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Il sexting è come gli spaghetti – bisogna scaldare prima di consumare

Se c’è una cosa che ho imparato in questa quarantena è che tutti quanti vogliono fare sexting, ma nessuno sa come farlo. Ecco qualche punto per rimediare

PEDRO PARDO/AFP via Getty Images

Se c’è una cosa che ho imparato in questa quarantena è che un sacco di persone vogliono fare sexting, ma nessuno sa come farlo. Lo so perché ricevo di continuo messaggi in cui mi chiedono consigli, vengo ospitata in programmi radio e dirette su Instagram per parlarne e in generale mi sembra che ora più che mai le persone, obbligate a una clausura forzata,  spesso sole o distanti dai partner, vogliano apprendere le tecniche per il sexting perfetto. Purtroppo il tema è diventato piuttosto delicato negli ultimi tempi, da quando un’inchiesta giornalistica ha scoperchiato tutta una serie di gruppi dedicati al revenge porn su Telegram.

Sexting e revenge porn sono correlati nella misura in cui il materiale intimo e di natura sessuale scambiato in via confidenziale via chat viene diffuso senza il consenso di una delle persone coinvolte e utilizzato per screditarla. In una società dove la sessualità e il porno non fossero un tabù, non ci sarebbe ragion d’essere a rendere di dominio pubblico foto, video e conversazioni di natura sessuale perché non si potrebbero più usare il sesso e il porno come fattori mortificanti – ma nel nostro contesto culturale purtroppo è ancora così, quindi è bene prestare attenzione a quello che facciamo, per evitare di trovarci in spiacevoli situazioni.

Ci sono alcune accortezze da usare per fare sexting in modo sereno e il più sicuro possibile, le ho spiegate qui e vi invito a leggerle prima di lanciarvi in una chat infuocata. Al di là di questo aspetto di sicurezza, che è fondamentale, vorrei parlare di sexting da un altro punto di vista: come farlo bene, partendo da un presupposto molto semplice, ossia che non esiste alcuna regola, se non quelle del buon senso e del rispetto.

Alla fine il sexting non è poi così diverso dal sesso vero e proprio, tant’è che un suggerimento che dò è quello di immaginare di essere in un contesto reale e di comportarsi come se si fosse davvero nello stesso luogo della persona con cui si sta interagendo tramite smartphone, tablet o pc. Di fatto – oltre ai suddetti buon senso e rispetto – fondamentale è la netiquette, ossia quell’insieme di regole che sottendono la buona riuscita delle interazioni virtuali che, in teoria, chiunque navighi su internet dovrebbe conoscere almeno sommariamente.

Come ho già avuto modo di dire non amo i vademecum: credo che le relazioni non possano e non debbano essere confinate in rigidi schemi che le inibiscono, perché contesti e persone sono diversi e cambiano in base a una serie di fattori circostanziali. Quindi bisogna ascoltarsi a vicenda, mettersi in una posizione di apertura e improvvisare – se non si vuole finire come Otis nella seconda stagione di “Sex Education”, quando masturba Ola seguendo la tecnica dell’orologio, trasformando un momento passionale, romantico ed eccitante in una specie di malriuscita visita ginecologica priva di pathos.

Lasciando perdere i casi in cui si ha già un rapporto confidenziale e intimo con la persona con cui si interagisce e si sa di “poterselo permettere” per una serie di tacite ragioni (che si tratti di una relazione affettiva e/o sessuale, fisica o virtuale, poco importa), veniamo al sexting tra sconosciuti. In questi casi, almeno la prima volta, sconsiglio di approcciarvi in modo “esuberante” – per esempio cominciare la chat senza salutare, far seguire al saluto una vostra foto, o richiedere di fare sexting di punto in bianco.

Non è impossibile trovare persone che, senza alcuna mediazione, siano disposte a fare sexting – così come fuori da questi schermi ci sono persone pronte a scopare senza troppi preamboli – ma il punto è che le richieste esplicite e dirette spesso mettono sulla difensiva l’altro, soprattutto quando non ci si conosce e magari si è acquisito il contatto tramite chat di gruppo o bot. 

