestiti ecosostenibili, secondo cui la club culture, la musica, lo stile, e la sostenibilità sono una cosa sola. “La techno influenza tutto quello che faccio”, dice, e per lui non c’è niente di meglio che lasciare la sua comfort zone e fare qualcosa di nuovo e di completamente diverso.

5Melanie

E poi c’è Melanie Kieback, aka Vanellimelli, che adora fotografare gli scorci più nascosti della sua città perchè “l’ispirazione è ovunque” basta tenere gli occhi aperti. Che ha cominciato a fare la blogger a 13 anni e, nonostante in molti dubitassero di lei, oggi ha oltre mezzo milione di follower su Instagram ed è riuscita col tempo a fare della sua arte e della sua passione il suo lavoro, senza calcoli, senza progetti, senza avere – come dice lei – “un piano dal qui a 10 anni”.

Sono solo alcuni esempi, ovviamente. Ma è guardando gli esempi uno dopo l’altro che si riesce a capire cosa vuol dire essere un ribelle oggi: uno che non fa piani, che non ha paura del giudizio degli altri e non ha paura di sconvolgerli, che segue sempre il suo istinto e che sa distinguere le cose importanti.