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Finalmente ci si può perdere dentro il Labirinto Borges

In occasione dei 35 anni dalla scomparsa dello scrittore e dei 10 anni dalla sua creazione, la Fondazione Giorgio Cini che lo gestisce ha deciso di aprire per la prima volta al pubblico una delle bellezze segrete di Venezia

Foto di Matteo De Fina, Courtesy of Fondazione Cini

Il Labirinto Borges non ha bisogno di presentazioni. Nato nel 2011 e ispirato al racconto borgesiano Il giardino dei sentieri che si biforcano è una delle tante bellezze segrete di Venezia. Adesso, in occasione dei 35 anni dalla scomparsa dello scrittore e dei 10 anni dalla sua creazione, la Fondazione Giorgio Cini che lo gestisce ha deciso di aprirlo per la prima volta al pubblico, offrendo la possibilità di percorrerlo interamente. Fino a oggi, infatti, si era potuto ammirare solo dall’alto, dal terrazzo del Centro Branca.

Per accompagnare la visita è stata realizzata una colonna sonora, commissionata al compositore Antonio Fresa da Ilaria D’Uva, che con la sua azienda D’Uva – operativa dal 1959 nell’interpretazione del patrimonio culturale attraverso la tecnologia e nei servizi museali in Italia – gestisce le attività di accoglienza e le visite guidate alla Fondazione Giorgio Cini, al bosco con le Vatican Chapels e al Labirinto, ed è anche responsabile del San Giorgio Café, il bistrot dell’isola: è una suite di 15 minuti da titolo Walking the Labyrinth, che suonerà nella audioguide multilingue dei visitatori lungo la passeggiata nel labirinto. Una composizione in quattro movimenti suonata dagli strumenti dell’Orchestra del Teatro La Fenice. Le musiche diventano anche protagoniste di un disco, The Borges Labyrinth & Vatican Chapels Live, A Soundtrack Experience che riunisce il brano per il labirinto di Borges e gli 11 brani scritti sempre da Fresa come colonna sonora delle chiesette vaticane. Il disco è stato mixato e masterizzato da Paolo Iafelice negli studi milanesi di Adesiva Discografica, etichetta che si contraddistingue per la cura che dedica alla selezione e produzione dei suoi titoli, e sarà distribuito da Self Distribuzione. La produzione esecutiva è di Ilaria D’Uva.

Walking the Labyrinth è una suite in quattro movimenti che racconta la metafora dell’esistenza che scorre al contrario, vissuta attraverso l’evaporazione, la solidità, il caos e l’origine della vita”, ha raccontato Fresa. “È un brano costruito in sei quarti, come sei sono le pareti delle sale della biblioteca ideale immaginata da Borges. Il caos è il labirinto, il centro della vita e il turbinio della ricerca di sé nell’età più acerba e irrequieta. La principale cellula melodica assume ogni volta risoluzioni diverse, proprio a significare la biforcazione inconsueta che i sentieri del tempo possono prendere. Il quarto movimento è l’origine della vita, un suono digitale non organico che viene da lontano, una scintilla primordiale che arriva con un incedere ritmico e riporta alla condizione dell’innesco dell’esistenza, chiudendo il cerchio simbolico di tutta la composizione”.

Il Labirinto Borges è visitabile tutti i giorni escluso il mercoledì. Le visite si possono prenotare qui.