Fenomenologia di un figlio scemo: Andrea, duca di York | Rolling Stone Italia
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Fenomenologia di un figlio scemo: Andrea, duca di York

L’ultimo grattacapo per Elisabetta? Le accuse di abusi sessuali e traffico di minorenni a carico del pargolo prediletto. A cui sono già stati revocati i titoli nobiliari. Ma la causa non finisce qui. Era meglio l’epoca degli alluci ciucciati in piscina…

Elisabetta col figlio Andrea alla parata per il compleanno della regina nel 2019

Foto: Max Mumby/Indigo/Getty Images

Non c’è pace tra gli ulivi, dicono, e la regina Elisabetta mi sa che sottoscrive. La sovrana, in novantacinque anni di vita, ne ha viste di cotte e di crude: una guerra mondiale; uno zio abdicante; un padre morto prematuramente; la crisi di Suez; la decolonizzazione di Africa e Caraibi; la guerra delle Falkland; Lady Diana con i vari annessi e connessi; figli con tendenze fedifraghe; la prima guerra del Golfo; una serie di primi ministri che quando andava bene si chiamavano Tony Blair, quando andava male Margaret Thatcher o Boris Johnson; la Brexit; un marito incline alle gaffe; un nipote che a trentasei anni s’atteggia come se ne avesse diciotto; alluci ciucciati en plein air; matrimoni, divorzi, scappatelle, gossip, piccole vendette private, rivendicazioni, scandali, accuse di razzismo, bla bla bla.

Io al suo posto io avrei già avuto una trentina di esaurimenti nervosi, ma lei no, tiene botta con piglio stoico nonostante quattro figli la cui occupazione principale sembra sia regalare tribolazioni a mammà. Tralasciando per un attimo le vicissitudini di Carlo, Anna e Edoardo, l’ultimo intenzionato a negare a Elisabetta la serenità che merita è il terzogenito Andrea, duca di York, uno che per quanto mi riguarda non s’è mai dato la briga di passare per un fulmine di guerra. Forse consapevole che la genetica non è dalla sua parte – genitori ultranovantenni, un fratello maggiore che se tanto mi dà tanto gli sventolerà la corona in faccia facendogli gnè gnè –, Andrea se n’è sempre abbastanza sbattuto della responsabilità che il titolo e i natali portavano con sé, comportandosi con l’irresponsabilità tipica di un adolescente bisognoso d’attenzioni.

Come non ricordare il matrimonio con Sarah Ferguson nel 1986, durante il quale la rossa Fergie veniva costantemente paragonata a Lady D, e costantemente perdeva: le mancava la grazia, lo stile, il carisma – ma, aggiungo io, a simpatia vinceva a mani bassissime. Il consorte, all’epoca militare in carriera, era spesso lontano da casa, e la poveretta si sentiva talmente trascurata da dover sublimare in qualche modo la carenza d’affetto per non deprimersi ulteriormente. Nell’agosto del 1992 il tabloid britannico Daily Mirror pubblica alcune delle foto emblema degli anni Novanta: gli scatti clandestini della duchessa che prendeva il sole in topless, seduta a fianco del finanziere americano John Bryan intento a succhiarle l’alluce, finiscono in prima pagina e portano la coppia alla separazione, che culminerà nel 1996 con un parecchio chiacchierato divorzio.

La sottile arte di non accompagnarsi a fulmini di guerra è tipica di coloro che non sono appunto dei fulmini di guerra, e Andrea non certo fa eccezione. Nella sua vita arriva il turno di Jeffrey Epstein: un’amicizia assai discussa e controversa, che già nel 2011 gli procura non pochi grattacapi. “Randy Andy”, come lo definisce la stampa britannica (“Andrea il lascivo”, vi risparmio la ricerca su Google), ai tempi era ancora principe e rappresentante commerciale finanziato dai contribuenti del Regno Unito, ruolo che poi lasciò in seguito alla numerose critiche causate dai rapporti con Epstein. A gettare il carico da novanta all’epoca ci pensò Sarah Ferguson, desiderosa di rivelare al mondo di aver ricevuto, grazie all’intercessione dell’ex marito, quindicimila sterline dal miliardario americano per pagare i propri debiti. Fergie fece pubblica ammenda, dichiarando di essere «profondamente dispiaciuta per aver legato il nome di Jeffrey Epstein al mio. Aborro la pedofilia e qualsiasi tipo d’abuso sessuale sui bambini, e so che questo è stato un gigantesco errore di valutazione». Un gran bel punto di non ritorno, insomma.

La parola “fine”, però, è ben lungi dall’essere scritta: nel 2014 un esposto al tribunale della Florida afferma che il principe Andrea era una delle diverse figure di spicco (tra cui «un ex primo ministro» e l’avvocato Alan Dershowitz), ad aver partecipato ad attività sessuali con una minorenne, Virginia Roberts Giuffre, durante un viaggio a Londra nel 2001 e successivamente a New York e a Little Saint James, nelle isole Vergini. L’anno successivo l’opinione pubblica e i media fanno pressioni a Buckingham Palace per spiegare i rapporti del principe con Epstein: il Palazzo dichiara che «qualsiasi insinuazione di comportamento inadeguato con minori è categoricamente falsa», ripetendo in seguito le smentite.

