Cosa racconta di noi un paio di sneakers distrutte venduto a 1.450 euro? | Rolling Stone Italia
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Cosa racconta di noi un paio di sneakers distrutte venduto a 1.450 euro?

Oops!... Balenciaga Did It Again. Demna Gvasalia, direttore artistico della maison, lancia l’ennesima provocazione e ci pone di fronte a un dilemma etico-stilistico: le Paris High Top Trainers Fully Destroyed sono una presa per il culo furbissima per fare soldi?

Le nuove Paris High Top Trainers Fully Destroyed di Balenciaga

Foto: Instagram

Se vivessi ancora dai miei, a Bologna, e la mattina mia madre trovasse nell’antibagno un paio di Paris High Top Trainers Fully Destroyed, probabilmente le butterebbe senza manco chiedermene conto. E mia madre, va detto, non è la classica signora a digiuno di moda: nella sua cabina armadio trovano spazio tailleur di Dolce & Gabbana (quelli stupendi degli anni Ottanta), gonne di Comme des Garçons, camicie di Hermès, abiti di Alexander McQueen, scarpe di Prada e Chloé. Mia madre, insomma, il buongusto lo mastica fin troppo e, se mi ritrovassi a ravanare in un bidone della spazzatura alla ricerca di un paio di sneakers distrutte da 1.450 euro, non sarebbe certo per una sua leggerezza. Probabilmente, se in preda a una crisi isterica le urlassi qualcosa tipo «Sei pazza, come hai potuto, le avevo pagate 1.450 euro!», lei replicherebbe laconica «No figlia mia, qui la pazza sei tu», e avrebbe ragione.

Lunedì 9 maggio la maison francese Balenciaga, che tra i suoi fan più affezionati conta A-lister come Kim Kardashian e Justin Bieber e consorte, ha lanciato una nuova linea di sneakers «Fully Destroyed» in edizione limitata da cento esemplari. Ma la distruzione, si sa, costa cara: mentre la versione Paris “normale” (leggi: una specie Chuck Taylor All Star col logo Balenciaga sulla punta) viene via per la modica cifra di 495 euro, la stessa in variante «completamente distrutta» potrà essere accaparrata ad appunto 1.450 euro. Demna Gvasalia, il direttore creativo del brand, è sicuro sarà un successone, tanto che sul sito è possibile optare per un pre-ordine per non correre il rischio di perdersi le scarpe rotte. Che sono disponibili in nero o bianco, con dettagli di pregio quali cotone interamente destroyed e gomma; strappi su tutto il tessuto; logo Balenciaga stampato sul bordo della scarpa in punta nonché a mo’ di graffito di colore a contrasto sulla suola. Ciliegina sulla torta (o sulla scarpa): se le sneakers dovessero sporcarsi (!), cito testualmente, basta «passare con un panno morbido».

 

 
 
 
 
 
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Poteva mancare la campagna pubblicitaria con fotografo di grido? «Una campagna dedicata mostra le scarpe estremamente consumate, segnate e sporche. Questi ritratti di nature morte, del fotografo Leopold Duchemin, suggeriscono che le Paris Sneakers sono pensate per essere indossate per tutta la vita». Il Direttore di GQ France Pierre A. M’Pelé, noto online col nome d’arte Pam Boy, in una story su Instagram ha dato una sua interpretazione: «Il messaggio è chiaro: compra e conserva per sempre. Demna farà in modo che le persone che possono permettersi oggetti di lusso acquistino scarpe da ginnastica dall’aspetto “pre-indossato” per 1.450 euro. Sta completamente capovolgendo l’essenza del lusso… È l’opposto di una mentalità sibaritica, e ancora una volta si stanno prendendo in giro persone che spenderanno davvero un salario minimo per oggetti che potrebbero ritenere usa e getta e che sono apparentemente privi di valore. Una maison di moda è il mezzo giusto per questo messaggio? Non lo so. Ma detesto amarlo».