Su Telegram esistono infatti dei bot che permettono di trovare casualmente persone sconosciute con cui chattare: basta inserire il proprio sesso, l’età e il sesso della persona con cui si desidera entrare in contatto. Il bot pesca un utente a caso e dà il contatto al richiedente, che così può cominciare una conversazione. Si può essere contattati da chiunque, anche se non avete scaricato quel bot, come è capitato a me (non ho gradito affatto, più per ragioni di privacy che altro).

Nei casi di chat con totali sconosciuti i passaggi ideali potrebbero essere: salutare, presentarsi, dire dove e come si è preso il contatto. Dal mio punto di vista è una questione di trasparenza e onestà, che permette all’interlocutore di decidere se rispondere e in che termini. Il problema del sexting fra sconosciuti è che è un campo minato, ma del resto lo è tutto ciò che ha a che fare con la sessualità, e forse con le relazioni interpersonali in generale.

Mentre usando le app per incontri come Tinder, Grindr, Her le intenzioni sono più o meno implicite (si sa di essere là, se non per scopare, perlomeno per incontrare qualcuno a scopo romantico, senza prenderla troppo alla lontana), nel sexting tramite social generalisti l’approccio si fa più complicato e servono ulteriori accortezze, il che può risultare pesante alle persone abituate ad andare sui siti porno, scegliere i video e masturbarsi in quattro e quattr’otto. 

Esordire dicendo “cerco qualcuno con cui fare sexting” nella maggior parte dei casi non è la strategia vincente: c’è una ricerca della spontaneità e dell’autenticità che però sono inficiate dalla richiesta stessa. Come ha giustamente fatto notare una mia amica, cercare qualcuno per fare sexting è come cercare qualcuno per innamorarsi: non si possono pianificare il desiderio e l’arrapamento, ci devono essere le condizioni per entrambi. Una richiesta del genere inoltre è abbastanza svilente perché implica che la persona non abbia piacere di fare sexting con delle persone specifiche, nei confronti delle quali prova attrazione per svariati motivi, ma per soddisfare il proprio piacere personale senza forse curarsi troppo di quello altrui.

Ogni volta che ho fatto sexting, tutto è nato da una chiacchierata più o meno maliziosa, da un’attrazione reciproca, da un pregresso che ha posto le basi. Immaginate d’incontrare una persona, iniziare a conversarci, flirtare e finire a farci sesso. Se siete soddisfatti, magari andrete avanti a sentirvi in maniera più o meno continuativa e le volte successive basterà una frase, una foto o un video per innescare una chat bollente. Il fatto è che, come per tutte le cose, per farle bene bisogna dedicare tempo e cura, altrimenti si rischia di dare un’immagine sciatta di sé e di non avere alcun interesse nell’altro.

Un’alternativa al sexting a due, è quello di gruppo – perché le orge tirano un sacco anche quando sono solamente immaginate. Ci sono chat sessualmente libere, miste per genere e orientamento sessuale nelle quali potersi scambiare pubblicamente foto e video personali e scriversi cose zozze. In questo contesto disinibito e giocoso, dove le persone sono maggiorenni e consenzienti, il sexting scatta nelle situazioni più disparate: mentre si è in fila per fare la spesa, quando si sta facendo smartworking, durante la preparazione dei pasti, mentre ci si annoia o si guarda un film, quando si è al bagno. Le possibilità sono praticamente infinite.

È molto divertente trovarsi in un contesto simile, perché bisogna moltiplicare le attenzioni per il numero di partecipanti, e talvolta si creano micro-dialoghi all’interno del macro-dialogo, dove magari A, B e C fanno sexting mentre Y e Z chiacchierano del più e del meno. In queste chat è possibile dare il buongiorno con la foto dei propri genitali senza che nessuno si offenda o indispettisca, un gesto liberatorio e sovversivo, quindi è più facile che ci siano le condizioni per un sexting spontaneo e compiaciuto senza troppi preamboli.

Fatta eccezione di questi ambienti dedicati alla sessualità libera, bisogna pensare al sexting – e per esteso al sesso – come a un piatto di spaghetti: non si può pretendere di averli al dente senza prima averli cotti; li si può condire e mangiare crudi, in teoria, ma non saranno una granché; e se non si sa cucinare o mancano gli ingredienti allora è meglio andare al ristorante o – visto che siamo in quarantena – ordinare a domicilio, se capite cosa intendo.

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