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Game of Biscuits, episodio 4: I guerrieri del biscotto

Game of Biscuits è la serie di Rolling Stone sul caso Nutella Biscuits. In questa puntata: l'isteria collettiva causata dai Nutella Biscuits e i razionamenti nei supermercati di tutta Italia

Nelle puntante precedenti: nel 1964 grazie a Michele Ferrero nasce la Nutella, che forte del suo successo planetario nel 2019 atterra su un fragrante biscotto di pastafrolla. La Nutella Biscuits Mania è simile alla Beatlemania per numeri e isteria collettiva, peccato solo un piccolo dettaglio: scovare i biscotti nei supermercati è un’impresa titanica, che miete sempre più vittime.

Il lancio dei Nutella Biscuits avvenuto lo scorso 4 novembre diventa in brevissimo tempo responsabile di profonde spaccature nella società italiana, oltre che di situazioni a cavallo tra il distopico e l’apocalittico. Noi d’altronde siamo bizzarri individui dal culo pesante, che raramente scendono in piazza a protestare contro iniquità, disuguaglianze o prevaricazioni, ma figurati, se Nutella lancia i suoi biscotti è tutto un altro discorso.

Qualsiasi supermercato della penisola viene preso d’assalto manco stesse per scoppiare un conflitto atomico su scala mondiale, e il risultato di quest’estenuante corsa all’acchiappo è univoco, nonché tragico: i Nutella Biscuits non si trovano più da nessuna parte.

Gli italiani insorgono: ma siete pazzi, ci fate aspettare non uno, non due, bensì dieci anni; noi abbiamo fatto il conto alla rovescia dei giorni che ci separavano da ‘sti benedetti Nutella Biscuits, e voi non ne producete abbastanza? Shame! Le cose precipitano al sud, con i supermercati di Campobasso che espongono sugli scaffali un triste annuncio: “Ci scusiamo con la gentile clientela ma a causa di un eccesso di richieste non siamo in grado di garantirne la costante presenza”. Non si tratta però di un caso isolato: i biscotti di cui parlano pure i muri sono stati razionati dalla grande distribuzione in Toscana e in tante altre regioni, come testimoniato dalle foto pubblicate sui social che – accanto al prezzo – riportano un avvertimento, “Acquisto massimo giornaliero 3 pezzi”. Un razionamento insomma che ricorda molto quello imposto durante la seconda guerra mondiale, quando il cibo non era sufficiente per tutti e si formavano file lunghissime davanti ai negozi per procurarsi i pochi alimenti destinati a ogni persona. Ottant’anni dopo la sinfonia non è poi così cambiata, con la sola differenza che di cibo ce n’è anche troppo, ma chi se ne importa, non è una questione di appetito, è una questione di bisogno viscerale: Maestà, il popolo non ha fame, vuole solo quei dannati biscotti! 

I fortunati che riescono ad accaparrarseli, sfidando le intemperie e la massa assetata di sangue, li passano al microscopio. Ciascun biscotto pesa 13,8 grammi e contiene più o meno l’equivalente di una zolletta di zucchero, cioè 4,8 grammi: un bel record riportato nella tabella nutrizionale presente sulla confezione, che attribuisce alla presenza di zucchero il 35% del totale. Con un solo biscotto si assume circa il 10% dello zucchero che secondo l’OMS si dovrebbe consumare in un giorno (circa 50 grammi per adulto, considerando una dieta da 2.000 calorie), ma è qui che casca l’asino: a meno di non avere la forza di volontà di un maestro zen, limitarsi a mangiare un solo Nutella Biscuits è un’utopia.

Alcuni gridano allo scandalo, la maggioranza fortunatamente fa appello al buon senso: la Nutella, nostro malgrado, non è mai stata un prodotto dietetico, ovvio che se c’aggiungi un biscotto di pastafrolla scendere a patti con la prova costume potrebbe rivelarsi più arduo del previsto. I Nutella Biscuits Warriors si stringono nelle spalle: la vita è già breve di suo, densa di ostacoli, pericoli e delusioni, quindi non rompeteci ulteriormente le palle e lasciateci concentrare sui problemi seri. Che nella fattispecie sono riconducibili a: i Nutella Biscuits saranno in grado di vincere il confronto con i Baiocchi?

È un momento di drammatica tensione per l’Italia, che col fiato sospeso attende il responso di una pletora di giornalisti ed esperti intenti ad assaggiare il re finora incontrastato farcito con crema alla nocciola e caca e lo sfidante con un heritage mica da ridere: sul ring – anzi, sul piatto – oltre ai due prodotti ‘fisici’, anche variabili quali ingredienti, prezzo, apporto calorico. Dissapore già sui Nutella Biscuits si sbilancia parecchio: “il morso è super croccante, il ripieno generoso, il finale (dolce) è ammansito dalla salinità. La consistenza non tradisce le aspettative, un tiro alla fune fragrante-cremoso in cui Lei domina la scena. Rendo l’idea? Un cucchiaio di Nutella con un biscotto croccante attorno: un goal a porta vuota”. La conclusione non lascia spazio a dubbi, e tra il poetico e il pornografico lascia intendere che il match ha un unico grande vincitore: “in un caso è come intingere il biscotto nel vasetto della Nutella (e, incredibile, non a tutti piace cotanta intensità aromatica e gustativa), nell’altro si tratta più di un sussurro sensoriale, un velo di crema alla nocciola tra due biscotti. Ed è proprio sulla consistenza (e quantità, ça va sans dire) di quel velo che la partita in casa Mulino Bianco è stata persa. Scarso e solito è incapace di creare quel movimento in bocca, quell’avvicendarsi croccante-cremoso che il Nutella-biscotto ostenta con sicumera”. Dello stesso avviso sono anche Scatti di Gusto e in generale qualsiasi testata o blog che graviti nell’universo food.

Certo, adesso possiamo dormire sonni tranquilli – ammesso e non concesso che sia possibile accaparrarsi la tanto ambita confezione – ma un ennesimo dubbio agita le vivaci menti dei maître à penser nostrani. Molti credono infatti che la mancanza di Nutella Biscuits sugli scaffali sia solo una strategia di marketing per creare ancora più aspettativa, sebbene chi lavora nel retalil non sia dello stesso avviso.

Al Corriere della Sera Giorgio Santambrogio, presidente di ADM, Associazione Distribuzione Moderna, ha dichiarato: “È un prodotto che ha superato le previsioni. La capacità produttiva non riesce a stare dietro alla produzione. Sono convinto che non sia una precisa strategia di marketing perché non conviene all’azienda, dato che creerebbe tensioni con la rete dei punti vendita, e produrrebbe solo un danno”. Strano che però Ferrero, una delle grandi aziende dolciarie al mondo, non abbia una catena produttiva adatta a soddisfare qualsiasi genere di richiesta: forse Santambrogio non ha mai sentito parlare di brand come Supreme o Yeezy? Alla prossima puntata l’ardua sentenza. 

 

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