Sebbene Epstein l’avesse in parte fatta franca (nel 2006, incriminato con quattro capi d’accusa per attività sessuali illegali con minori, riesce a negoziare un accordo con l’allora pubblico ministero dello Stato della Florida, Alexander Acosta, il non-prosecution deal che prevede di non perseguire un accusato in cambio del suo impegno a non reiterare il reato), l’avvocato Bradley Edwards non si dà per vinto e continua a dar la caccia sia a lui che alla sua partner in crime Ghislaine Maxwell e ai vari complici conniventi. Le prove sono piuttosto inequivocabili: i registri dei voli dimostrano che il principe e Giuffre si trovavano nei luoghi in cui sarebbero avvenute le molestie, e non da ultimo salta fuori una fotografia che li ritrae insieme, dove il principe Andrea le cinge la vita, con Maxwell in piedi sullo sfondo. Giuffre dichiara di aver ricevuto pressione per fare sesso con il principe e che «non avrebbe osato rifiutare», temendo che Epstein avrebbe potuto farla «uccidere o rapire».

Dietro consiglio di Edwards, Giuffre fa causa a Ghislaine Maxwell presso la Corte federale di New York, accusandola di diffamazione: la causa viene considerata un valido appiglio per le vittime di Epstein per esporre la portata dei suoi crimini, dando il via a diverse azioni civili in cui si afferma che Epstein e Maxwell gestiscono un’operazione internazionale di traffico del sesso. Nel 2019 Jeffrey Epstein viene incriminato dal tribunale del distretto sud di New York – noto per la sua inflessibilità – per traffico sessuale e associazione a delinquere finalizzata al traffico sessuale. Tra il 2002 e il 2005 avrebbe reclutato consapevolmente ragazze minorenni nella sua villa di Palm Beach e in quella di Manhattan, abusando sessualmente di loro: le nuove accuse non rientrano nel non-prosecution deal perché riguardano nuovi crimini nonché fatti avvenuti a New York, e, secondo alcuni giuristi, l’accordo interesserebbe solo lo Stato della Florida.

Avanti veloce: Jeffrey Epstein muore in circostanze sospette; Ghislaine Maxwell viene arrestata nel 2020, processata e giudicata colpevole per cinque dei sei capi di accusa mossi nei suoi confronti (per i giudici la socialite britannica fra il 1994 e il 2004 ha reclutato per Epstein decine di minorenni, convincendole a vendersi per poche centinaia di dollari); gli avvocati del principe, terrorizzati, cercano di far cadere la denuncia presentata da Virginia Giuffre contro Andrea appigliandosi a un cavillo legale. Tentativo che però fallisce miseramente: il 12 gennaio 2022 un giudice di New York decide che Randy Andy sarà processato negli Stati Uniti, in un procedimento che metterà in imbarazzo la Corona e darà in pasto al pubblico testimonianze scabrose sui festini con le minorenni organizzati dal finanziere e dalla sua maîtresse.

Immediata la reazione di Elisabetta, che il giorno dopo fa letteralmente calare la mannaia su quello che si racconta fosse il suo figlio prediletto (perché ogni scemo è intelligente a mamma soja). Una nota di Buckingham Palace annuncia che Andrea è stato privato dei titoli reali e militari e che d’ora in poi dovrà difendersi «come un privato cittadino»: il principe resta Altezza Reale ma, come Harry e Meghan, non potrà più fregiarsi pubblicamente dell’appellativo. Altro che Megxit, altro che lo scisma dei duchi di Sussex: con questo scandalo non si scherza un cazzo, tanto che i festeggiamenti per il Giubileo di Platino, ossia i settant’anni di regno di Elisabetta, rischiano di essere totalmente oscurati dalle deposizioni del procedimento legale, che devono essere completate entro luglio per poi andare a processo a settembre. Con un’ulteriore aggravante, l’eventuale coinvolgimento di alcuni membri della Royal Family: potrebbero essere interrogate l’ex moglie Sarah Ferguson e la figlia Beatrice, che Andrea ha usato come alibi per sostenere di non aver incontrato nel 2001 l’allora diciassettenne Virginia Giuffre.

Levare dei titoli nobiliari non equivale però a lavare i panni sporchi: se il duca di York dovesse perdere la causa, il futuro re Carlo sarebbe macchiato indelebilmente come «il sovrano il cui fratello è stato condannato per stupro». Senza contare che la vicenda getta un’ombra sulle relazioni fra Gran Bretagna e Stati Uniti: per due anni l’FBI ha cercato di interrogare Andrea in relazione al caso Epstein, ma la richiesta inoltrata al Governo di Londra è sempre stata insabbiata. Dunque, se Andrea volesse recarsi a New York per difendersi di persona anziché preferire di essere ascoltato via video, si esporrebbe a un arresto da parte degli agenti dell’FBI, che lo costringerebbero a sottoporsi anche alle loro domande. Povera regina Elisabetta: chi l’avrebbe mai detto che novantacinque anni si sarebbe ritrovata a rimpiangere l’epoca degli alluci ciucciati in piscina.