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Un militante di Forza Nuova è finito ai lavori socialmente utili in una sede di Arcigay

Forza Nuova è stata bannata da Facebook, ma forse più che censurare i fascisti è utile fargli ritinteggiare i muri delle loro vittime

Una manifestazione di Forza Nuova nel 2017. Andreas Solaro/AFP via Getty Images

La capacità dei militanti di Forza Nuova di trovare sempre un nuovo social dove continuare la propria crociata dovrebbe essere analizzata dai biologici che non sanno dove ricollocare le specie che rischiano l’estinzione. 

Dopo essere stati bannati da Facebook lo scorso autunno, infatti, i militanti neofascisti si sono spostati su Vkontakte, social network fondato nel 2006 dal programmatore russo Pavel Durov – lo stesso che ha creato Telegram– che in pochi anni è diventato il luogo d’incontro privilegiato per l’estrema destra di tutto il mondo. 

La decisione di Facebook non è mai stata spiegata in un comunicato ufficiale, ma pare che sarebbe avvenuta al termine di una lunga analisi dei comportamenti adottati dai due movimenti politici e dai loro militanti in attività sia online che nella vita reale. Facebook non ha fornito dettagli su post specifici incriminati, o azioni violente valutate. Ha notato solo il carico di violenza e di discriminazione presente nei post delle persone vicine all’estrema destra.

L’espulsione da Facebook non è però stata sufficiente, perché c’è sempre Instagram (che pure è di Facebook). È di queste ore la notizia del ban da IG di un profilo di estrema destra che usava il social per censire gli istituti scolastici di Brescia per scoprire quali fossero quelli con il maggior numero di stranieri – che sarebbero diventati, in un secondo momento, vittime di ipotetici raid.

Il ban però serve a poco per disincentivare i comportamenti discriminatori, e c’è chi ha pensato a un altro tipo di punizione – almeno per ciò che accade fuori dai social, dove la persona intollerante si redime se e solo se fa qualcosa di costruttivo per la propria vittima.

È il caso di un militante di Forza Nuova di Cesena che aveva organizzato un finto funerale, con tanto di bara coperta da un tricolore, per una coppia gay colpevole di essersi unita civilmente. Il contrappasso dantesco che ha dovuto subire in questo caso è stato una condanna ai lavori socialmente utili nella sede di Arcigay, a cui ha dovuto ritinteggiare le stanze. L’idea è stata suggerita dal sindaco di Cesena Enzo Lattuca, secondo cui “tratta di una pena simbolica ma incisiva”. Simbolica certamente. Incisiva, si spera.