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Un Paese che non ha più bisogno di fascisti è un Paese nei guai

In Grecia Alba Dorata è fuori dal Parlamento, CasaPound si ritira dalle elezioni. Perché se le loro idee sono quelle delle forze di governo e prendono piede anche a sinistra, allora le teste rasate non servono più

Militanti di Alba Dorata durante una manifestazione ad Atene nel febbraio 2018

Foto Milos Bicanski/Getty Images

“Continueremo la nostra lotta per il nazionalismo, torneremo dove siamo cresciuti, nelle strade, nelle piazze”. “La decisione di oggi non segna affatto un passo indietro, da parte del movimento, ma anzi è un momento di rilancio dell’attività culturale, sociale, artistica, sportiva”. La prima dichiarazione è del leader del partito greco neonazista Alba Dorata Nikolaos Michaloliakos: l’ha rilasciata pochi giorni fa, dopo il flop alle recenti elezioni politiche. La seconda è del presidente di CasaPound Gianluca Iannone, che dopo il solito zero virgola della sua testuggine abusiva alle Europee ha annunciato che i suoi non si presenteranno più alle elezioni e torneranno al movimentismo di un tempo.

Alba Dorata, nata nel 1993, era in parlamento dal 2012: negli ultimi complicati anni della Grecia aveva viaggiato tra il 5 e il 9 per cento circa dei consensi, ora non ha superato la soglia di sbarramento del 3%. Non erano crollati dopo i pugni ai colleghi e vari altri atti intimidatori, i richiami alla Germania dei Reich, i raid punitivi nei confronti degli immigrati, gli omicidi e le relative indagini nei confronti dei principali leader. Insomma, che i seguaci del dittatore Ioannis Metaxas fossero del tutto incompatibili con la democrazia non è stato esattamente un fulmine a ciel sereno, eppure per anni i cittadini li hanno votati con discreto entusiasmo.

CasaPound, così come Forza Nuova e tutte le altre sigle e siglette della galassia nera italiana, alle urne invece hanno sempre fatto figuracce. O meglio, non hanno preso molto di più di quello che si meritavano: nulla. Anche loro, soprattutto i ragazzi di Iannone, sono più volte usciti dai confini della politica per entrare nell’ambito crime. Esempi ce ne sarebbero molti, questa mappa fa al caso nostro. Non che la ragione del loro scarso appeal elettorale vada per forza di cose ricercata nella scarsa affidabilità di cui può godere un movimento che ospita tra le sue fila gente che spara, stupra e uccide.

Bene, verrebbe da dire. Ma l’ottimismo è ingiustificato. Iniziamo con la Grecia, dove i voti di estrema destra non si sono affatto volatilizzati. Un 3,7% è andato a una nuova formazione, Soluzione Greca, guidato da Kyriakos Velopoulos, l’ennesimo ex showman televisivo passato alla politica. Gli altri sono confluiti quasi certamente verso i vincitori della tornata elettorale, Nea Demokratia, forza di centrodestra che torna al governo del Paese che ha contributo in maniera molto efficace a portare al massacro economico. 

Il suo leader e nuovo – si fa per dire, la sua è la solita dinastia politica – uomo forte ellenico, Kyriakos Mitsotakis, ha alzato i toni della sua campagna elettorale fino a fare dimenticare le responsabilità dei suoi nel collasso del Paese. E a svuotare di senso il voto ad Alba Dorata, a furia di bordate contro gli immigrati – la Grecia è la nazione che ha accolto più migranti in Europa nel 2019 – e uscite al limite della xenofobia, temi su cui ha puntato tutto durante i mesi precedenti il voto. Che l’asse, dopo gli anni di Syriza, ora penda parecchio a destra è dimostrato anche dagli uomini scelti per comporre il governo, come Adonis Georgiadis e Makis Voridis, entrambi in passato protagonisti di “scivolate” antisemite che non tutti hanno dimenticato

La situazione in Italia è fin troppo nota, dalla politica gialloverde sull’immigrazione ai riferimenti in tema di diritti, fino all’entusiastica opera di sdoganamento del fascismo e dei suoi orrori. Per questo chi usa l’argomento dell’irrilevanza elettorale dei neofascisti per sostenere che non ci sia una marea nera in Italia dice una cazzata gigante, in buona o in cattiva fede. Alle Europee forze di destra tutt’altro che moderate hanno messo assieme il 40%, cui si aggiunge il Movimento 5 Stelle che in alcune sue componenti ha pulsioni tra l’imbarazzante e lo spaventoso.

Ma soprattutto, proprio come in Grecia, quello che mette i brividi è la capacità di queste realtà di imporre i propri temi nell’agenda e nel dibattito politico. Mentre il tessuto sociale e i conti pubblici del Paese vanno a pezzi, loro fanno parlare di una barchetta al largo di Lampedusa per giorni. Un tempo l’avrebbero chiamata egemonia culturale, e stava da tutt’altra parte. L’estrema destra – dall’alt-right americana in là – si è presa prima Internet, poi tutto il resto. Come sia potuto accadere è la domanda a cui si dovrà rispondere negli anni a venire, possibilmente senza prendersela troppo comoda.

Di certo pensare che il vento stia cambiando è un’idiozia. Perché quando più di metà del Paese la pensa esattamente come loro e quando anche buona parte del centrosinistra si appropria di certi termini e certe priorità (un po’ tardivo il mea culpa di un ex presidente del Consiglio), le teste rasate possono tornare con serenità ai loro banchetti e alle loro cinghiemattanze.

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