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Cosa succede a Vienna durante l’Eurovision?

Da un lato colori e glitter, dall'altro la normale vita di sempre. E ovunque, ebbene sì, c'è Sal Da Vinci

Cosa succede a Vienna durante l’Eurovision?

Eurovision Song Contest 2026

Foto: Corinne Cumming

Questa settimana a Vienna si respira un’aria differente. La gente è tranquilla ed educata come sempre, ma qua e là spuntano persone in abiti più che sgargianti, spesso glitterati, o con parrucche e trucco che ricordano una serata disco degli anni ‘70, in un omaggio (volontario o meno) agli Abba. Qualcuno ha dipinto la faccia con i colori della propria nazione. Qualcun altro indossa occhiali a forma di cuore. Per le strade passa un tram con dentro un karaoke. L’Eurovision Song Contest 2026 è arrivato in città.

Il centro logistico di tutta questa pazza avventura colorata è Rathausplatz, la piazza ai piedi del municipio neogotico, dove l’Eurovision Village ha messo radici dal 10 maggio. Gratuito, aperto fino a mezzanotte, capace di contenere quindicimila persone al giorno: è qui che chi non ha il biglietto per la Wiener Stadthalle – e sono molti – segue semifinali e finale su maxischermo, balla, mangia specialità viennesi e internazionali, si siede sul prato accanto a qualcuno che non parla la sua lingua e trova comunque di che ridere. Sul palco del Village questa settimana si sono avvicendati artisti pop storici come Haddaway e Alcazar.

La sera, il centro di gravità si sposta invece al Prater Dome, vicino alla ruota panoramica più fotografata d’Europa. L’Euroclub funziona da quartier generale notturno, con le delegazioni che si mescolano ai fan in serate a tema che durano fino all’alba. Chi preferisce qualcosa di più sobrio – o almeno di meno assordante – trova rifugio nei caffè storici trasformati per la settimana in Eurofan Cafés: il Café Landtmann, il Café Sperl, il Café Mozart ospitano ciascuno un paese partecipante, con menù tematici e serate di visione collettiva. È una delle idee migliori dell’edizione: prendere l’istituzione più viennese che esiste – il caffè storico, col marmo, i camerieri in giacca, le Melange e i giornali appesi alle grucce di legno – e farci dentro una festa eurovisiva. Funziona, stranamente. E infatti quest’estetica ritorna anche nell’arena della kermesse, dove i vari concorrenti aspettano agitati i loro possibili 12 punti in una green room a tema café viennese. Al Wien Museum invece c’è l’Eurofan House, curata da OGAE Austria, con talk e interviste.

In tutto questo il nostro Sal Da Vinci è ovunque. Lo si trova a cantare e ballare in metropolitana, nei parchi, a Palazzo Metternich, sede dell’ambasciata italiana, nei backstage con i “rivali”. E ovviamente all’Eurovision Village. Lo si trova, soprattutto, a distribuire sfogliatelle ai passanti insieme a Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini – la coppia che commenta l’evento per Rai 2 – in uno di quei momenti che non si pianificano ma che diventano immediatamente virali. I tre si sono presentati per le strade del centro con un vassoio di dolci napoletani, offrendoli a chi passava. Corsi e Lamborghini, si racconta, ne hanno approfittato per sollecitare voti in cambio. A Vienna, Sal è già un mito, anche se i bookmaker non lo danno tra i favoriti.

Per una Vienna che si diverte tra il clima estroverso di questa kermesse, però, c’è anche tutta una Vienna che rimane fedele a se stessa e anche mentre i colori e le paiette rimbalzano per le città, si gode la sua cultura, i suoi musei, le sue cene di gala, i ricevimenti. E questo contrasto balza all’occhio, si sente, spostandosi di quartiere in quartiere, di zona in zona. O magari proprio all’interno di uno stesso quartiere, come accade nel distretto Rudolfsheim-Fünfhaus, dove è situata il Wiener Stadthalle, l’arena adibita all’Eurovision, dove ai negozi di merchandising, manifesti e personaggi sopra le righe, si risponde con un festival culturale thailandese nell’indifferenza di chi ha le radici più lontane.

Vienna sta mettendo in scena la propria versione di una festa europea. Una festa pop e queer, ma che educatamente si inserisce in un contesto vivo e che, magari, con quel mondo non ha interesse a relazionarsi. Eurovision è così, e anche a Vienna è esattamente quello che deve essere.