Lancio il sasso, ma non nascondo la mano: sebbene negli anni abbia acquistato più coscienziosamente; sebbene spesso – per ragioni etiche ma pure economiche – ricorra a piattaforme come Vestiaire Collective o Vinted; sebbene le mie spese importanti si riducano a una borsa, a una giacca sartoriale o a un paio di scarpe a cui faccio il filo per mesi e di fronte ai quali poi finisco per cedere; sebbene sia più attenta a materiali e Paese di produzione; sebbene non inciampi nel fast fashion da più d’un quinquennio; sebbene tutte le varie ed eventuali del caso, poche cose mi danno gioia come fare shopping. La verità è che spendo un capitale in abbigliamento, cosa che non riduco a un semplice guilty pleasure solo perché trovo davvero codardo e infantile vergognarsi dei propri piaceri, qualsiasi essi siano.

Appena ho visto le Paris High Top Trainers Fully Destroyed, ho subito pensato a un mio (ex) grande amore, le slipper Princeton di Gucci foderate in lana d’agnello. Correva l’anno 2015 e ci feci una passione: andai a provarle almeno cinque volte, tre nella boutique di Monte Napoleone e due in Rinascente, nel tentativo di convincermi che quegli 850 euro fossero un ottimo investimento, che non potevo fare a meno di un paio di sabot col pelo dentro. Alla fine il buonsenso ebbe la meglio e non li comprai, e oggi posso dire «meno male»: erano un trend, durato quanto la scoreggia d’una farfalla. Sette anni fa li calzava chiunque e io li avrei messi ovunque; nel 2022 mi sentirei una deficiente, e – forse – un po’ mi girerebbero le palle per essere caduta in modo ingenuo e avventato in un trappolone così grande.

C’è una vaga possibilità che Demna Gvasalia stia sostenendo la medesima consapevolezza: i cento (s)fortunati che acquisteranno le scarpe rotte a 1.450 euro (ah, quei 50 euro, come mi cambiano la percezione del valore), dandomi dei soldi per delle sneakers che andrebbero dritte nell’inceneritore, con un simile gesto affermano il loro essere un peso per l’umanità intera. Dall’alto del suo trono, Denma osserverà l’indignazione montare sui social, con la serenità e la fiducia di chi sa che ci sarà sempre un povero scemo che sborserà ben più di mille euro per farsi prendere per il culo. Un po’ come il Jacobim Mugatu che dava in pasto la collezione Derelicte (a sua volta parodia della vera collezione creata nel 2000 da John Galliano) a un pubblico adorante, lo stilista georgiano è talmente forte della nostra stupidità che vuole sbattercela in faccia: vediamo quanti di voi, a parità di prezzo tra un capo sartoriale destinato a non passare mai di moda o delle sneakers logore, strappate, finto-usate, col mio logo sbattuto in ogni dove, preferiranno le seconde. Anzi, non preferiranno: si strapperanno letteralmente i capelli pur di riuscire a indossarle – sempre che reggano almeno un paio di passeggiate.

Come ha osservato giustamente Assia Neumann Dayan su Twitter, «Comprare scarpe rotte per millequattrocento euro forse è una grande metafora». Ebbene sì, lo è, soprattutto per gente che manco sa cosa sia una metafora: racconta di fashionisti e influencer con l’ansia di pubblicare l’ambito scatto su Instagram, dei loro follower che si sentiranno degli straccioni a cui monterà l’invidia sociale, di mandrie che s’illudono di conoscere a menadito la moda, ma ignorano le regole del buongusto e dello stile. O, forse, c’è un messaggio dentro al messaggio: sul sito di Balenciaga si legge testualmente «Sneakers Paris High Top Destroyed da Uomo in Bianco» e «Sneakers Paris High Top Destroyed da Uomo in Nero»: se qualcuno fosse ancora convinto che Demna Gvasalia stesse facendo sul serio, be’, sappiate che in questo preciso istante vi sta ridendo in faccia.