«Vogliono toglierci l’acqua!»: i negazionisti della siccità sono tra noi | Rolling Stone Italia
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«Vogliono toglierci l’acqua!»: i negazionisti della siccità sono tra noi

Sui social hanno preso piede anche i "No–Sic", ossia gli italiani che non credono alla siccità e alla crisi idrica che sta spingendo il Paese verso lo stato di emergenza. Postano foto di dighe piene, urlano al complotto e, sì, c'è anche Enrico Montesano

«Ho chiesto a una mia amica di Torino una foto del Po. Mi ha mandato adesso questa foto del Po dal ponte Vittorio», scrive Federica, squarciando un velo di Maya che cela, a tutti i poveri sprovveduti come noi, l’accesso alla realtà delle cose e rivelando una scomoda verità ai suoi mille e più follower distorti dalle balle diffuse dalla disinformazione di regime: nel Po c’è l’acqua, alla faccia di tutto questo ciarlare di siccità e presunte crisi idriche.

Quello che ha postato, infatti, non è un semplice scatto, ma una prova inconfutabile che, come una specie di cataclisma, rischia di far traballare il castello di bugie che l’establishment ha costruito con dovizia per “tenerci buoni”: la siccità è una balla, ci stanno nascondendo qualcosa, scacco matto poteri forti!

Alcuni follower, rinfrancati dall’atto sovversivo appena compiuto dalla loro compagna, si affannano per dare sostanza alla tesi della loro nume tutelare, cogliendo l’occasione per invogliare la platea a svegliarsi, prima che sia troppo tardi. C’è chi spiega che «Molta gente sta facendo foto da fiumi e dighe da tutta Italia e le sta postando, non è vero che c’è tutta questa siccità, la stanno creando ad arte con la solita propaganda TV. Ci vogliono togliere anche l’acqua. Le élite ci odiano a morte» (e se lo dice “molta gente”, beh, non possiamo che fidarci) e chi, come Antonino (che, nella sua bio su Twitter, racconta di essere un professore), aveva il quadro ben chiaro già da qualche anno: «Agenda 2030, stato, emergenza clima e ambiente. Il loro programma continua… Almeno ci tentano. Sta a noi svegliare più persone a non seguirli».

Non sono gli scambi surreali di un qualche teatrino dell’assurdo in stile Harold Pinter, ma i commenti di un nuovo sottobosco negazionista sempre più nutrito, convinto che la siccità – definita dagli addetti ai lavori «la peggior crisi da 70 anni a oggi» – che sta spingendo il Paese sull’orlo della dichiarazione di stato di emergenza sia una balla, una fandonia architettata ad arte dai poteri forti per controllarci e privatizzare l’acqua – il tutto in una congiuntura in cui un quarto del territorio nazionale (28%) è a rischio desertificazione, secondo i più recenti dati Ispra.

Eppure, nonostante le evidenze – la fotografia è più impietosa che mai: parliamo un 40-50% di acqua piovuta in meno quest’anno rispetto alle medie degli ultimi anni, a cui fa riscontro una diminuzione di neve del 70% –, secondo i nostri rivoluzionari da tastiera rientrerebbe tutto nel microcosmo della finzione.

Federica, però, non è la sola a condurre inchieste indipendenti: c’è anche chi si sveglia di buon mattino per documentare ciò che accade a Verona dove, come stanno progettando di fare tanti amministratori alle prese con la crisi idrica, il neo sindaco Damiano Tommasi ha appena imposto il razionamento dell’acqua. Ma nulla, anche in questo caso si tratta di una macchinazione sapientemente ordita da un qualche tipo di sovrastruttura di controllo che agisce nell’ombra: inquadrando la diga del Chievo, l’Assange che non ci meritiamo, infatti, ci tiene a farci sapere che la siccità è stata creata ad arte (cito) «bloccando il flusso d’acqua in uscita» (quello che le dighe fanno dall’alba dei tempi, insomma). Un piccolo reportage rilevatore che ha subito incassato l’endorsement del No-Vax, No-Green Pass, No-Euro, No-Moneta elettronica e, insomma, No-Tutto Enrico Montesano, che ha parlato di una «testimonianza diretta e affidabile».

A contribuire alla formazione degli scomodi dossier sono anche alcuni analisti della domenica, come questa cicloturista che si è affannata per dimostrare che il fiume Chiese, beh, è ancora pieno d’acqua.

Come ogni serbatoio negazionista che si rispetti, anche i no sic hanno bisogno di un qualche tipo di legittimazione per sdoganare le proprie fantasie e traghettarle nel mainstream. Non scopriamo nulla di nuovo, ogni “Noista” idealtipico deve poter contare su un proprio intellettuale di riferimento: per i No Vax era Luc Montagnier, per i negazionisti del riscaldamento globale Michael Shellenberger e così via. E i “No sic”? A chi potrà mai affidarsi uno schieramento che giunge addirittura a negare la più grave crisi idrica dell’ultimo mezzo secolo?

Ebbene, nel loro caso, la scelta è ricaduta su Franco Prodi, fisico e fratello dell’ex presidente del Consiglio Romano – forse vi ricorderete di lui per interviste di questo tenore: Con Greta siamo di fronte a un abbaglio mondiale.

Il Prodi meno noto alle cronache ha fatto parlare di sé a più riprese per le sue opinioni “controcorrente” sul climate change (verrebbe da chiedersi che peso possa avere il suo dissenso, in un contesto in cui il 99% della comunità scientifica concorda sull’origine antropica delle emissioni; e vabbè). Ad esempio, nel 2019 disse che: «Al momento, nessuna ricerca scientifica stabilisce una relazione certa tra le attività dell’uomo e il riscaldamento globale. Perciò, dire che siamo noi i responsabili dei cambiamenti climatici è scientificamente infondato». Capito?

Bene, una volta inquadrato il personaggio, la circostanza che sia diventato l’intellettuale di riferimento del sottobosco “No-Sic” non dovrebbe stupire: il suo dissenso è un fattore importante, perché consente ai revisionisti della secca del Po di appigliarsi all’argomento fantoccio dell’”accademico dissidente”. Una strategia che funziona, più o meno, così: «Non l’ho detto io, ma il climatologo tal dei tali». Ecco, Prodi ha acquisito proprio questo ruolo: il laureato feticcio degli scettici della siccità. Un’investitura rafforzata dal fatto che, negli ultimi giorni, l’accademico ha ovviamente potuto usufruire di ampi spazi concessi da alcuni quotidiani che trattano le evidenze scientifiche come opinioni –  il concetto è sempre lo stesso: poco importa se il 99% della comunità scientifica concorda sul punto, c’è una voce controcorrente che rappresenta uno zero virgola? La prendo per buona, la consacro come mio argomento fantoccio, la travesto da antitesi paritaria: bisogna ascoltare tutte le campane, no?

Che dire: la platea di riferimento c’è, l’intellettuale dissidente pure e, allora, possiamo dirlo: i negazionisti della siccità sono finalmente tra noi.

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