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Un Mussolini è per sempre

Dopo Alessandra e Rachele, ora arriva persino Caio Giulio Cesare, candidato con Fratelli d'Italia. Perché in questi tempi reazionari il cognome del duce è un capitale politico da sfruttare. A costo di cadere nel ridicolo

Un immagine del "Busto di Benito Mussolini" di Guido Galletti (1934)

Il suo curriculum parla da sé: professionista, militare e patriota... Così Giorgia Meloni ha introdotto il nuovo candidato di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni: Caio Giulio Cesare Mussolini. Una benedizione video della leader lo consegna agli elettori, che troveranno il suo nome sulla scheda alle Europee di fine maggio. A rendere davvero for dummies la presentazione del nuovo volto del partito, oltre agli appellativi scelti da Meloni, la location: il Colosseo quadrato dell’Eur, uno dei massimi esempi di architettura del Ventennio.

Caio Giulio Cesare, 50 anni, ha avuto una vita avventurosa. Nato in Argentina e vissuto a lungo in Venezuela, è stato ufficiale della Marina militare, dove ha maturato la passione per i sommergibili che lo ha portato a lavorare in giro per il mondo nelle imprese del settore. Suo padre Guido fu candidato a sindaco di Roma nel 2001 con Forza Nuova, suo nonno Vittorio era il secondogenito di Benito Mussolini e Rachele Guidi. Il nuovo uomo immagine di FDI è quindi il pronipote del duce.

La sua candidatura non dice molto di nuovo su un partito che fa della nostalgia per la dittatura il suo core business: non a caso, prima dei recenti passi in avanti da un punto di vista elettorale, era radicato soprattutto nel territorio laziale, dove il fascismo (nella sua forma originale) non ha mai smesso di essere un’opzione per una fascia significativa della popolazione. A Roma figura tra i consiglieri della lista “Con Giorgia Meloni Sindaco” anche Rachele Mussolini, figlia del jazzista Romano. Qualche tempo fa Facebook – come ora denuncia pure lo stesso Caio Giulio Cesare – l’aveva bannata (“c’entra qualcosa il mio cognome”, aveva ipotizzato lei), mentre a Fratelli d’Italia paiono decisamente più di bocca buona.

Lo dimostrerebbero anche le convergenze milanesi tra il partito dei La Russa e Rinnovamento di destra, movimento nato “dall’ispirazione di Vetullio Mussolini, una destra moderna fortemente critica con tutte le false idee di progresso e la modernità che ha posto la politica al servizio del capitale finanziario”. Vetullio, di professione avvocato, è figlio di un cugino del duce, e la sua formazione ha di recente organizzato un evento assieme ai vertici di FDI (con tanto di inaugurazione di un’opera d’arte dedicata a Giorgia Meloni).

Ben più nota di lui, e anche della sorella Rachele, è Alessandra Mussolini, europarlamentare. Eletta con Forza Italia – che le ha fornito un seggio “moderato” dopo un lungo peregrinare nella destra più impresentabile –, si dichiara oggi “indipendente”, nella proibitiva impresa, che l’accomuna alla Meloni, di fingere opposizione a un governo di cui condivide tutto. Di recente Mussolini – arrivata relativamente tardi alla cosa pubblica, dopo i tentativi di assecondare l’altra aspirazione storica di famiglia: lo star system –, è stata protagonista di una lunga e surreale polemica con Jim Carrey, che nella sua ultima risposta agli strali della parlamentare ha perfettamente centrato il punto. Carrey si è detto “sconcertato” dall’idea che una figura come quella della Mussolini esista e sia al governo (non è proprio così, ma il concetto rimane valido).

Già, perché vista da fuori la vicenda fa un po’ ridere e al contempo inquieta. Un cognome non è una colpa, va da sé, e tutti quanti hanno il diritto di candidarsi e di esporre in piena libertà le proprie idee. Ma, come dice sempre Carrey, è evidente che Alessandra Mussolini “abbracci ancora le forze del male”. Il che dovrebbe metterla fuori gioco, in un Paese con un po’ di rispetto per la propria Storia e con ambizioni evolutive. Non tramite censure calate dall’alto, pratiche che difficilmente funzionano; quanto per il disgusto di un popolo, che da certe pagine non dovrebbe vedere l’ora di affrancarsi.

Il rapporto dell’Italia con il suo regime è invece stato sempre parecchio “spensierato“. In quale altro Paese – pur in un’epoca storica che mette i brividi – la nipote di un dittatore, famosa proprio per questo motivo, passa le sue serate in tv a dar battaglia per tutelare il buon nome dell’avo? In Germania ci sono per caso signori o signorine Hitler nei talk show, o protagoniste ai reality? (Come, il paragone non ci sta? Certo camerata…)

Oggi il Paese sembra entrato in una nuova fase, in cui la rimozione storica ha lasciato il posto all’esaltazione del fascismo. Il rovesciamento della realtà è completo. Non è avvenuto per caso: i “né di destra, né di sinistra”, le frasi del duce o di Ezra Pound usate come slogan “innocui” da esponenti politici di primissimo piano, i troppi occhi chiusi da parte di chi avrebbe dovuto porsi come argine ci hanno portato qua. E così ora chiamarsi Mussolini è diventato un capitale da sfruttare da parte di epigoni non particolarmente brillanti e partiti in cerca di voti. La nerissima realtà di un Paese talmente allo sbando da rimpiangere le proprie tragedie.

Ps: è stato reso noto quello che sarà il primo “impegno pubblico” da candidato di Caio Giulio Cesare Mussolini. Mercoledì 10 aprile a Padova prenderà parte a un convegno dal titolo “La dottrina del fascismo” (ma, come ha detto lui, “non farò campagna elettorale con fez e camicia nera”), organizzato da FDI, Azione Studentesca e dalla casa editrice Passaggio al bosco. Figura come ospite speciale della serata, mica male come esordio per un novello assoluto della cosa pubblica. 

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